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sabato 24 luglio 2010

Don Chisciotte di Pabst ( I )

Don Quixote (1933) Regia di Georg Wilhelm Pabst. Dal romanzo di Cervantes. Sceneggiatura di Alexandre Arnoux , Paul Morand, Georg W. Pabst. Fotografia di Nicolas Farkas e Paul Portier. Montaggio di Hans Oser. Musiche di Jacques Ibert (con un’aria di Dargominsky). Con Fiodor Scialiapin, Georges Dodane (Dorville), Renée Valliers, Mady Berry, Mireille Balin, René Donnio, Jean de Limur . Durata: 73 minuti

Un film dove i libri vengono bruciati, perché ritenuti pericolosi. Se questo fosse un quiz, la risposta più probabile e immediata sarebbe "Fahrenheit 451", di Truffaut, tratto dal romanzo di Ray Bradbury. Invece sto parlando di Georg Wilhelm Pabst, e del suo Don Chisciotte, un film "antico" dei primi anni del sonoro, con uno straordinario Fiodor Scialiapin per protagonista, e con le musiche per lui scritte da Jacques Ibert.
Due sono le scene da antologia: la sequenza dei mulini a vento, con Scialiapin-Don Chisciotte che rimane appeso alla pala così come capiterà (ma in un altro modo) a Gregory Peck, vent'anni dopo, nel "Moby Dick" di Melville firmato da John Huston; e la sequenza finale, con il mesto ritorno a casa e la morte di Don Chisciotte.
Di questo finale, è impressionante l'interpretazione di Scialiapin, di una verità inquietante e ben lontana dai soliti cliché di recitazione; ma poi Pabst fa finire il film in questo modo: dal rogo dei libri rinasce il Don Chisciotte. Ed è una sequenza commovente, girata con un trucco da poco: la pellicola viene proiettata al contrario, e dalla cenere rinasce lentamente il libro prezioso. A ordinare il rogo dei libri è stato il Duca, su suggerimento degli "amici" di Don Chisciotte: i libri sono stati la causa della sua follia e dei danni che ne sono derivati; e dunque siano puniti i libri, e non il povero gentiluomo ormai pazzo. Ma i libri sono la vita stessa di Don Chisciotte: alla vista del rogo, il Cavaliere dalla Triste Figura si sente mancare, e poco dopo muore. Solo Sancio, alla fine, riesce a capire la grandezza del suo padrone, lui che di libri non ne ha mai letto nemmeno uno...

Le immagini sono ancora oggi bellissime e nitide, soprattutto quelle in esterni, che rimandano in modo inaspettato a “Que viva Mexico” di Eisenstein e Tissé, un film che verrà girato dieci anni dopo. Va detto anche che se l’ultimo quarto d’ora è un capolavoro assoluto, tutto il resto è un po’ invecchiato; avendo in casa il dvd, e dando per conosciuto il romanzo di Cervantes, si può anche cominciare dal finale, dalla scena dei mulini a vento.
Pabst e i suoi sceneggiatori ovviamente tagliano molto, perché il romanzo è molto lungo e il film ne può contenere solo una piccola parte; e rimontano il Don Chisciotte facendo in modo che la grande scena dei mulini a vento, che nel romanzo è all’inizio, venga a trovarsi alla fine del film, e porti alla conclusione con il rogo dei libri e la morte del cavaliere. Direi che si tratta di un lavoro ben fatto, soprattutto grazie alla grande bravura tecnica e narrativa e all’interpretazione magistrale di Scialiapin. Degli altri interpreti, molto belle le scene all’aperto con i contadini e pastori, e gli animali; Sancio è reso molto bene dall’attore francese George Dodane (in arte Dorville), gli altri attori sono invece molto datati e anche i loro costumi sembrano piuttosto goffi e poco adatti alle loro persone. Insomma, sembra una recita con costumi improvvisati: ed è un peccato, perché di fianco a un attore grandissimo come Scialiapin avremmo voluto qualcosa di meglio, e si poteva fare.

Rivedendo il film, e ripensando al capolavoro di Cervantes, viene da pensare che forse i veri Don Chisciotte, e cioè i pazzi, siamo noi che ancora ci ostiniamo a leggere, ad informarci, ad andare dietro ai nostri sogni; o, almeno, così ci ritiene il mondo, la gente che ci circonda... Molto più facile andare dietro all'onda della superficialità, della cialtroneria dilagante, delle finte assicurazioni che tutto va bene. Anch'io, ad essere sinceri, questa sera sono scappato dalla realtà e mi sono rifugiato in un vecchio film: avevo dei pensieri tristi e un po' mi sono passati, e quindi ringrazio tutta questa gente che non è più tra di noi da un pezzo: ringrazio Pabst, ringrazio il grande cantante russo, ringrazio Jacques Ibert, e soprattutto ringrazio l'antico Cervantes.
(continua)




venerdì 23 luglio 2010

Don Chisciotte di Pabst ( II )

Don Quixote (1933) Regia di Georg Wilhelm Pabst. Dal romanzo di Cervantes. Sceneggiatura di Alexandre Arnoux , Paul Morand, Georg W. Pabst. Fotografia di Nicolas Farkas e Paul Portier. Montaggio di Hans Oser. Musiche di Jacques Ibert (con un’aria di Dargominsky). Con Fiodor Scialiapin, Georges Dodane (Dorville), Renée Valliers, Mady Berry, Mireille Balin, René Donnio, Jean de Limur . Durata: 73 minutiIn Cervantes c'è molta musica. Don Chisciotte stesso suona e canta in più di un'occasione: ecco come ce lo descrive Cervantes stesso.
CAPITOLI XLIV-XLVI
Della strana avventura che nel castello accadde a don Chisciotte
(...) Arrivate le undici di sera, don Chisciotte trovò una vihuela nella sua stanza. La provò, aprì la grata e sentì che camminava gente nel giardino. Dopo avere percorso con le dita i tasti della vihuela e averla accordata come meglio seppe, sputò e tossì, quindi, con una voce un po' roca ma intonata. cantò la seguente romanza che egli stesso aveva composta quel giorno:
Romance: Soglion le forze d'amore - Antonio de Ribera / Cervantes
Soglion le forze d'amore fare impazzire le anime (....)
(eccetera.)
La vihuela è un antico strumento ad arco, uno degli antenati del violino e del violoncello; va ricordato che Cervantes visse fra il 1500 e il 1600 (morì nel 1616, come Shakespeare). Così la definisce la Garzantina: «la vihuela è un antico strumento cordofono spagnolo, distinto nei due tipi “de arco” e “de mano”. Con la definizione “vihuela de arco” nei secoli XIII-XV si indicava la “viella” medievale (fibula) mentre nel secolo XVI diventò sinonimo di “viola da gamba”. La “vihuela de mano” invece, nata probabilmente alla fine del ‘400, a corde pizzicate e su fondo piatto (fino a sei corde, di cui cinque doppie) ebbe larga diffusione presso la società elegante spagnola, dove raggiunse una notorietà pari a quella che ebbe il liuto in altri paesi europei (...)»

Nella colonna sonora del film si ascoltano però soltanto strumenti moderni, dato che la musica fu composta per l’occasione da Jacques Ibert (francese, 1890-1962). Ibert è un ottimo compositore, e sono molto belle le sue canzoni (in tedesco sarebbero “lieder”) composte per il film e cantate da Scialiapin. I testi sono del poeta francese Alexandre Arnoux (1884-1973) che penso che siano ancora sotto copyright; perciò ne riporto solo uno, quello finale della morte di Don Chisciotte: chi ha visto il film e ha ascoltato Scialiapin capirà perché.
Chanson de la mort de Don Quichotte
Musica di Jacques Ibert, testo di Alexandre Arnoux (1884-1973)
Ne pleure pas Sancho, ne pleure pas, mon bon...
Ton maître n'est pas mort,
il n'est pas loin de toi :
Il vit dans une île heureuse
Où tout est pur et sans mensonges,
Dans l'île enfin trouvée
où tu viendras un jour...
Dans l'île désirée,
o mon ami Sancho!
Les livres sont brûlés
et font un tas de cendres;
Si tous les livres m'ont tué
il suffit d'un pour que je vive.
Fantôme dans la vie,
et réel dans la mort :
tel est l'étrange sort
du pauvre Don Quichotte.


Per le musiche di questo film fu in origine contattato Maurice Ravel, che scrisse tre canzoni ancora oggi nel repertorio dei maggiori cantanti; poi fu scelto Ibert ma non so bene come siano andate le cose, e d'altra parte oggi sarebbe poco più di una curiosità. Le tre canzoni di Ravel sono state registrate molte volte, probabilmente l’interpretazione di riferimento è quella del baritono francese Gérard Souzay. A me piacciono moltissimo, anche per i testi, e a dire il vero ci sono molto affezionato perché si tratta di uno dei miei primissimi ascolti, quelli che mi fecero decidere ad esplorare il pianeta della vocalità operistica. Le canzoni di Ibert, quelle che ascoltiamo nel film cantate da Scialiapin, sono sempre molto belle; ma va detto che Ibert era un “soltanto” un ottimo compositore, mentre la musica di Ravel appartiene alle sfere celesti.
Nel film si ascolta anche un’aria di Aleksandr Dargominskij (1813-1869), probabilmente scelta da Scialiapin stesso: si intitola “Sierra Nevada”.

Dato che è Cervantes stesso a far interpretare molta musica a Don Chisciotte, non stupisce quindi, al di là della statura dell'interprete (un Don Chisciotte così perfetto che rende difficile immaginarsene un altro) che per il film di Pabst sia stato scelto un grande e famoso cantante, il russo Fiodor Scialiapin, nato a Kazan nel 1873 e morto a Parigi nel 1938, cinque anni dopo l’uscita di questo film. Di Scialiapin, grande basso operistico, si diceva che in quel periodo (cent'anni fa) lui, Titta Ruffo ed Enrico Caruso fossero i padroni di New York: nel senso che i loro ingaggi erano così elevati che avrebbero ben potuto comperarsene una parte cospicua. I suoi dischi, così come quelli di Caruso, diedero grande impulso alla nascente industria fonografica; ascoltati oggi, rivelano una voce splendida e seducente ma anche un interprete molto approssimativo; lo stesso discorso vale per Enrico Caruso. La cosa non deve sorprendere: quando l’opera era una cosa viva capitava spesso che i cantanti d’opera si prendessero molte libertà, alle volte approvate dagli stessi compositori, alle volte no. L'aria di Filippo II (Giuseppe Verdi, dall’opera “Don Carlos”) che ascoltiamo nelle registrazioni di Scialiapin si può definire per metà di Verdi e per metà opera del cantante stesso, e si tratta probabilmente di incisioni fatte in maniera poco professionale, ma quelli erano i tempi e questi documenti sono comunque preziosi.

Le foto di scena di Scialiapin sono tutte impressionanti, e i resoconti delle sue apparizioni sul palcoscenico lo sono ancora di più. Del resto, guardando questo suo “Don Chisciotte” non si fatica a credere a questi racconti: basterà notare che il vero Scialiapin, nella sua vita quotidiana, non assomigliava affatto al Cavaliere Errante di Cervantes; nel film invece l’identificazione è totale, indimenticabile e perfetta. Il vero Scialiapin (ne porto qui qualche immagine) era un uomo alto e robusto, un bel tipo di russo così come siamo abituato ad immaginarci i russi; e nel film ogni tanto si intravvede questa sua robustezza fisica, ma l’interpretazione e il trucco sono talmente perfetti che si ha l’impressione di avere davanti il vero Don Chisciotte, e non un attore che lo recita.

PS 1: la trascrizione dei nomi russi, scritti nell’alfabeto cirillico, è sempre una cosa che mi mette in seria difficoltà. Ho scelto la vecchia trascrizione italiana, Scialiapin (con l’accento sulla seconda a, Scialiàpin), per mia comodità personale; ma chi volesse cercare informazioni può scegliere tra Féodor Chaliapine (alla francese: così compare nei titoli di testa del film), Shalyapin, Schaljapin, e quant’altro ancora. Avrei potuto usare la trascrizione ufficiale, scientifica, ma richiede caratteri appositi che non tutti i computer riescono a leggere.
PS 2: le musiche originali citate nel libro di Cervantes sono state pubblicate pochi anni fa, per festeggiare i 400 anni del libro, in una bella edizione, due cd con un libro accluso. Ne riporto i dati per chi volesse cercarla: Hesperion XXI direttore Jordi Savall, cd AliaVox AVSA 9843.