martedì 18 ottobre 2011

La dolce vita ( VI )

Due miei appunti che si riferiscono a diverse visioni del film, in momenti diversi:
I.
Per essere sicuro d’essere capito, Fellini lo fa ripetere tre volte, con l’ausilio del registratore: “alto come una guglia gotica...così alto che le nostre voci non si sentono” (e si perde contatto con la terra. citazione molto a memoria, controllare!). E Steiner che risponde che no, che lui invece è molto piccolo, e che se si sapesse che cosa c’è dentro di lui...(ma pochi sono così zucconi come i critici – non tutti i critici, ma certo molti sono di crapa dura e non capiscono nemmeno se glielo ripeti tre volte: non è infatti Steiner ma Dio che è lontano). E la sequenza del bagno nella Fontana di Trevi è un po’ come la scalinata di Odessa: bisogna dimenticarsela perché è stata troppo vista, ma è stata vista solo per pochi istanti mentre invece è da vedere per intero, così come l’ha voluta l’Autore: è Tannhäuser davanti a Venere. E non è una scena allegra...c’è forse qualcosa di allegro in questo film? Però Dio è troppo in alto, alto come guglia gotica, e non risponde, sta in silenzio. Questo film parla del silenzio di Dio, come quello di Bergman che è di pochi anni successivo, lo stesso momento: Luci d’inverno, ma anche Il settimo sigillo. Statue che volano, apparizioni, illusioni....questo è proprio il seguito di Le notti di Cabiria (la processione...).
Nel “Tannhäuser” di Richard Wagner, il giovane poeta medievale tedesco (realmente esistito) viene immaginato sul Monte di Venere, in compagnia della Dea: quindi, nel peccato. Non basterà un pellegrinaggio a Roma per dargli la Grazia e la Redenzione: la storia è molto complicata, qui basterà dire che la musica del coro dei pellegrini è famosissima, c’è anche nell’ouverture dell’opera, è stata saccheggiata da compositori di colonne sonore, da spot pubblicitari, insomma basta ascoltarne un frammento per capire di che musica sto parlando. Ma, musica a parte, sulla Ekberg come Venere e su Mastroianni come Tannhäuser ci si potrebbe scrivere un saggio: c’è redenzione? in Fellini direi di no, Mastroianni è troppo distratto dal rumore del mondo.
Molti ed evidentissimi, in “La dolce vita” sono anche i riferimenti al Faust di Goethe e al Don Giovanni (Mozart, Molière, Tirso de Molina...), dei quali però vedo che non parla mai nessuno, segno che a leggerli e conoscerli siamo ormai rimasti in pochi. (anno 2004)
II.
"La dolce vita" è un film tragico, che inizia con una statua di Cristo portata in volo su Roma da un elicottero; e il suo cuore è la storia dell'intellettuale Steiner, interpretato da Alain Cuny, che si suicida dopo aver commesso una strage. Ma di questo film ci si ricorda quasi soltanto per la sequenza più famosa, quella che ancora oggi viene più trasmessa e citata, quasi il simbolo stesso di tutto Fellini, che è quella del bagno di Anita Ekberg nella Fontana di Trevi. Anita Ekberg, le sue forme opulente, le donne "felliniane"... Come tutti i luoghi comuni, anche questi hanno una loro ragione d'essere; e del resto Fellini iniziò come caricaturista e vignettista, collaborando al giornale "Marc'Aurelio". Ma nella realtà Fellini aveva una moglie minuta e graziosa, Giulietta Masina, con la quale visse tutta la sua vita e che è quasi sempre presente nei suoi film: era lei la sua vera anima, così come Mastroianni era la sua proiezione fisica al maschile. Sì, certo, sappiamo che Fellini si prese molte distrazioni e sappiamo anche con chi; ma forse sarebbe ora di far giù un po' di polvere da quei luoghi comuni e di guardare con un po' più di attenzione alla sua poetica.
Chi si ricorda come finisce "La dolce vita"? Marcello Mastroianni, dopo tanto girovagare senza senso, tra sorriso e tragedia, è seduto su una spiaggia. Accanto a lui, non molto distante, c'è una ragazza dall’aspetto quasi angelico (l'attrice Valeria Ciangottini, giovanissima) che gli dice qualcosa e lo chiama; ma c'è troppo rumore in quel momento, e Mastroianni non capisce. "Non capisco", le fa segno; e ci sono davvero pochi metri tra lui e la ragazza che gli sorride e lo invita; ma lui non si muove, alza le spalle e sorride: "Cosa posso farci? con tutto questo rumore... mi dispiace! " le fa capire, con la sua bella mimica. E il film si chiude sul sorriso della Ciangottini, su quello che forse era un messaggio di salvezza, di purezza, quello stesso messaggio che noi ogni giorno ignoriamo, per pigrizia, per paura, o forse soltanto perché c'è troppo rumore attorno a noi. (anno 2004, per un altro blog)
Aggiungo due battute che mi ero dimenticato di trascrivere e che mi sono state ricordate dall’amico Matteo Aceto: «La prima parte de "La dolce vita" mi piace tantissimo, con la Aimée che esclama "ma che aspettate a chiudere questa baracca, è infrequentabile", e il suo successivo dialogo con Marcello nel quale "si è rimasti così in pochi ad essere scontenti di noi stessi". » «...secondo me sono due battute di Flaiano, specialmente la seconda...avrei dovuto riportarle io, meno male che ci sei tu che mi aiuti»
Bernardo Bertolucci, sul dvd di “Prima della rivoluzione”:
Si tratta di una lunga intervista, che parla degli inizi di Bernardo Bertolucci; si finisce col parlare di Federico Fellini quando Bertolucci ricorda sorridendo la sua Federiz (Fellini più Rizzoli), che avrebbe dovuto produrre il film nel 1963: nell’ambiente dei giovani registi italiani la si immaginava, a causa del parere negativo di Fellini su “Accattone” di Pasolini (che fu prodotto dalla società appena costituita da Fellini e Rizzoli: Fellini sconsigliò a Pasolini di continuare a fare cinema) come una società “fatta apposta per individuare ed eliminare i giovani di talento”. L’intervistatore gli ricorda comunque l’importanza che per lui ebbe Fellini:
L’intervistatore: ...la citazione (che apre “Prima della rivoluzione”) della “dolcezza del vivere” è una frase di Talleyrand ma è anche Fellini: questa parte della città, dall’altra parte della Parma, che Fabrizio “sogna di poter odiare e rinnegare” è un pochino anche figlia di questo film, che segna il passaggio dagli anni ’50 agli anni ’60...
Bernardo Bertolucci: (lunga pausa, con un grande sorriso divertito) Sì, perché “La dolce vita” è il film che mi ha proprio detto “alzati e cammina, diventa un regista”. E’ il film che ho amato di più, in quell’età tardo adolescenziale, verso i 18-19 anni, che mi ha fatto sognare e diventare un regista cinematografico. E’ vedendo “La dolce vita” che ho capito che potevo passare dal sogno all’azione, alla verità, alla realtà. Quello che amai di più in quel film era che un mondo che non esisteva fu inventato da Fellini. Insomma, parliamoci chiaro: via Veneto era una strada squallida dove la cosa più divertente, prima di “La dolce vita”, era il tavolino in cui si ritrovavano Arrigo Benedetti, Eugenio Scalfari, Marco Pannunzio, eccetera eccetera (la redazione di “Il Mondo”, i fondatori di “L’Espresso). Quindi, una strada qualche turista americano, noiosissima: i paparazzi non esistevano, furono inventati dal film, dove c’era un personaggio che si chiamava Paparazzo; la nobiltà romana, l’aristocrazia nera, era affogata nell’oblio, affondata nella polvere del tempo...Il film mette in scena una realtà che esisterà solo dopo il film. Quando si dice “la realtà che imita l’arte”, ecco un caso preciso: “La dolce vita”.
(da qui in avanti si torna alla Federiz, che abbandonò il progetto di Bertolucci, e alla nascita di “Prima della rivoluzione” con un altro produttore.)
- Molti parlavano dei film con odio. Oggi se ne parla con nostalgia. Perché?
«Forse oggi rende nostalgici l'idea che neanche tanto tempo fa si potesse guardare alla vita e definirla dolce. Anche sull'aggettivo ci fu un equivoco. Si volle dare al titolo una connotazione moralistica, come se il film intendesse bollare, smascherare, denunciare non so cosa: spogliarelli, corruzione e altro. Ma io volevo solo constatare che nonostante la confusione, la paura, lo sgomento, la vita poteva essere dolce. Di fronte a una simile testimonianza ingenua, affettuosa, incantata, anche i difensori, del film mi saltarono addosso. Proclamarono: l'artista non sa quello che fa. Mi volevano in trincea».
- Potresti ancora usare questo titolo?
«Dolcezza, abbandono, oggi? E quella sensazione confusa, voluttuosa?».
- Sicché il tuo prossimo film che uscirà in gennaio, «La voce della luna», non assomiglierà affatto a La dolce vita?
«Non saprei proprio. E’ un altro film della mia bottega. Forse più estremo ancora perché non protetto da una linea narrativa predisposta. Per quanto neanche in La dolce vita c'era un vero racconto. Ma stavolta mi sono forse sbilanciato attraverso uno sconsiderato atto di fiducia in quella parte di me stesso che fa da sempre il cinema e vuoi continuare a farlo. Perché una novità c'è: prima di adesso non avevo mai fatto un film a settant'anni».
(Federico Fellini, intervista con Tullio Kezich, corriere della sera 26 novembre 1989)
«La via Veneto ricostruita a Cinecittà da Piero Gherardi era esatta fin nei più minuti particolari, ma aveva una caratteristica: era piana invece che in salita. Lavorandoci dentro mi abituai tanto a quella prospettiva che la mia insofferenza per la via Veneto autentica crebbe ancora e ormai credo che non scomparirà più.»
(Federico Fellini nel 1962, ripubblicato da L’Espresso 14.11.1993)

4 commenti:

Mat ha detto...

Non sapevo che una società legata a Fellini avesse prodotto "Accattone" di Pasolini (peraltro un film che non ho ancora visto); mi piacerebbe approfondire l'argomento sul rapporto tra i due registi. Così come quello di Fellini con Brunello Rondi: vorrei proprio sapere in che modo si sia esplicitata la "consulenza artistica" del Rondi nei vari film felliniani.

ps: grazie per la citazione :)

Mat ha detto...

ps (2): qui Zanzotto dice alcune cosucce interessanti...

http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/10/18/news/zanzotto_fellini-23429248/

A presto, ciao!

Giuliano ha detto...

visto e archiviato, grazie! le interviste di Zanzotto sono sempre state molto belle, c'è in giro anche un dvd con Marco Paolini. Una grave perdita, quella di Zanzotto.

Giuliano ha detto...

su Rondi, Pinelli e gli altri collaboratori di Fellini ho raccolto qualcosa, lo metterò nei prossimi giorni. Domani o dopo, parto dallo Sceicco bianco e faccio un'altra settimana felliniana.
l'intervista a Bertolucci sul dvd di "Prima della rivoluzione" è molto divertente, Bertolucci era in vena e ha raccontato molti aneddoti al limite del "non so se ci credo"...Il brano sulla Dolce Vita l'ho riportato qui anche perché è qualcosa di difficile da trovare.