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martedì 15 ottobre 2019

A serious man ( I )


A serious man (2009) Scritto e diretto da Joel ed Ethan Coen. Fotografia di Roger Deakins Musiche per il film di Carter Burwell; canzoni dei Jefferson Airplane, canti religiosi yiddisch, Brahms Interpreti: Nel prologo: Allen Lewis Rickman (marito), Yelena Shmulenson (moglie), Fyvush Finkel (dybbuk). Nel film: Michael Stuhlberg (Larry Gopnik), Richard Kind (Arthur), Fred Melamed (Sy Ableman), Sari Lennick (moglie di Larry), Aaron Wolff (figlio di Larry), Jessica McManus (figlia di Larry), Alan Mandell (Rabbi Marshak), George Wyner (Rabbi Nachtner), Simon Helberg (Rabbi Scott), Adam Arkin (avvocato divorzista), Amy Landecker (Mrs. Samsky), Peter Breitmayer (Mr. Brandt), Brent Braunschweig (figlio di Brandt), David Kang (Clive), Steve Park (padre di Clive), Benjamin Portnoe, Jack Swiler, Andrew S. Lentz (ragazzi scuolabus), Jon Kaminski Jr. (Mike Fagle), Ari Hoptman (Arlen Finkle), Michael Tezla (dentista), Katherine Borowitz (amica al picnic), Ronald Schultz (insegnante scuola ebraica), Raye Birk (Dr. Shapiro), Jane Hammill (segretaria di Larry), Claudia Wilkens (segretaria di Marshak), James Cada (poliziotto), Michael Lerner (Solomon Schlutz), Charles Brin (preside), Michael Engel (Torah Blesser), Tyson Bidner (Magbiah), Phyllis Harris (donna del tè alla scuola ebraica), Piper Sigel-Bruse (D'vorah), Hannah Nemer (amica di Sarah), Rita Vassallo (Law Firm Secretary), Warren Keith (voce di Dick Dutton), Neil Newman (Cantor), Tim Russell e Jim Lichtscheidl (detectives), Wayne A. Evenson (Russell Krauss), e molti altri. Durata: 106 minuti

1.
Un professore di fisica quarantenne, a un passo dall'assunzione in ruolo, si ritrova a fronteggiare una gran quantità di imprevisti: la moglie chiede il divorzio, il vicino di casa aggressivo gli ruba un pezzo di terreno, un allievo cerca di corromperlo e il padre di questo allievo minaccia di denunciarlo per diffamazione, i figli creano problemi inaspettati e non sembrano nemmeno tanto intelligenti. "A serious man" si potrebbe tradurre con "Una persona seria", ma in Italia è stato mantenuto il titolo originale; è davvero un film curioso, e siamo a un passo dal capolavoro. Un capolavoro sono certamente i dieci minuti iniziali, con la scena del dybbuk. Sembra che ci si chieda: quale è il senso dell'esistenza, cosa vuole da noi il Creatore? (Hashèm è il termine usato: gli Ebrei non nominano mai Dio direttamente). E, in ultima analisi, che cos'è la realtà?

Si comincia in tempi lontani con un dybbuk, cioè un morto che ritorna in tutto simile a come era prima, ma un demone si è infilato nel corpo e lo fa sembrare vivo. "Io sono un uomo razionale e in queste cose non ci credo", dice il marito, ma la moglie non solo insiste ma racconta una gran quantità di dettagli sulla morte dell'uomo che è venuto a cena da loro (il dybbuk non mangia, come il Convitato di Pietra). E' un prologo; del quale però i Coen non ci diranno il seguito. Il senso probabilmente è questo: la realtà è ingannevole, con chi e con cosa abbiamo realmente a che fare nella nostra vita? La domanda verrà posta ancora a metà film da Sy Ableman, l'amante di sua moglie, al protagonista: ed è un sogno, un incubo, un altro morto che ritorna.

Siamo nel 1967 a Minneapolis, e la ricerca del senso di questa nostra vita passa, oltre che per il dybbuk, dalle equazioni di Schrödinger (il protagonista è un professore di fisica), dal Bar Mitzvah del figlio (la festa che segna l'entrata fra gli adulti, quasi come la nostra Cresima ma più solenne), da un fratello maggiore sbandato che però avrebbe grandi capacità, dal Libro di Giobbe (i tormenti in famiglia e sul lavoro, il vicino di casa, il tentativo di corruzione, la moglie che chiede il divorzio, i figli scemi...), e da tre rabbini da consultare con inclusa la storia del dentista che trova scritto un messaggio in ebraico sui denti del non ebreo. Tutto appare insensato, tutto sembra senza senso come la nostra vita: il racconto di un povero idiota, come direbbe Macbeth.


Il finale è questo: dopo 1h35' , quando le cose cominciano ad aggiustarsi, il protagonista viene avvertito dal suo medico curante che qualcosa da dire c'è, sui suoi esami appena completati; poi arriva un tornado che spazzerà via tutto. Ma i Coen ancora una volta non ci mostrano cosa succede dopo, vediamo solo arrivare il tornado enorme e nerissimo sulla scuola del figlio e il viso preoccupato del protagonista dopo la telefonata del medico. La risposta alle nostre domande non c'è, almeno in apparenza; forse la realtà è che siamo piccoli e insignificanti, che non siamo affatto al centro della Creazione; e di certo se vivessimo in una delle tante (troppe) zone di guerra, o in una zona desertificata senza acqua né cibo a sufficienza, probabilmente non ci porremmo queste domande, non ne avremmo né il tempo né la voglia.

 
Un dettaglio che fa pensare che i Coen ci stiano prendendo in giro (ma secondo me è il momento in cui sono serissimi) è quando il figlio del protagonista dopo il Bar Mitzvah (dopo aver fumato uno spinello, quindi non molto lucido) viene ricevuto dal rabbino anziano (molto anziano, e stranamente somigliante al dybbuk dell'inizio), come d'uso in quella cerimonia. Il rabbino gli rende la radio con auricolare che il professore gli aveva sequestrato durante le lezioni, ma prima gli cita la "formazione" dei Jefferson Airplane: Grace Slick, Marty Balin, Paul Kantner, Jorma Kaukonen... La risposta dell'anziano rabbino al giovane appena entrato nel mondo degli adulti è infatti questa: «When the truth is found to be lies, and the joy within you dies...», (quando si scopre che la realtà è menzogna, e la gioia dentro di te muore) cioè l'inizio di una canzone molto famosa, "Somebody to love" dei Jefferson Airplane, un testo tutt'altro che banale ma è l'ultima cosa che ci si aspetterebbe da un rabbino così vecchio.

Ci sono altre canzoni dei Jefferson Airplane nel film, come "Today" e "Comin' back to me", ma "Somebody to love" fa da motivo conduttore insieme a una melodia cantata in yiddisch che mi ha sorpreso, perché era qualcosa che conoscevo già. Dopo un momento di disorientamento, ho trovato il ricordo preciso: è sicuramente "Sonntag" di Johannes Brahms, con minime variazioni. Poi vado a controllare su www.imdb.com (sia maledetto chi taglia sempre i titoli di coda durante la trasmissione televisiva) e trovo che viene invece indicato come autore Mark Warshawsky. Faccio una breve ricerca on line, e su wikipedia in inglese scopro che Mark Warshawsky era un musicista ebreo, russo di nascita, 1848-1907, autore di numerose canzoni. "Sonntag" di Brahms viene pubblicata nel 1868, quando Warshawsky aveva meno di vent'anni; il testo è molto semplice e racconta di un giovane che è felice perché è domenica e ha potuto vedere a Messa la ragazza di cui è innamorato. Non so cosa dica il testo in yiddisch di Warshawsky, e so che Brahms ascoltava e prendeva nota dei motivi popolari; ma di solito Brahms indicava la provenienza di melodie non sue (come per le famose "Danze ungheresi"). Lascio comunque la questione a chi avesse voglia e possibilità di spiegarla, e intanto metto qui "Sonntag" per chi avesse voglia di fare confronti.
 

Non conosco nessuno degli attori, il protagonista Larry è Michael Stuhlberg, suo fratello Arthur è Richard Kind, la moglie è Sari Lennick. Sy Ableman è Fred Melamed, il figlio di Larry è Aaron Wolf. "A serious man" viene definito Sy Ableman, amante della moglie del protagonista; lo dice il rabbino nell'omelia al funerale. Una persona seria, diremmo in italiano.
E' un film da ripensare, ma credo proprio che il Libro di Giobbe e Macbeth di Shakespeare spieghino bene il suo significato. Può essere che i Coen ci stiano prendendo in giro (lo fanno) o forse giocano, di certo dopo aver visto questo film ti rimangono dentro tante domande, come accadde a Zadig nel racconto di Voltaire, che dopo aver visto una persona compiere ogni sorta di nefandezze scopre che è un angelo del Paradiso. L'angelo spiega a Zadig la ragione di ogni sua azione, per esempio che il bambino ucciso sarebbe diventato un terribile criminale, e tanto altro ancora. Ogni volta, dopo ogni risposta dell'angelo, Zadig insiste e dice: « Ma... ». E alla fine rimane lì, il povero Zadig, con le sue domande e con l'ennesimo "ma" in sospeso; ma l'angelo è già volato via.
Forse, però, la cosa migliore da fare per capire o cercare di capire "A serious man" è mettere in fila quello che succede, una sinossi insomma. (lo farò nel post qui sotto)
 

PS: Da wikipedia.it apprendo che un critico Usa dopo aver visto il film si pose questa domanda: lo Yoda di Spielberg è un rabbino? (sul Los Angeles Times, se non ho capito male). Anche questa è una bella domanda, ma solo per gli appassionati di "Guerre stellari". Gli altri possono anche fare a meno di porsela, perché Yoda è un personaggio immaginario e non esiste nella realtà, come il dybbuk (o forse no?).

1-continua

A serious man ( II )


A serious man (2009) Scritto e diretto da Joel ed Ethan Coen. Fotografia di Roger Deakins Musiche per il film di Carter Burwell; canzoni dei Jefferson Airplane, canti religiosi yiddisch, Brahms Interpreti: Nel prologo: Allen Lewis Rickman (marito), Yelena Shmulenson (moglie), Fyvush Finkel (dybbuk). Nel film: Michael Stuhlberg (Larry Gopnik), Richard Kind (Arthur), Fred Melamed (Sy Ableman), Sari Lennick (moglie di Larry), Aaron Wolff (figlio di Larry), Jessica McManus (figlia di Larry), Alan Mandell (Rabbi Marshak), George Wyner (Rabbi Nachtner), Simon Helberg (Rabbi Scott), Adam Arkin (avvocato divorzista), Amy Landecker (Mrs. Samsky), Peter Breitmayer (Mr. Brandt), Brent Braunschweig (figlio di Brandt), David Kang (Clive), Steve Park (padre di Clive), Benjamin Portnoe, Jack Swiler, Andrew S. Lentz (ragazzi scuolabus), Jon Kaminski Jr. (Mike Fagle), Ari Hoptman (Arlen Finkle), Michael Tezla (dentista), Katherine Borowitz (amica al picnic), Ronald Schultz (insegnante scuola ebraica), Raye Birk (Dr. Shapiro), Jane Hammill (segretaria di Larry), Claudia Wilkens (segretaria di Marshak), James Cada (poliziotto), Michael Lerner (Solomon Schlutz), Charles Brin (preside), Michael Engel (Torah Blesser), Tyson Bidner (Magbiah), Phyllis Harris (donna del tè alla scuola ebraica), Piper Sigel-Bruse (D'vorah), Hannah Nemer (amica di Sarah), Rita Vassallo (Law Firm Secretary), Warren Keith (voce di Dick Dutton), Neil Newman (Cantor), Tim Russell e Jim Lichtscheidl (detectives), Wayne A. Evenson (Russell Krauss), e molti altri. Durata: 106 minuti
 
2.
Il film si apre con una citazione: "Ricevi con semplicità tutto ciò che ti accade" (Rashi)
Rashi è rabbi Shlomo Yitzhaqi, francese di Troyes (1040-1105) importante commentatore del Talmud e famoso per la semplicità e la precisione dei suoi commenti; in italiano viene chiamato Salomone Jarco o Salomone Isaccide (la voce completa è su wikipedia.it).
 

Si inizia con la storia del dybbuk, in un tempo imprecisato e in un posto qualsiasi in uno shtetl tra Lublino e Lvov; Velvel è il marito che torna a casa in una sera in cui nevica, Dora è la moglie. Velvel racconta di aver incontrato Traitle Groshkover, studioso Zohar e Mishnà: lo ha aiutato a sistemare una ruota del carro e lo ha invitato a cena perché sa che Dora lo conosce bene. C'è però un problema: Traitle Groshkover è morto tre anni fa. "E' un dybbuk", dice Dora; cioè un demone che si è infilato nel corpo del defunto. E' tardi per discutere: bussano alla porta e l'uomo entra, molto gentile ed educato. "Io non credo in queste cose, io sono un uomo razionale", dice Velvel, ma poi il presunto dybbuk a tavola rifiuta la minestra con cortesia; i dybbuk non mangiano, ecco una prova. Velvel si scusa con l'ospite, ma la moglie entra nei dettagli della morte di Traitle Groshkover, poi infila il coltello rompighiaccio nel cuore del dybbuk; dopo un po' esce sangue, ma il ferito ride, si alza e se ne va via nella neve. "Benedetto il Signore e liberiamoci dal male" conclude la donna chiudendo la porta. Ci si aspetterebbe di vedere cosa succede, ma qui iniziano i titoli di testa.
 

Sui titoli di testa si ascolta "Somebody to love" dei Jefferson Airplane. Siamo nel Minnesota, anno 1967: a scuola, un ragazzino ascolta musica dalla radio, con un auricolare: sono sempre i Jefferson Airplane con la voce di Grace Slick. Di seguito, vediamo un dettaglio anche sull'orecchio di Larry, suo padre, che sta facendo una visita medica molto accurata.
Il professore sequestra la radio e porta Danny dal preside (un rabbino, siamo in una scuola ebraica); è un problema anche perché la custodia della radio contiene venti dollari che il ragazzo deve dare a un compagno di scuola piuttosto manesco. La radio scompare in un cassetto, insieme ai venti dollari.

Al minuto 13 vediamo il protagonista, Larry Gopnik, dare una lezione di fisica con il gatto del paradosso di Schrödinger; poi nel suo ufficio riceve Clive, uno studente coreano, che si lamenta per un brutto voto in matematica. Clive se ne va, ma "dimentica" una busta piena di soldi e quando Larry se ne accorge lo studente è già lontano.
Al minuto 16 a casa di Larry, zio Arthur occupa il bagno e Sarah (la figlia maggiore di Larry) non può lavarsi i capelli; l'altro figlio Danny è sullo scuolabus. Larry arriva a casa e trova il vicino che taglia anche il suo prato (perché mai?), poi c'è la cena, la correzione dei compiti e infine la moglie gli chiede il divorzio perché ha una relazione con l'amico Sy Ableman. Un divorzio rituale, un "ghet" (diventerà una piccola gag per tutto il film, nessuno sa cos'è un ghet). A notte fonda, Arthur rovista nel frigo, mentre Larry si è addormentato sul tavolo dei compiti da correggere.
 

Al minuto 21, in ufficio, ancora Clive: ormai è chiaro, la busta serve per far correggere il voto, ma Clive nega di averla lasciata. A casa di Larry, il figlo Danny ascolta un disco del cantor Yossele Rosenblatt, sta studiando la Torah per il Bar Mitzvah; irrompe la sorella che protesta per i venti dollari presi dalla sua borsa. Appena tornato a casa, Larry viene assalito dalla famiglia: c'è da sistemare l'antenna tv, il divorzio... poi ascoltiamo Sonntag (prima volta) per Arthur che scrive ed elabora il suo oscuro Mentaculus. Poi arriva Sy, suadente, paterno, affettuoso, anche un po' subdolo: è più vecchio di Larry e gli sta portando via la moglie.
 

Al minuto 26 Danny è a scuola e fuma uno spinello; poi con l'amico cercano la radio con i 20 dollari nel cassetto del preside, ma la radio non c'è. Vediamo poi Larry con Sy e sua moglie al bar; lo mandano al motel, per lui non c'è posto a casa. A casa, Danny ascolta sempre il cantor sul disco mentre in tv passa un cervello da un film di fantascienza e mentre la sorella irrompe chiedendo conto dei 20 dollari; la scena è interrotta dall'arrivo del padre di Clive ("papà, c'è un cinese") che minaccia il professore di denunciarlo per diffamazione. Larry prova a far osservare che se Clive non ha lasciato nessuna busta, come dice suo padre, non è possibile denunciarlo per essere stato corrotto o per diffamazione; il padre di Clive gli risponde: "la prego, accetti il mistero".
 
 
Al minuto 40 Larry parla con una conoscente a un picnic sul lago, discutono di Arthur e del mentaculus, poi del divorzio da Sarah. La donna ha alle gambe dei sostegni, probabilmente è poliomielitica; a lei Larry spiega cosa è il Mentaculus, "una mappa delle probabilità dell'Universo" a cui suo fratello lavora da anni. La donna invita Larry ad avere pazienza, "non è sempre facile decifrare ciò che Dio sta cercando di dirti" e rimanda alla tradizione ebraica, alla mishnà. Infine, lo invita ad andare dal rabbino Nachtner. Larry va da Nachtner ma Nachtner non c'è; lo riceve il rabbino Scott, "il rabbino giovane", che lo invita a "vedere Hashem nel mondo, se io non lo vedo è come se non ci fosse" si alza per mostrare il mondo ma fuori dalla finestra c'è solo un parcheggio decisamente squallido. "Bisogna cambiare prospettiva, Hashem è nel mondo e non solo nel tempio", insiste il giovane rabbino, ma poi Larry gli spiega che sua moglie lo lascia per Sy. (ah.) "Devi vedere queste cose come espressione della volontà di Dio, non è che ti debba piacere..." "Il capo è sempre il capo", conclude Larry e il giovane rabbino approva.
("Hashem" è la parola che gli Ebrei usano per non nominare il nome di Dio)


Al minuto 45, la famiglia è a pranzo ma papà Larry non c'è, si è già trasferito al motel insieme al fratello Arthur. Poi vediamo Larry dall'avvocato (è un amico) per il divorzio e per la questione con il vicino. Arriva una telefonata: è Danny che vuole che papà sistemi l'antenna del televisore.
Al minuto 48, riascoltiamo Sonntag al motel dove Larry è andato ad abitare con suo fratello; segue la sequenza dei due incidenti stradali in contemporanea. Poi la telefonata con un certo Dick Dutton: il figlio ha ordinato per posta dei dischi e adesso bisogna pagarli (Abraxas e Cosmo's Factory, citati nella conversazione, usciranno solo un paio d'anni dopo). Ancora una volta Danny interrompe la telefonata: Larry deve correre subito a casa, è morto Sy Ableman.
 
 
Al minuto 53 vediamo il secondo rabbino, è Nachtner in persona, alle prese col filtro del tè.
Larry: non lo so... credo che la risposta sincera sia non lo so. Che cos'era la mia vita prima? non quello che pensavo che fosse... che significa tutto questo, cos'è che Hashem sta cercando di dirmi facendomi pagare il funerale di Sy Ableman?  Le ho detto che ho avuto un incidente d'auto lo stesso momento in cui lo ha avuto lui? Lo stesso istante, per quello che ne so. Hashem sta cercando di dirmi che Sy Ableman è me? O che siamo tutti un uno, per caso?
Il rabbino gli racconta la storia del dentista Sussbaum e del messaggio in ebraico sui denti del non ebreo: "aiutami, salvami". ( sullo sfondo, Jimi Hendrix). Sussbaum cerca aiuto nella Kabbalah, con la numerologia; gli esce il numero di telefono di un negozio di alimentari. Alla fine va dal rabbino Nachtner, cioè lo stesso che sta parlando con Larry.
- Che cosa significa, rabbino? E' un segno di Hashem? "mi aiuti"... io Sussman dovrei fare qualcosa per aiutare il goy, ma cosa? i denti non lo dicono. O forse dovrò aiutare le persone in generale a condurre vite più rette? La risposta è nella Kabbalah, nella Torah? Ed esiste una domanda? Mi dica, rabbino, un tale segno cosa significa?
Questa storia può sembrare una bizzarria, ma se guardate su internet troverete facilmente gente che espone frutta e verdura che tagliate mostrano immagini sacre, del tipo (a seconda della religione, credo) il volto di Padre Pio o i versetti del corano su una melanzana tagliata. Anche le coincidenze sono molto frequenti nella nostra vita, e spesso inspiegabili.
 

Nachtner conclude: i denti? non sappiamo. Un segno di Hashem? non sappiamo. Aiutare gli altri? Non fa danno...
Larry protesta: perché raccontarmi questo? chi ha messo quel messaggio? pare che lei non sappia niente, allora perché me lo ha raccontato? E insiste ancora: che è successo a Sussman?
Niente, risponde Nachtner, tornò alla sua vita e al suo lavoro. Queste domande che ti turbano, Larry, forse sono come il mal di denti: le senti per un po' e poi svaniscono.
- Ma io non voglio che spariscano, voglio una risposta!
- Certo, tutti vogliamo una risposta. Hashem non ci deve la risposta, Larry. Hashem non ci deve proprio niente, l'obbligo è al contrario.
- Perché lui ci fa avvertire le domande se poi non intende darci le risposte?
- (ride) Non me l'ha detto...
Una pausa, poi Larry torna a fare domande:
- Che cosa è successo al non ebreo?
- Al non ebreo? E chi se ne frega.
 

Al minuto 60 c'è il funerale di Sy, il rabbino (sempre Nachtner) fa un lungo discorso sull'aldilà, con venature comiche Poi siamo a casa di Larry, c'è il servizio funebre (shivà) per Sy che però viene interrotto da due poliziotti che cercano Arthur, per gioco d'azzardo. Arthur ha vinto tanti soldi, ma il gioco d'azzardo è illegale. Il suo metodo, il Mentaculus, però funziona... I soldi li ha dati a Danny, che sgattaiola via: è ancora in corso la shivà, ma Danny vuole vedere il telefilm di Forte Coraggio in tv.
A 1h04 Larry è dall'avvocato, e a un certo punto piange.
- Hai parlato con il rabbino? (Larry annuisce) Ah. Ti ha raccontato la storia del dentista...
L'amico avvocato lo consiglia di andare dal rabbino Marshak, ma Marshak non si occupa più di opere pastorali, riceve solo i ragazzi dopo il Bar Mitzvah.
 

A 1h06 Larry è a scuola e sta spiegando il principio di indeterminazione di Heisenberg, "dimostra matematicamente che non possiamo mai sapere che cosa accade".
Finisce la lezione, gli studenti se ne vanno ma rimane Sy.
- Io so quello che accade, Larry. Come lo spieghi?
- Beh, potrebbe essere nell'aldilà... (Holam habbà)
- Scusa, scusa, non ci siamo. In QUESTO mondo, Larry. Ora, ti concedo che è sottile e astuto, ma, alla fine della fiera, è convincente?
- Beh, sì, è convincente, è una prova, è matematica.
- No, guarda, la matematica è l'arte del possibile.
- L'arte del possibile? No, guarda, quello è... non me lo ricordo, qualcos'altro.
- Sono un uomo serio, Larry. (una persona seria)
Lo manda da Marshak, ma poi lo aggredisce violentemente: è un sogno. Un incubo.

 
A 1h08 Larry va dalla vicina sexy, che ha visto dall'alto mentre prendeva il sole nuda cercando di sistemare l'antenna tv per suo figlio. La scusa è che "bisogna aiutare gli altri", casomai avesse bisogno... Con lei si fa uno spinello con lei sulle note di "Today" dei Jefferson Airplane; Larry pensa che forse ha ragione il rabbino Scott, "tutti i miei problemi sono solo una mia percezione..."
(qui si può trovare un'analogia con "Il grande Lebowski"). I due vengono interrotti dalle sirene della polizia: hanno arrestato Arthur, è in manette per adescamento e sodomia. Larry torna dall'avvocato, adesso serve anche un penalista per Arthur. Mentre parla con l'avvocato arriva anche l'avvocato esperto di confini per la questione con l'altro vicino, ma prima che inizi a parlare ha un infarto e muore. (qualcosa di simile accade in "Mr Hula Hoop")
A 1h15 Larry è in ufficio e riappare la busta di Clive, con i soldi; un collega lo informa sulla riunione di mercoledì per la promozione in ruolo. Poi un altro sogno, Larry fa sesso con la vicina di casa su "Somebody to love", ma poi muore e viene seppellito da Sy . La breve sequenza della chiusura della bara rimanda a "Wampyr" di Dreyer, ma anche alle tavole di Winsor Mc Cay, come questa:

 
Larry va dal rabbino Marshak. "Ho cercato di essere un uomo serio" dice Larry alla segretaria, "mi occorre aiuto" (la frase del dentista?). La segretaria si fa convincere e va da Marshak, che c'è, ma si nega: "sta pensando".
A 1h20, nel motel, Arthur piange, è disperato. Esce di corsa, si siede vicino alla piscina, Larry va a consolarlo
- tu hai avuto tutto, io niente, è tutto una merda...
- non è giusto incolpare Hashem - risponde Larry a suo fratello.
Segue il sogno del lago verso il Canada, che si conclude con il vicino che spara agli ebrei. Larry si sveglia di soprassalto, un altro incubo.
 

A 1h23 il Bar Mitvah per Danny, che inizia dallo spinello negli spogliatoi. Poi siamo in sinagoga, col cantor, Danny è strafatto ma riesce comunque a concludere la cerimonia. Larry e la moglie si riconciliano, ma lui scopre che era Sy a spedire le lettere anonime all'università.
A 1h28, terminata la cerimonia, Danny va dal rabbino Marshak. E' una stanza piena di oggetti misteriosi, un dipinto con Abramo e Isacco (l'insieme ricorda una sequenza analoga di Ingmar Bergman, in "Fanny e Alexander"). Il rabbino anziano, a sorpresa recita i primi versi di "Somebody to love", poi la formazione dei Jefferson Airplane; infine rende a Danny la radio con i 20 dollari, dicendogli "fai il bravo". Il testo recitato è «When the truth is found to be lies, and the joy within you dies...», (quando si scopre che la realtà è menzogna, e la gioia dentro di te muore, non hai bisogno di qualcuno da amare?)
 

A 1h31 Larry è in ufficio ha in mano la busta di Clive; tra la posta trova la parcella dell'avvocato, sono tremila dollari. Il collega gli fa capire che ha ottenuto la promozione. Di seguito: Danny a scuola ancora con la radio e l'auricolare, come all'inizio; ma stavolta arriva il tornado. Larry corregge il voto di Clive, poi riceve una telefonata del medico. A scuola, la bandiera Usa rischia di volare via. Il tornado, nerissimo ed enorme, è l'ultima immagine. Sui titoli di coda riparte "Somebody to love", poi Sonntag di Brahms nella versione di Warschawsky.
Anche i Coen dunque non ci dicono cosa succede dopo, come il rabbino Nachtner.
 

 
La colonna sonora, da www.imdb.com :
- Jefferson Airplane : Somebody to Love, Comin' Back to Me, 3/5 of a Mile in 10 Seconds , Today
- Jimi Hendrix: Machine gun
- Paul Applebaum: Good Times Performed by Art of Lovin'
- "Dem Milners Trern" di Mark Warshavsky, cantata da Sidor Belarsky, che è quasi identica a "Sonntag" di Johannes Brahms.
- canto per il Bar Mitzvah di Yossele Rosenblatt (1882-1933, ucraino di nascita)
- F-Troop Theme, from F Troop (1965, in Italia i telefilm di "Forte Coraggio") di William Lava & Irving Taylor

 
 
 
(Winsor Mc Cay, 1902, dal mensile "Linus" anni '60)
 
 
(le immagini del film vengono dal sito www.imdb.com )

martedì 23 agosto 2011

I fratelli Coen ( I )

E’ la prima volta che metto in fila tutte le mie riflessioni sui fratelli Coen. I loro film mi sono sempre piaciuti molto, ma non sono mai riuscito a trovare un filo conduttore, l’impressione è stato spesso che un filo conduttore non ci sia, a parte il riferimento costante alla mitologia e al Macbeth, ai grandi classici (un riferimento ben mascherato...). In ogni caso, il fatto che mi siano piaciuti o meno non è di nessun interesse, perché si tratta di film che sorprendono, che non ti lasciano mai nella stessa posizione in cui eri all’inizio: ed è questo che si chiede al cinema, ai libri, alla musica. Un film, un libro, una musica, un ragionamento che mi lascino allo stesso punto in cui mi trovavo all’inizio, o che confermino placidamente quello che già pensavo prima di vederli, non riesco a considerarli interessanti. Magari mi piacciono e mi ci diverto, e li ricordo sempre volentieri; ma non è detto che valga anche la pena di tornarci sopra, e spesso dopo qualche anno, rivedendoli, si rimane delusi. Questo non mi capita con i film dei fratelli Coen, che anzi rivisti a distanza di anni mi colpiscono ancora e mi sembrano sempre come nuovi. Comincio dunque a riportare qui quello che ho trovato nei miei appunti, e poi vedrò che cosa succede.
Qualche dato biografico: i due sono di Minneapolis, Joel è nato nel 1954, Ethan nel 1957. Hanno sempre fatto i film insieme, con le stesse mansioni, anche se a volte si sono firmati uno come sceneggiatore e l'altro come regista. Joel è sposato con l'attrice Frances McDormand, Ethan è sposato con Tricia Cooke, una delle loro collaboratrici.
I film dei Coen che ho visto:
Blood simple (1984 J.Getz, F.McDormand, D.Hedaya, ME Walsh) ***
Arizona junior (1987 N.Cage, H.Hunter, J.Goodman, W.Forsythe) ****
Barton Fink (1991 J.Turturro, J.Goodman, Judy Davis, M.Lehmer) ***
Crocevia della morte (1994 G.Byrne, A.Finney, Marcia Gay Harden, J.Turturro) ***
Mr. Hula-hoop (1994 Tim Robbins, Paul Newman, JJ Leigh) ***
Fargo (1996 WH Macy, F.McDormand, S.Buscemi, P.Stormare) ***
Il grande Lebowski (1999 J.Bridges, J.Goodman, J.Turturro) ***
L’uomo che non c’era (2001 BB Thornton, S.Johansson, F.McDormand) ****
Fratello, dove sei? (2007 G.Clooney, J.Turturro) ****
Burn after reading (2008 G.Clooney, J.Malkovich, F.McDormand) ****
Non è un paese per vecchi (2008 TL Jones, Josh Brolin, J.Bardem, W.Harrelson) ***
Barton Fink
Ha un finale splendido, anche se subito lascia perplessi (Fink cammina sulla spiaggia con in mano il pacco con la testa della ragazza, e incontra una bellissima ragazza che guarda il mare che c’è nel quadretto della sua camera d’albergo, e ne entra quasi a far parte, un po’ come in “L’invenzione di Morel” di Adolfo Bioy Casares). Splendido è anche John Goodman, è solo il suo secondo film che vedo ed è già uno dei miei attori preferiti (anche per immedesimazione fisica...), e surclassa John Turturro che è il protagonista. Il quale Turturro è bravissimo, s’intende; ma senza la presenza fisica di uno come Goodman il film avrebbe perso in credibilità. Per il resto, un gran bel film: e se in tv dovesse trasmetterlo la finivest, c’è già un quasi-ritratto di berlusconi in questo film. Vendere l’anima al diavolo, o quasi: e, infatti, Meadows-Goodman alla fine appare tra le fiamme, e fa una strage. L’eterno mito di Faust, un film “da primi della classe” (vedi Segnocinema nov.91) Andrò a vedere anche i prossimi film dei Coen. (qualcosa di simile a questa storia c’è in The Adjuster di Egoyan, che è del 1991: stesso anno, ma io lo vedrò parecchio tempo dopo) (novembre 1991)
Crocevia della morte
E’ un bell’esempio di manierismo, nel senso alto del termine, e di tutto il Novecento: non c’è niente di veramente nuovo, ma la “confezione” è eccellente, con sequenze memorabili. Il soggetto è la solita storia di gangsters (i Coen rifanno ai film di gangsters lo stesso trattamento che Sergio Leone fece al western), con morti ammazzati, sangue a volontà, casinò e debiti di gioco. Le sequenze memorabili: l’inizio, col cappello che vola via nel bosco (sui titoli di testa); il protagonista che va nel bosco per ammazzare Turturro e il secondo viaggio per cercarne il cadavere; ma, su tutte, prendo quella sulla canzone irlandese Danny boy (cantata da Frank Patterson) dove Albert Finney col mitra (qui sì, Sergio Leone!) sgomina i killers che lo dovevano uccidere e fugge dalla casa incendiata. Però il film non è bello come altri dei Coen, Barton Fink era molto più coinvolgente. Belle le musiche “irlandesi” di Carter Burwell (il mestiere c’è, l’ispirazione latita). Ottimo Finney, bene Byrne, molto bella e “nuova” la Harden, belle facce da cinema per Polito and company, su tutti il gangster omosessuale di J.E. Freeman. Un po’ sacrificato Turturro. (maggio 1996)
Mr. Hula Hoop
E’ all’esatto opposto di Kiarostami: qui tutto è “finto”, ricostruito, tutto è iperbole e trucco (magnifici trucchi!); si tratta di una favola morale scritta e diretta da magnifici manieristi. Ha invece parecchi punti di contatto con Lars von Trier (Europa): nei difetti, soprattutto. I “buchi” nella storia sono tanti e vistosi: il film è molto bello perché quello che è riuscito è riuscito veramente bene (il finale con l’orologio fermato, e la dentiera che salva a dieci centimetri da terra, è da antologia così come i “voli” dal 44mo piano) (“45 se si considera il mezzanino”). Ottimi gli attori, su tutti metterei quello che faceva Moses, il meccanico dell’orologio (Bill Cobbs). Nella musica c’è Gayaneh, che somiglia a Stormy weather e che rimane nelle orecchie per un bel po’ (viene dal balletto  “Spartacus” di Aram Khachaturian: un altro pezzo di questo balletto era in “Odissea nello spazio di Kubrick). Il titolo originale del film è “The Hudsucker proxy”, che si capisce guardando il film, ma che sarebbe del tutto incomprensibile e poco memorizzabile per noi italiani.
(ottobre 1996)
...quando il timido Barnes (Tim Robbins) perde il senso della misura, facendosi trascinare nell’estasi dell’inaspettato successo, il film abbandona definitivamente il terreno realistico, permettendo agli autori di scatenare una serie di imprevedibili reazioni a catena (...)
(da L’Espresso 8 febbraio 2001, presentazione a Mr.Hula Hoop dei Coen - in allegato?)
(continua)

I fratelli Coen ( II )

Il grande Lebowski
E’ molto bello, per certi versi toccante. E’ un film di personaggi, volutamente scombinato, quasi una strip di fumetti. Ma, del resto, quando mai i Coen sono stati lineari? Sequenze spettacolari, mai una banalità, attori e personaggi splendidi. Mi trovo assolutamente d’accordo col discorso finale del cowboy che beve salsapariglia (una presenza angelica?): è bello sapere che esiste un Drugo Lebowski, comunque vada a finire la storia. (e la partita a bowling, col grande Turturro... (marzo 2002)
...l’ironia, o meglio l’irrisione, la derisione, è la chiave di lettura del ridicolo o delle demenze sociali. Il protagonista non ha un’occupazione, come tanti adesso nella fine del lavoro; non ha amori né ideologie né passioni; non pretende di dare alla propria vita altro senso se non quello di viverla con meno problemi e più gioco possibile. “Il grande Lebowski”, insomma, è l’esatto contrario della narrativa ottocentesca (con le sue storie compiute, eroi compatti, sfondi sociali, sentimenti forti, buone cause) che ancora nutre la maggior parte dei film e soprattutto dei film americani d’azione (...) : è un’immagine di quella realtà nostra di cui la cultura stenta a prendere atto, dalla quale la cultura viene lasciata indietro. Per di più, è molto divertente nel tracciare il ritratto di un personaggio e di una città, Los Angeles: «Dopo averla vista, puoi morire senza pensare che Dio t’abbia fregato.» (...)  L’Espresso 14.5.1998, Lietta Tornabuoni per l’ultimo film dei Coen, “Il grande Lebowski” (LA e poi muori...?) (mah!)
L’uomo che non c’era
E’ il solito grande, bellissimo esercizio di stile dei Coen. Si può discutere sulla tinta un po’ funerea, ma i fratelli Coen sono di un talento spettacolare, e i loro film quasi sempre perfetti. Questo qui, in particolare, lo è: anche se il soggetto non mi interessava molto, l’ho guardato fino in fondo senza problemi e mi è piaciuto. Ottimi gli attori, Billy Bob Thornton e tutti quanti, l’avvocato Freddy Riedenschneider che è Tony Shalhoun (una parte che sarebbe stata perfetta per Romolo Valli), e poi Scarlett Johansson che fa la bambina pianista, e suona Beethoven. (gennaio 2004)
ALBERT CAMUS E I FRATELLI COEN
di Enrico Regazzoni, La Repubblica 22 febbraio 2002
L' ultimo film dei fratelli Coen, L' uomo che non c' era, continua a stregare migliaia di spettatori. E' semplicemente bellissimo: la trama è secca, la fotografia superba, la recitazione dei due principali interpreti (Billy Bob Thornton e Frances McDormand) impeccabile, la regia a dir poco magistrale. Ma bastano questi aggettivi, per quanto eccezionali nella loro compresenza, a spiegare l' incantamento che ci assale durante la proiezione, e quel lieve stato ipnotico, al limite dell' ebetudine, che ci costringe al silenzio mentre ci disperdiamo per le strade, dopo lo spettacolo? No, non bastano. E allora? La storia, si ricorderà, è ambientata verso la fine degli anni Quaranta in una cittadina del nord della California. E' qui che il taciturno Ed lavora da barbiere nel negozio del cognato. Ha una moglie, Ed, che fa l' impiegata contabile in un grande magazzino, e che ha una tresca con il suo principale. Per caso, da una conversazione con un tale cui sta tagliando i capelli, Ed intravede la possibilità di un business, per il quale occorre però un capitale iniziale. Non avendo denaro, decide di procurarselo ricattando l' amante della moglie. Da qui, il precipizio: nel corso di una colluttazione, Ed ucciderà il corpulento amico della sua signora; del delitto verrà accusata la moglie; Ed proverà ad autodenunciarsi, per salvarla, ma non verrà creduto; lei si impiccherà in cella; infine, a Ed toccherà la sedia elettrica per un altro omicidio, che non ha commesso. Questi i passi, ben staccati l' uno dall' altro come i gradini di una scala che scende. Ma la progressione della catastrofe, in sé, non sbalordisce più che tanto. E anzi sembra studiata ad arte per scontornare l' imperturbabilità del protagonista. Quella sì, fa paura e incanta.
Lascia sgomenti il modo in cui Ed muove verso la fine, l' assoluta ambivalenza delle sue scelte, la gratuità dell' intenzione, e insomma quella sensazione perfino fisica di inappartenenza alla sua stessa vita: è tutto questo a risultare semplicemente magnetico, e a conferire alla narrazione la cifra enigmatica della tragedia, dove il protagonista vive in un costante scollamento dal senso profondo delle sue azioni. Nel Novecento, questa deriva di un' esistenza liberata dal dolore perché liberata dalla speranza aveva avuto uno dei suoi più inquietanti esponenti in Meursault, protagonista de Lo straniero di Albert Camus. Quel breve romanzo, che fece da specchio dimagrante alle generazioni postbelliche e che ancor oggi rappresenta il valico anagrafico che separa l' onnipotenza dell' adolescenza dall' impotenza della giovinezza è certamente fra le letture più solide dei fratelli Coen. Forse i due registi l' hanno già rivelato, in una qualche conferenza stampa. O forse qualche critico l' avrà già sottolineato. Ma non sarà comunque banale scrivere, qui e ora, che l' algerino Meursault ha un fratello americano, di una sessantina d' anni più giovane, che gli assomiglia in modo impressionante: questo fratello si chiama Ed e fa il barbiere, il barbiere che non c' era. Un rapido checkup psicologico dei due soggetti conferma il loro stretto rapporto di parentela. Meursault, sulla spiaggia, spara ripetutamente all' arabo perché costui lo ha abbagliato indirizzando verso i suoi occhi i raggi del sole riflessi dal coltello. E' un omicidio che nasce dal fastidio di un istante, un gesto senza psicologia: lui spara per difendersi da quei raggi che gli fanno male, spara al sole e spezza due vite, quella dell' arabo e la propria. Per quel delitto verrà poi processato e condannato, secondo un rapporto causaeffetto che gli apparirà tanto logico quanto estraneo. Analogamente, il barbiere Ed ferisce a morte l' amante della moglie: e anche il suo è solo il tentativo di fermare la stretta delle mani che lo stanno soffocando, un colpo portato con l' automatismo di chi allontana un pericolo da sé. Poi torna a casa, e riprende il monologo ai piedi della moglie addormentata esattamente dal punto in cui l' aveva interrotto la telefonata con cui l' amante lo convocava per aggredirlo.
Sia Meursault che Ed spiano con attenzione la loro stessa vicenda, e vorrebbero in certo senso collaborare al buon andamento delle cose, anche quando queste rotolano implacabilmente verso la catastrofe. Sono interessati, più che coinvolti, dal funzionamento dei meccanismi sociali che li stanno annientando. Trovano giusto pagare per l' errore commesso, ma di questo errore non mostrano alcuna percezione morale. E in tale distanza dall' obiettività dei loro comportamenti, e dunque dalle conseguenze, si fonda il fascino che esercitano su di noi: giacché sembrano agire per arbitrio assolutamente libero, quasi avessero superato per sempre i drammi della coscienza con quel balzo verso lo spossessamento di sé che solo al saggio è concesso. Ma, a ben guardare, è solo un' apparenza. Il ghigno fantastico che è stampato sul volto di Ed, dalla prima immagine all' ultima, è sì la smorfia di chi sa tutto ma anche quella di chi ignora tutto. E' la cerniera espressiva che salda l' alba e il tramonto della consapevolezza, la più appagata saggezza e la più naturale idiozia (in ciò l' attore Billy Bob Thornton è vertiginoso; meno fortunato, o meno abile dei due registi americani fu il nostro Luchino Visconti, che avendo affidato il suo Straniero cinematografico all' arte di Marcello Mastroianni dovette accontentarsi di uno sguardo di arresa malinconia). Del resto, l' ambivalenza è la cifra che segna la riflessione di questi due impassibili eroi. Ogni cosa può valere il suo contrario, tutti gli errori sembrano pesare allo stesso modo (cioè poco), nulla si può davvero perdere poiché nulla si può davvero avere. «A che serve conoscersi meglio?», si interroga Ed, ripensando alla storia del suo matrimonio. «Cosa importa che Maria offra oggi la sua bocca a un nuovo Meursault?», si domanda Meursault dalla cella in cui aspetta di essere condotto al patibolo. L' inventario delle analogie potrebbe continuare, ben più a lungo di quello delle differenze. Citeremo ancora solo la morte e il ritmo. Sia Meursault che Ed affrontano la propria esecuzione come la necessaria conclusione degli eventi che li hanno visti protagonisti. Si osservano morire con lo stesso disincanto con il quale, da uomini liberi, assistevano al passeggio delle persone per strada. E' la prova suprema della loro inappartenenza: una fine violenta che può anche spaventarli, ma soprattutto li incuriosisce e non riesce a riguardarli del tutto. Quanto al ritmo, entrambe le storie si muovono con cadenze lente e sincopate, quasi un singulto narrativo costante che tiene a bada il pathos e cerca di porre il protagonista e il lettore (l' attore e lo spettatore) a un' analoga distanza dalla vicenda. A tal fine, Camus adottò il tempo del passato prossimo, mantenendolo per tutto il romanzo. Non meno efficace è la soluzione stilistica dei Coen, che consegnano questo compito alla fotografia in bianco e nero e spezzano il thriller in un puzzle di brevi episodi che sembrano altrettanti frammenti compiuti. Che dire, insomma? Forse che i due registi americani hanno fatto un film che è un pregevole plagio? Tutt' altro: recuperando un esemplare archetipo letterario, i fratelli Coen hanno rimesso in moto autorevoli fantasmi della nostra immaginazione. Che importa che il loro barbiere debba la sua esistenza all' indolente algerino di Camus? Questo debito Ed lo paga, nel corso del film, con una serie di generose citazioni. Poi vive la sua avventura, tutta originale. O meglio: non la vive, perché non c' è. Ma dalle radici della sua assenza non cessa di additare quella zona d' ombra nella quale il senso delle nostre azioni sembra finalmente irrilevante. E dalla quale, in futuro, forse verranno a turbarci nuovi Meursault. - ENRICO REGAZZONI
(continua)

I fratelli Coen ( III )

Fargo
E’ bello e un po’ strano: i titoli di testa dicono che è basato su una storia vera. C’è un rapimento, due loschi killer e rapitori che sarebbero due buffi (stile Mamma ho perso l’aereo) se non fosse per le atrocità che commettono; il suocero-padre-vendicatore, vero duro vendicatore, che in altri film avrebbe fatto strage e che qui muore in un minuto, da stupido (vedi Un tranquillo weekend di paura, Burt Reynolds); c’è, soprattutto, Frances McDormand, poliziotta incinta al sesto mese, che risolve tutto con calma e buon senso, il buon senso che ne farà una brava mamma e un’ottima donna di casa. C’è, ancora, un paesaggio freddo e coperto di neve che apparenta stranamente questo film a “Il dolce domani” di Egoyan. (gennaio 1999)
Il pazzo biondo, Peter Stormare, è svedese e ha recitato l’Amleto in teatro con Bergman. Visto in originale, su dvd, l’accento del posto e le interiezioni sono impagabili, peccato non poterle capire a fondo e apprezzarne ogni sfumatura come facciamo con Totò, con Tino Scotti, con Sordi, con Troisi, con i siciliani, i sardi, i toscani, i veneti, i piemontesi e con tutti i dialetti e gli accenti di casa nostra. (giugno 2011)
Un racconto di Ethan Coen
...mi sentii toccare il braccio da qualcosa di umido e morbido. Era solo l’infermiera, che mi disinfettava il braccio con un batuffolo di cotone. (...) L’infermiera sembrava spaventata. Perché? Non le avrei mai fatto del male, non avrei permesso a nessuno di farle del male. Aveva un viso morbido, lunghi riccioli biondi. Quando venne a sedersi per tenermi fermo il braccio le guardai sotto il vestito. Aveva cosce sode e accoglienti, dove un uomo avrebbe potuto costruire una vita. La guardai e scoppiai a piangere. Piansi in silenzio. Volevano rispedirmi nel sogno. Io, invece, volevo restare lì con lei. (...)
Ethan Coen, da “I cancelli dell’Eden”, ed. Einaudi, da L’espresso 18.2.1999
Mi ha ricordato Platonov:
- Accidenti a te, mi hai svegliato ! - esclamò Gopner con irritazione - adesso mi annoierò di nuovo !
- Il fiume corre, il vento soffia, i pesci nuotano, e tu stai qui ad arrugginire. - attaccò Luj con voce calma e modulata - Va' in qualche posto, il vento ti metterà dentro un'anima e imparerai qualcosa.
(Andrej Platonov, Cevengur, pag.253, ma anche altrove )
Il resto del racconto ha i difetti dei film dei Coen: troppa macelleria. I pregi, qualcosa c’è. (marzo 1999)
Non è un paese per vecchi
E’ un incrocio fra Mezzogiorno di fuoco e i cartoons Warner, Wyle Coyote e Bugs Bunny, con armi fantasiose costruite all’istante, candelotti di dinamite (e anche peggio) sempre a portata di mano e che saltano fuori inaspettati, manca solo di vedere il marchio ACME. Per High Noon, ci metto anche la visita al vecchio sceriffo. E’ evidente, al di là dell’aspetto ludico (ai Coen piace giocare con il cinema) che Javier Bardem è la personificazione della Morte, ma anche del Caso, del Destino: il suo giocare a testa o croce è molto esplicito, in questo senso. Un thriller metafisico, preso da un romanzo di Cormac Mac Carthy, che non so se leggerò mai (ho in mano Kafka in questi giorni, ed è molto meglio) (Il castello, ispirato da Ferreri). Rimane comunque un capolavoro, i Coen sono grandissimi e con loro gli attori sono sempre al meglio, sembrano quasi non recitare. Non conoscevo Josh Brolin, molto bravo.
Mi è piaciuto molto, ed è tipico dei Coen, il narrare per elisione, quasi come se fossero gli eredi di Bresson: nelle prime scene vediamo tutti i dettagli degli omicidi efferati; poi, da metà film in avanti, quando ci si aspetterebbe un crescendo di orrori ed effettacci, basta. Da Woody Harrelson (compreso) in avanti, non si vede più un morto ammazzato: e ce ne sono tanti, protagonisti compresi. Il finale è dedicato al vecchio sceriffo in pensione; la moglie di Josh Brolin dice che non vuole giocare a testa o croce (“perchè sei tu che decidi, non è la sorte”) e poi si vede solo Bardem uscire dalla casa, non una goccia di sangue, nient’altro. Chissà quanta gente si è incazzata, con questo finale: ma i Coen ci stanno dicendo altro, vorrebbero – come fanno i migliori, Bergman e Bresson in testa – che noi provassimo a pensare.
Bardem non muore: non può morire, è la Morte in persona. Si rimette insieme il braccio rotto e va via, la morte è eterna, il destino non ha una fine. La morte va in vacanza, alle volte: ma non in questo film. (la valigia è la stessa di Fargo?)
(settembre 2010)
- Javier Bardem nel film ha uno straordinario caschetto: dove avete preso questa pettinatura?
Ethan: Quando Bardem si è visto allo specchio, voleva lasciare il set; ma la storia è ambientata negli anni ’80 e lo scenografo ha fatto delle ricerche, ci ha fatto vedere le foto di un bordello del Texas in cui c’era un tizio vestito e pettinato in quel modo. Abbiamo pensato che, come psicopatico, fosse perfetto.
Joel: E magari ora questo tizio sta per andare a vedere il nostro film: speriamo che non venga a cercarci...Siamo convinti che anche l’acconciatura parli della vita interiore di un personaggio; ed è più facile, dal punto di vista cinematografico, mostrare una pettinatura che non l’inconscio. (...)
Ethan: ...il cinema come operazione culturale è un pensiero estraneo al nostro modo di concepire questo lavoro. Realisticamente, i nostri film non sono finanziati da grandi società, e quindi per noi il ragionamento da fare è: quale genere di prodotto possiamo ottenere in base al tipo di film che vogliamo fare (...)
intervista ai fratelli Coen, dal Venerdì di Repubblica 30 giugno 2007
(continua)