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sabato 6 giugno 2020

Sogno di una notte d'estate


Sogno di una notte d'estate (Sen noci svatojánské, 1959). Regia di Jiri Trnka. Tratto da William Shakespeare. Sceneggiatura di Jirí Brdecka, Josef Kainar, Jirí Trnka. Fotografia di Jirí Vojta. Musiche di Václav Trojan. Film d'animazione. Durata 1h12'

Jiří Trnka (1912-1969), praghese, è un altro dei grandi del cinema d'animazione; ha esplorato diverse tecniche ma è rimasto famoso soprattutto per i suoi lavori "a passo uno", realizzati fotogramma per fotogramma. Pare che "Sogno di una notte d'estate" sia il primo lungometraggio realizzato con pupazzi animati a passo uno; è un po' invecchiato ma ancora bello da vedere, fedele a Shakespeare ma con alcune invenzioni personali ben riuscite, e ha belle musiche scritte da Vaclav Trojan.
 
 
La migliore fra le "invenzioni" di regia è quella di Puck che trova il fiore magico tra gli dei dell'antica Grecia, o della classicità più in generale, facendo scoccare a Cupido una freccia che riesce a schivare e che va a colpire una colonna; dalla freccia nasce il fiore magico. La fantasia di Trnka e dei suoi collaboratori si esercita, come è ovvio, soprattutto sui personaggi fantastici dell'opera di Shakespeare: elenco qui sotto quelle che più mi sono piaciute. 1) Quando Oberon si accorge che Puck ha sbagliato confondendo le coppie di amanti, anche a Puck spuntano le orecchie d'asino, come a Bottom; 2) nel duello tra Demetrio e il rivale, Puck "smonta" tutto ciò che può ferire o uccidere e lo trasforma in fiori, piumini, etc 3) Puck compie molte metamorfosi anche su se stesso, oppure ne è vittima quando Oberon lo punisce 4) gli elfi sono esseri minuscoli, così come le fate; si può pensare al "piccolo popolo" degli irlandesi, ma sembrano piuttosto piccoli animali che nascono dall'erba o dall'acqua dello stagno 5) Bottom con la testa d'asino sembra quasi un coniglietto, non fa paura anche se da copione dovrebbe 6) Oberon ha un copricapo con corna di cervo, come Falstaff nel finale dell'opera di Verdi, cioè Le allegre comari di Windsor. 7) è da segnalare lo spettacolo finale degli attori, che chiude il "Sogno" così come in Shakespeare; ci sono molte libertà su Piramo e Tisbe ma non con il leone, la luna, l'uomo nella luna, il muro, che rivelano un'attenta lettura del testo originale. Lo spettacolo di Piramo e Tisbe occupa tutto il quarto d'ora finale, il che in un film di settanta minuti non è poco.

Il "Sogno di una notte d'estate" di Trnka non è propriamente un film per bambini, come si potrebbe pensare, anche se è molto grazioso; non credo che i bambini possano davvero seguire una storia così complessa. E', insomma, un film per tutti nel migliore dei sensi che si possono dare a questa frase. Non è parlato, c'è la musica e c'è una voce narrante fuori campo. Nell'originale la voce è di Rudolf Pellar, esiste una versione in inglese dove il narratore è Richard Burton (la mia fonte è www.imdb.com) e dove sono elencate le voci per tutti i personaggi, quindi è probabile che siano state aggiunte le voci in fase di doppiaggio, ma io preferisco l'originale - non conosco la lingua ceca, ma il "Sogno di una notte di mezza estate" è molto famoso (vorrei dire: lo conoscono tutti, ma so che non è così) ed è quindi facile seguire tutto anche se non si conosce la lingua.
 
 


 
 

lunedì 18 maggio 2020

Faust di Marlowe


 
Il Fausto di Marlowe (1977) Regia di Leandro Castellani. Tratto dal testo teatrale di Christopher Marlowe. Traduzione di Rodolfo Wilcock. Musiche di Guido e Maurizio De Angelis. Interpreti: Tino Buazzelli, Antonio Salines, Gastone Pescucci, Nino Fuscagni, Sergio Fiorentini, e molti altri che purtroppo non sono riuscito a recuperare. Durata: due ore circa.

Faust: E com'è che ora sei fuori dell'inferno?
Mefistofele: Ma questo è l'inferno, non ne sono fuori.
(minuto 16)
Non avevo mai letto il Faust di Marlowe, ed è stata una mia grave dimenticanza: a farmelo incontrare è stato Tino Buazzelli, grandissimo interprete con Antonio Salines per un film Rai del 1977, con regia di Leandro Castellani.
Christopher Marlowe (1564-1593) visse nel periodo elisabettiano, coetaneo di William Shakespeare (1564-1616); è rimasta famosa la sua morte, a 29 anni, ucciso in circostanze rimaste ancora oggi ignote. Su Marlowe si è molto romanzato, soprattutto per la sua influenza su Shakespeare (si veda il film famoso "Shakespeare in love"), ma io suggerirei di saltare tutto e di andare direttamente ai suoi testi, soprattutto questo Faust che abbiamo la fortuna di poter vedere e ascoltare in un'ottima edizione italiana. Il titolo originale è "The tragical history of Doctor Faustus", fu pubblicato nel 1604 ma risale a prima del 1590; è considerato il primo testo teatrale dedicato al mito di Faust anche se sicuramente la storia circolava già da tempo, forse da sempre: il mito ancestrale del patto con il diavolo. In Marlowe non c'è redenzione: Faust rimane dannato. Non c'è una Margherita a salvarlo, come poi sarà nel "Faust" di Goethe, ma c'è già l'incontro con Elena di Troia; non ci sono streghe per il sabba, ma uno spirito buono e uno cattivo a consigliarlo (un angelo e un diavolo, si potrebbe dire, ma hanno nomi diversi). C'è anche una satira verso Roma e il cattolicesimo, con le beffe di Faust al Papa, ma la parte più interessante è sicuramente nei dialoghi tra Faust e Mefistofele, come quello che ho riportato all'inizio: l'inferno non è altrove, ma è qui tra noi e basta un minimo di osservazione per rendersene conto. Non riguarda noi tutti, per alcuni di noi c'è forse un Purgatorio (stiamo male perché non ci è concessa la visione di Dio, ma la nostra vita scorre in maniera serena o accettabile), ma per altri c'è davvero l'inferno in terra, e non necessariamente in zone diverse del pianeta.
 
"Il Fausto di Marlowe", secondo la traduzione di Rodolfo Wilcock, è un film a basso costo, ma molto ben fatto innanzitutto per la scelta degli attori, ed è facile pensare che il progetto sia nato intorno alla presenza di Tino Buazzelli come protagonista. Buazzelli è al suo penultimo film, (l'ultimo sarà "Il balordo" tratto da un romanzo di Piero Chiara) e la sua interpretazione è straordinaria, di quelle da non perdere. Molto bravo è anche il suo Mefistofele, Antonio Salines, un attore di teatro ancora in attività che ha recitato in molti film per la tv. Sergio Fiorentini è Lucifero; Gastone Pescucci, che interpreta Wagner, assistente di Faust, è un buffo: un clown shakespeariano (si potrà dire, in Marlowe?) che fa da contraltare alle imprese del suo padrone, ma in modo molto goffo. Purtroppo non sono in grado di elencare gli altri interpreti, perché sono stati tagliati i titoli di coda e non sono riuscito a recuperarne i nomi neanche cercando su internet.

 
Il regista Leandro Castellani non va confuso con Renato Castellani, quasi omonimo e realizzatore per la Rai di altri sceneggiati famosi. Leandro Castellani ha diretto per la Rai "L'affare Dreyfus", "Le cinque giornate di Milano", "Don Minzoni", e molto altro ancora; è un ottimo regista, e meriterebbe maggiore attenzione da parte delle critica e di chi si occupa di storia del cinema (e della televisione). Le musiche dei fratelli De Angelis sono molto adatte al film. Una piacevole sorpresa è scoprire che Elena di Troia, la donna più bella del mondo, ha la pelle scura: purtroppo non posso aggiungere il nome dell'interprete, sempre per la pessima abitudine di tagliare i titoli di coda. Un difetto del film può essere la sfilata dei protagonisti con la Morte che li guida, ripresa dal "Settimo sigillo" ma realizzata in maniera un po' goffa; molto belle invece le maschere e i costumi, alcuni dei quali ispirati ai mammutones sardi.

 
Gli esterni sono girati nelle Marche, posti ben conosciuti dal regista Leandro Castellani che era nativo di Fano: dal sito marchecinema.cultura.marche.it prendo l'elenco completo:
- Il film TV, girato a Urbania (PU): (Chiesa dei Morti, cantine del Palazzo Ducale) nella Cripta di S.Vincenzo del Furlo (PU), nel Palazzo Brancaleoni di Piobbico (PU) e sulle sponde del fiume Candigliano, è ispirato ad un classico del Teatro elisabbettiano: il Faust di Cristopher Marlowe.
Lo sceneggiato è stato programmato in tv, nel marzo del 1977, in due puntate.
- Risalendo il corso del Metauro ci dirigiamo verso Urbania, l’antica Castel Durante. Qui Lattuada nel 1965 con La Mandragola , con l’aiuto della vena dissacrante ed indimenticabile di Totò, ha reso un omaggio cinematografico alle mummie conservate nella cripta della Chiesa dei Morti, come del resto ha fatto anche il regista Castellani che le ha volute come comparse nel suo “Fausto di Marlowe” del 1977. A poche centinaia di metri dalla chiesa troviamo il Palazzo Ducale nelle cui segrete Tino Buazzelli ha fatto rivivere, appunto, il mito di Faust nel già menzionato film di Castellani. La strada del nostro itinerario ora s’inerpica, costeggiando per un tratto il Rio Candigliano, verso Piobbico , sulle tracce delle truppe napoleoniche che nella finzione cinematografica , presso il “Borghetto” , sconfiggono l’esercito austriaco in “Rossini! Rossini!” di Monicelli (1991). Osserva severo dall’alto il Castello di Brancaleone , altro set del film che ha fatto da sfondo anche alle vicende del “Fausto di Marlowe” . (...) sosta ad Acqualagna (ennesima location di “Rossini! Rossini!” e “Qualcosa in cui credere” ) e a San Vincenzo al Furlo (ambientazione di un episodio del “Fausto di Marlowe” ) da dove già s’intravedono le imponenti pareti della Gola del Furlo (...)

 
Sul "Faust di Marlowe" di Leandro Castellani non ho molto di più da dire, se non il consiglio di non perderne la visione e la speranza di poter rivedere questo film in condizioni decenti, cioè restaurato con la cura e l'affetto che meriterebbe. La Rai nasconde spesso le sue produzioni più importanti, è un atteggiamento che non riesco a capire ma così va in questo inizio di Millennio; per intanto ringrazio chi lo ha reso disponibile su youtube.
 
 
Faust: Ah, è così. Anche voi soffrite le torture...
Mefistofele: Più di quanto ne soffrano le anime umane.
(minuto 27)

Faust: Ma lui non ti disse di presentarti a me?
Mefistofele: No, sono accorso per volontà mia.
(il diavolo arriva da solo quando si fa del male, non c'è bisogno di invocarlo o di evocarlo)

- La corsa è inarrestabile, mio Mefistofele, che il tempo segue con calma e muto piede; mi accorcia i giorni e il filo della vita e mi rammenta la scadenza finale. Perciò, mio buon Mefistofele, ti prego, torniamo subito a Wittenberg.
- Vuoi fare il viaggio a piedi, o a cavallo?
- Direi, fin dove arriva questo prato verde e piacevole, a piedi.
(minuto 21 seconda parte)

 


 

venerdì 3 gennaio 2020

Il mercante di Venezia (2004)


Il mercante di Venezia (2004) Regia di Michael Radford. Tratto dal dramma di William Shakespeare. Sceneggiatura di Michael Radford. Fotografia di Benoit Delhomme. Musiche di Jocelyn Pook. Interpreti: Al Pacino (Shylock), Jeremy Irons (Antonio), Lynn Collins (Porzia), Zuleika Robinson (Jessica), Joseph Fiennes (Bassanio), Kris Marshall (Graziano), Charlie Cox (Lorenzo), Heather Goldenhersh (Nerissa), Mackenzie Crook (Launcelot Gobbo), John Sessions (Salerio), Gregor Fisher (Solanio), Ron Cook (old Gobbo), Allan Corduner (Tubal), Anton Rodgers (Doge), David Harewood (Morocco), A. Gil Martinez (Aragona), e molti altri. Durata: 127 minuti
 
"Il mercante di Venezia" di Shakespeare, nella versione per il cinema del 2004, ha il suo punto di forza nella presenza di Al Pacino, che dopo il "Riccardo III" del 1996 ("Looking for Richard") si conferma come grande interprete shakespeariano; ma tutto il film è ben recitato e ben diretto, e merita la visione. Si inizia con un breve prologo, e con didascalie che spiegano come la parola "ghetto" sia nata a Venezia (in origine era "getto", poi prevalse la pronunzia anglosassone) e la condizione storica degli Ebrei in Europa in quel periodo. Si vede, tra le altre cose, Antonio che sputa addosso a Shylock: dettagli che non sono nel testo originario, ma comunque molto fedeli a quanto racconta Shakespeare. E' una sequenza molto breve, girata in esterni a Venezia; il resto del film è molto fedele alla narrazione e ai dialoghi di Shakespeare.
 

Vale la pena riportare qui le didascalie all'inizio del film, che anche se un po' troppo sbrigative rendono l'idea di come si è arrivati alla situazione esposta nel dramma di Shakespeare:
« L'intolleranza verso gli Ebrei è un dato di fatto nel Cinquecento, anche a Venezia che era la più potente e liberale tra le città europee. Per legge, gli Ebrei furono obbligati a vivere nel vecchio fondaco murato chiamato "geto"; dopo il tramonto le porte del ghetto venivano chiuse a chiave dai cristiani. Durante il giorno, ogni uomo che lasciava il ghetto doveva indossare un cappello rosso che lo indicava come ebreo. Agli Ebrei era vietato avere una loro proprietà e non potevano esercitare professioni, così furono costretti a vivere praticando l'usura, il prestito di denaro con interesse che era contrario alle leggi cristiane. I sofisticati veneziani tolleravano questo, ma per i fanatici religiosi che odiavano gli Ebrei era tutta un'altra questione...»
(Intolerance of the Jews was a fact of 16th Century life even in Venice, the most powerful and liberal city state in Europe. By law the Jews were forced to live in the old walled foundry or 'Geto' area of the city. After sundown the gate was locked and guarded by Christians. In the daytime any man leaving the ghetto had to wear a red hat to mark him as a Jew. The Jews were forbidden to own property. So they practised usury, the lending of money at interest. This was against Christian law. The sophisticated Venetians would turn a blind eye to it but for the religious fanatics, who hated the Jews, it was another matter... )
Il dramma di Shakespeare inizia con il dialogo tra Antonio e i suoi amici, la parte iniziale girata in esterni serve per introdurre l'azione e spiegarla a chi non conosce "Il mercante di Venezia"; è ben fatta e ben interpretata ma non esiste nel dramma originario. Il resto del film è molto fedele all'opera di Shakespeare.

 
Molto ben narrate e collegate tra di loro le varie storie che si intrecciano: oltre a quella principale, del Mercante (Antonio) e di Shylock, quella dei tre scrigni di Porzia, quella di Jessica figlia di Shylock che fugge di casa col cristiano Lorenzo, e anche le storie minori dei servitori e degli amici di Antonio, fino al processo finale. Colpisce il risalto per il discorso sullo schiavismo, nel processo finale. Colpisce anche vedere la macchina per la tortura già pronta, ma non si può dire che sia una trovata registica, anzi: era il periodo delle torture agli eretici e dei roghi, delle torture e delle pubbliche esecuzioni in piazza. Una libbra di carne non era poi una cosa così mostruosa come appare oggi, le torture e le mutilazioni avvenivano anche sulla pubblica piazza e non solo nelle segrete. La sedia per le torture è dunque già lì pronta, non c'è bisogno di farla arrivare o di prepararla; gli addetti la preparano in un attimo, è pronta e a portata di mano anche la mordacchia per non far sentire le grida del condannato. Notevole anche la bilancia per pesare la carne, all'inizio del film nella scena della macelleria, che anticipa la richiesta di Shylock, e forse la ispira. Stiamo dunque assistendo alla rappresentazione di qualcosa che va molto oltre i fatti raccontati (la carne, il sangue, gli scrigni, gli schiavi) e sta ad attori e registi far capire ogni piega nascosta o palese del testo.

 
Michael Radford è bravo e va lodato soprattutto perché oggi troppi registi, in teatro o al cinema, usano gli Autori (anche nell'opera lirica) per i propri gargarismi personali, puro narcisismo, e perdono di vista (con supponenza o peggio) il loro compito civile e morale. Come sarà con "La capanna dello zio Tom" negli Usa a metà Ottocento, anche William Shakespeare nel '600 non poteva andare fino in fondo nel suo discorso, il pubblico si sarebbe ribellato se a Shylock fosse stata concessa qualche attenuante. Il finale è dunque obbligato e Shylock perde tutto quello che aveva, compresa la figlia; ma, come farà anche Dickens due secoli dopo, anche Shakespeare dice quello che c'è da dire, e cioè gli Ebrei sono persone come noi, lo schiavismo è una vergogna, la tortura è un abominio. "Il mercante di Venezia" non è un testo di denuncia come lo intendiamo oggi, ma ci si avvicina molto. Molti anni fa ero rimasto colpito venendo a sapere che la storia di Shylock era comunemente rappresentata nello Stato di Israele; ripensadoci oggi penso che sia un'ottima scelta, al contrario di quello che capita oggi con gli afroamericani che vogliono vietare nelle biblioteche scolastiche autori come Mark Twain solo perché i suoi libri contengono parole comunemente in uso al tempo in cui viveva. Il passato non si può e non si deve cancellare, quando si tratta di testi e di Autori importanti, così come non si può modificare la Storia, né in bene né in male.
Nel finale, Jessica ha al dito l'anello di sua madre; non lo ha venduto, non lo ha scambiato per avere una scimmia come avevano raccontato a suo padre, ma lo ha tenuto tutto il tempo. Un'inquadratura è anche per Shylock, per il suo dolore di padre, e queste sono finezze che vanno rimarcate. Jessica guarda i pescatori che tirano frecce nell'acqua, e sembra di essere in un film di Kim Ki-duk.
 

Gli attori e le attrici sono tutti bravi anche se non eccezionali, a parte la performance di Al Pacino che avrebbe ben meritato l'Oscar (ma l'Oscar è un premio commerciale, mai dimenticarlo). Il rimpianto per l'interpretazione di Shylock riguarda Orson Welles: lo aveva in progetto e ne ha girato alcune scene, rimaste allo stato di frammento. Per contrasto con l'interpretazione di Al Pacino, e per la grandezza assoluta dell'interpretazione, è da vedere la registrazione Rai con Gianrico Tedeschi del 1979, disponibile anche su youtube oltre che su Raiplay (regia di De Bosio).
Le musiche sono di Jocelyn Pook, che collaborò con Stanley Kubrick per il suo ultimo film. Molti brani sono direttamente ispirati a musiche cinquecentesche, anche per la strumentazione: liuti, tiorbe, arpe, salterio. "Paseábase El Rey Moro", la musica suonata nella scena del bordello, è un arrangiamento da Luys De Narváes (prima metà del '500, "Oud and vocals by Clara Sanabras"); altre musiche sono di diretta ispirazione ebraica (i canti in sinagoga) suonati con il qanun che è una specie di cetra. Su testo di John Milton è "With Wand'ring Steps"; "How Sweet the Moonlight" è su testo di William Shakespeare. "Bridal Ballad", che scorre sui titoli di coda, è sicuramente il brano più bello della colonna sonora, anche per la voce notevole di Hayley Westenra. Il testo, a sorpresa, è di Edgar Allan Poe.
Il film è stato girato, oltre che a Venezia e nel Veneto, in Lussemburgo; purtroppo non ho trovato indicazioni più precise sui luoghi, per esterni ed interni. E' un film da vedere in versione originale, innanzitutto per la bravura di Al Pacino ma anche per le caratterizzazioni dei personaggi, i differenti accenti dei pretendenti di Porzia, il sonoro in generale.


Bridal Ballad, di Edgar Allan Poe, è la storia di una giovane donna che ha sposato un uomo che non ama, e che cerca di convincersi di essere felice; il nome dell'innamorato morto in guerra è D'Elormie. Non so perché sia stato scelto questo testo per "Il mercante di Venezia", ma alla fine del film questa musica rimane nella memoria - anche per la bella interpretazione della cantante Hayley Westenra.
The ring is on my hand,
And the wreath is on my brow;
Satin and jewels grand
Are all at my command,
And I am happy now.
And my lord he loves me well;
But, when first he breathed his vow,
I felt my bosom swell -
For the words rang as a knell,
And the voice seemed his who fell
In the battle down the dell,
And who is happy now.
But he spoke to re-assure me,
And he kissed my pallid brow,
While a reverie came o'er me,
And to the church-yard bore me,
And I sighed to him before me,
Thinking him dead D'Elormie,
"Oh, I am happy now!"
And thus the words were spoken,
And this the plighted vow,
And, though my faith be broken,
And, though my heart be broken,
Here is a ring, as token
That I am happy now!
(Edgar Allan Poe, Bridal ballad) (musica di Jocelyn Pook)


 
 
 
 















martedì 26 novembre 2019

Prospero's books ( I )


Prospero's books (L'ultima tempesta, 1991) Scritto e diretto da Peter Greenaway. Liberamente tratto da "La Tempesta" di William Shakespeare. Fotografia di Sacha Vierny.  Book designer: Caitlin Maynard.   Coreografie di Trix van Alphen Musica di Michael Nyman. 
Interpreti: Prospero: John Gielgud; Isabelle Pasco: Miranda; Ariel: Paul Russell, James Thiérrée, Orphéo, Emil Wolk; Caliban: Michael Clark; Alonso: Michel Blanc; Gonzalo: Erland Josephson; Antonio: Tom Bell; Sebastiano: Kenneth Cranham; Ferdinando: Mark Rylance; Adrian: Gerard Thoolen; Francisco: Pierre Bokma; Trinculo: Jim van der Woude; Stephano: Michiel Romeyn; Iris: Marie Angel; Ceres: Ute Lemper ; Juno: Deborah Conway. Durata: 120 minuti.

Nel 1991 Peter Greenaway manda nei cinema la sua personale riduzione dalla Tempesta di Shakespeare; a quel tempo Greenaway è reduce da una serie di successi e di film strani e ricchi di idee inedite e personali. Oltretutto, Greenaway è pittore e appassionato di arti visive, oltre che botanico e naturalista; tutte qualità rare nel mondo del cinema, che lo rendono un autore unico e interessante. Tutte queste qualità sono però spesso rovinate da un cattivo gusto e da una tendenza ai particolari meno raccontabili che diventeranno, dopo questo film, sempre più prevaricanti; confesso che, dopo lo stupro di massa in The baby of Macon (1993), ho lasciato definitivamente Greenaway al suo destino. Qualcosa ho visto anche dopo, per esempio ero incuriosito da The pillow book (1996), che però mi ha confermato nelle mie personali perplessità.

"Prospero's books" è però un film molto interessante, ricco di idee e di immagini, che alterna cose belle a immagini spesso ridicole, disturbanti o volgari, come la pipì infinita di Ariel bambino (che scatena la tempesta), le elaborazioni di Greenaway riguardo a Vesalio e all'anatomia del parto, e altro ancora. Il cattivo gusto di Greenaway qui è ai suoi vertici, o almeno così pensavo nel 1991; ma nei film successivi farà anche di peggio. Rimane comunque un film da vedere, anche se personalmente gli preferisco la sua "derivata", una versione breve che si chiama "A walk through Prospero's library" , che raccoglie e riunisce molte di queste immagini, e che è purtroppo introvabile. Nel dvd italiano non c'è, e va anche detto che il dvd italiano è una specie di brutto scherzo giocato all'acquirente appassionato di cinema, perché c'è solo la versione doppiata in italiano. Una versione apprezzabile (Ugo Pagliai voce recitante, Gianni Musy come Prospero), ma chi conosce la voce di John Gielgud probabilmente avrà acquistato il dvd convinto di trovarla, dato che i dvd hanno sempre il sonoro originale. La voce di Gielgud, interprete shakespeariano di quelli da leggenda, è unica per timbro e modulazione, ma nel dvd è impossibile da ascoltare: non hanno messo il sonoro originale, più che sciatteria direi una vera e propria truffa ai danni degli appassionati che ancora insistono a spendere soldi per il dvd. (Il dvd risulta essere prodotto dalla Cecchi Gori Home Video, non oso controllare se è ancora possibile contattarli, visti i tempi che corrono) (ci sarà ancora, la CGHV?)
 

Il punto di partenza per Greenaway è il riferimento che si fa in Shakespeare alla Biblioteca di Prospero, duca di Milano. Greenaway si chiede: quali saranno stati i libri di Prospero? Com'era la sua biblioteca personale? Nel dramma di Shakespeare c'è solo un accenno a questi libri, fatto da Gonzalo.
Greenaway si diverte a immaginare quali libri potesse avere Prospero con sè nell'isola; l'elenco è del tutto arbitrario, ed è facile pensare che questi non siano affatto i libri di Prospero, ma piuttosto quelli di Peter Greenaway; comunque sia, il gioco è divertente e le immagini dei libri (le immagini dei libri immaginari) sono belle.
Questo è l'elenco dei libri così come appaiono, nell'ordine scelto da Greenaway.
1- A book of water (Libro dell'acqua)
E' un libro coperto di incerata, discolorato dalla lunga consuetudine con l'acqua. E' pieno di disegni di indagine e di testi esplorativi tracciati su fogli di vario spessore; vi sono in esso disegni raffiguranti ogni concepibile concetto connesso con l'acqua: mare, tempeste, correnti, canali, naufragi, inondazioni, e lacrime. Voltandone le pagine, si producono onde tremolanti ed obliqui temporali; fiumi e cataratte scorrono e ribollono; progetti di macchine idrauliche e mappe di previsione del tempo vibrano di frecce, simboli, e agitati diagrammi. I disegni sono tutti della stessa mano, raccolti in volume dal re di Francia Amboise (?), un volume acquisito poi dal ducato di Milano onde donarlo a Prospero come dono di nozze.
(il rumore dell'acqua, un rumore di goccia d'acqua che cade, quasi per tutto il film)


2- A book of mirrors
Legato in broccato d'oro, questo libro consta di un'ottantina di pagine tutte riflettenti. Qualcuna è composta di lastre argentate, altre sono coperte da un sottile strato di mercurio che scorre via dalla pagina che non sia trattata con cautela. Alcuni specchi riflettono semplicemente il lettore, altri il lettore come sarà da un anno a quel momento, oppure come sarebbe se egli fosse un bambino, un mostro o un angelo.
3- A memorial technica called Architecture and other music (memoria tecnica chiamata architettura e altra musica)
Quando si aprono le pagine di questo libro, facciate prospettiche balzano fuori a tutto tondo; vi sono modellini di vari edifici, costantemente oscurati dall'ombra di nuvole passeggere; brillano le luci di notturne vedute urbane e s'ode musica dall'interno di saloni e torri.
(la numerazione dei libri da qui in avanti è molto irregolare, o mancante)
8- An alphabetic inventary of the dead
Questo è un volume funebre, contiene i nomi di tutti i morti che hanno vissuto sulla terra. Il primo nome è Adamo, e l'ultimo è Susanna, la moglie di Prospero.


nn - The book of colours
questo è un grosso tomo legato in seta cangiante; le sue trecento pagine coprono lo specchio cromatico in tutte le sue infinite sfumature, partendo dal nero per poi ritornare al nero.
nn - A harsh book of geometry (severo libro di geometria)
questo è un grosso tomo in cuoio marrone punteggiato di cifre dorate. Le pagine balenano di decimali logaritmici, gli angoli sono misurati per mezzo di pendoli sottili come aghi e attivati da piccoli magneti.
6- an Atlas belonging to Orpheus (atlante appartenente ad Orfeo)
Questo atlante è pieno di mappe dell'inferno (inferi); servì a Orfeo per il suo viaggio agli inferi in cerca di Euridice. Per questo, le mappe sono annerite e bruciacchiate dal fuoco dell'inferno, e segnate dai denti di Cerbero.
 

8- Vesalius, anatomy of birth
Vesalio completò il primo autorevole trattato di anatomia. E' stupefacente per i dettagli, e macabro per l'insistenza su di essi. Questa "anatomia del parto", un secondo volume, è ancora più impressionante ed eretico: si concentra sui misteri della nascita, è pieno di disegni descrittivi sul funzionamento del corpo umano, disegni che ad apertura di libro si muovono, pulsano, e sanguinano. E' un libro proibito che mette in discussione i non necessari processi dell'invecchiamento, lamenta gli sprechi derivanti dalla procreazione, condanna i dolori e le ansietà del parto, e in sostanza mette in discussione l'efficienza di Dio.
9- A primer of the small stars (Libro delle piccole stelle)
(Prospero recita i brani in cui ricorda Miranda da bambina)
10- A book of universal cosmologies
Il libro della cosmografia universale ha l'intento di collocare tutti i fenomeni dell'universo in un unico sistema. E' pieno di figure geometriche ben ordinate, di anelli concentrici e di complicati cicloidi, di liste e di tabelle disposte a spirale, di cataloghi sistemati su uno stilizzato corpo umano, in un universo strutturato nel quale tutte le cose hanno un loro posto assegnato e l'obbligo di essere fruttifere.
Al minuto 30, Calibano lorda e distrugge i libri. ("mi hai insegnato a leggere, e ora so come maledire")

nn - Book of the earth
Grosso tomo ricoperto in olona militare color kaki, le cui pagine sono impregnate dei minerali, degli acidi, degli alcali, delle resine e dei balsami e degli afrodisiaci della Terra.
nn- L'erbario (12-end plants)
Questo è l'erbario degli erbari; le pagine sono imbottite di piante e fiori pressati e disseccati, di coralli ed erbe marine. E' come un favo, un alveare, un giardino o un'arca degli insetti, è l'enciclopedia dei pollini, degli aromi e delle sostanze organiche.
"...e così subisce una metamorfosi, trasformandosi in qualcosa di ricco e di strano"
(Ferdinando, minuto 45)
(qui c'è Ariel in bilico su un pallone, altra immagine goffa e mal realizzata)



(continua)

Prospero's books ( II )


Prospero's books (L'ultima tempesta, 1991) Scritto e diretto da Peter Greenaway. Liberamente tratto da "La Tempesta" di William Shakespeare. Fotografia di Sacha Vierny. Montaggio di Marina Bodbijl. Costume design: Ellen Lens, Debbie Luiten. Painters: Peter Greenaway, Jorien Sont. Sculptor: Todd Van Hulzen. Book designer: Caitlin Maynard. End titles : Eve Ramboz Infography: Kayo Sakurai Choreographer Trix van Alphen Music by Michael Nyman
Interpreti: Prospero: John Gielgud; Isabelle Pasco: Miranda; Ariel: Paul Russell, James Thiérrée, Orphéo, Emil Wolk; Caliban: Michael Clark; Alonso: Michel Blanc; Gonzalo: Erland Josephson; Antonio: Tom Bell; Sebastiano: Kenneth Cranham; Ferdinando: Mark Rylance; Adrian: Gerard Thoolen; Francisco: Pierre Bokma; Trinculo: Jim van der Woude; Stephano: Michiel Romeyn; Iris: Marie Angel; Ceres: Ute Lemper ; Juno: Deborah Conway. Durata: 120 minuti.

2-
nn - The book of Love
Questo volume è profumato, ed ha per segnalibri delle treccine di nastro scarlatto. Di certo, si trova nel libro l'immagine di un uomo nudo e di una donna nuda; tutto il resto è congettura.
nn- A bestiary of past, present and future animals
(una salamandra vi passeggia sopra, poi rane, tartarughe...)
15- A book of Utopias
Questo è il libro delle società ideali: ogni tipo di comunità politica o sociale, conosciuto o immaginato che sia, vi è descritto e valutato dando così modo al lettore di scegliere il più consono al proprio ideale utopico.
minuto 52, discorso di Gonzalo sull'Utopia (ma letto da Prospero)
minuto 58, congiura di Sebastiano

 
16- A book of traveller's tale (Libro dei racconti del viaggiatore)
(si recitano le pagine in cui i congiurati, colti con le spade sguainate, improvvisano racconti di tigri e leoni per giustificarne la presenza e l'atteggiamento)
(poi Calibano con Trinculo e Stephano, "mostro a quattro zampe e due voci")
("la sventura fornisce all'uomo strani compagni di letto" come Queequeg in Moby Dick...)
a 1h00 i lavori da operaio di Ferdinando, poi l'amore di Miranda
17- Love of ruins
Questo è un manuale per l'archeologo, un inventario del mondo antico per l'umanista rinascimentale, pieno di mappe e disegni dei siti archeologici di tutto il mondo. Un volume essenziale per lo storico avveduto, il quale sa che nulla è eterno.
(Calibano, Trinculo, Stephano: Calibano raccomanda di distruggere i libri di Prospero, che lo rendono potente)  (Ariel imita l'arpia, e lorda senza volerlo anche il libro nelle mani di Prospero)
Torna il libro dei racconti del viaggiatore, per la pagina in cui si raccontano mostri e cannibali (Gonzalo)


18 - The autobiographies of Semiramis and Pasifae
Le illustrazioni di questo libro insudiciato dalle ditate lasciano pochi dubbi sul suo contenuto.
19- The ninety-two conceits of the Minotaur (le 92 vanità del Minotauro)
(minotauri, centauri, arpie...)
amore di Ferdinando e Miranda.
20- A book of motion (Libro del moto)
questo libro saltella sulla mensola dello scaffale, e siccome è sempre pronto a spalancarsi di sua iniziativa deve essere tenuto a freno con un fermacarte d'ottone. Si descrive in esso come l'occhio cambia forma quando guarda le grandi distanze, come il ridere cambia il viso; vi si spiega inoltre come le idee si inseguono a vicenda nella memoria e dove finisce un pensiero quando non serve più. Vi sono infine codificati e spiegate in disegni animati tutti i possibili movimenti e posizioni di danza del corpo umano.
(qui Greenaway mette Muybridge, i primi esperimenti di fotografia in movimento, prima del cinema)
Spettacolo chiesto da Prospero, e visione, danze di Ariel (1h20)


21 - A book of mythologies
Questo è un grosso volume. E' rilegato in una vivace stoffa gialla, che una volta lucidata splende come ottone. E' un compendio di mitologie, con tutte le loro variantie narrazioni diversificate. Cicli di racconti intrecciati di dei e di uomini di tutto il mondo conosciuto, dal gelido nord ai deserti dell'Africa, con letture esplicative ed interpretazioni simboliche.
1h21: Prospero benedice Ferdinando e Miranda.
Canto di Cerere, e tutta la scena della celebrazione (musica di Nyman, Ute Lemper, etc)
Queste scene sono una citazione quasi perfetta dei film di Méliès, che diventa molto esplicita a 1h45'
Ferdinando ha i coturni (scarpe con tacco molto alto), idem Gonzalo e altri

 
22- A book of games
per Ferdinando e Miranda insieme; giochi, scacchiere, shanghai, eccetera
(In Shakespeare, Fernando e Miranda ragionano sul gioco)
Bruttino il finale, dove i libri vengono bruciati o annegati, gettati uno per uno in acqua da Ariel; brutto e troppo lungo. Il ricordo di Tino Carraro nella regia di Strehler fa molto sospirare. Ma Greenaway è così intento nelle proprie fantasie che non è stato attento agli allestimenti di altri registi...

23- A book of 35 plays (Libro delle 35 opere - di Shakespeare)
Si tratta di un poderoso volume a stampa datato 1623. Nel libro vi sono 35 lavori teatrali, e c'è spazio per un altro. Diciannove pagine sono state lasciate bianche per ospitarlo, proprio all'inizio del libro, subito dopo la prefazione.
24- A play called The Tempest
E' questa la trentacinquesima opera: La Tempesta.
Mentre tutti gli altri volumi sono irrimediabilmente affondati e distrutti, conserviamo tuttora questi ultimi due libri, ripescati sani e salvi dal mare. E' Calibano-Queequeg a ripescarli dal mare...
L'ultima inquadratura è per Ariel, reso libero: i quattro attori che lo hanno interpretato avanzano verso di noi cambiandosi l'uno nell'altro, l'ultimo è Ariel bambino, che infine vola via.


 
Altri miei appunti sparsi:
1) è un gioco che ricorda molto Italo Calvino, le città invisibili, l'elenco dei libri ipotetici... 2) girato per il grande schermo, molto grande, e in technicolor 3) Greenaway fa esperimenti di effetti speciali computerizzati, usa il digitale, multischermo, dissolvenze. Nel 1991 era ancora una novità, ricordo che al cinema l'effetto non era gradevolissimo perché si perdevano molti dettagli; nella versione in dvd, più da vicino, tutto funziona meglio. 4) le musiche sono di Michael Nyman, non sempre ben riuscite; in particolare eliminerei volentieri la voce del falsettista, che è un cantante piuttosto scarso, gradevole quanto un antifurto di notte o un'unghia sulla lavagna, e per di più associato all'immagine del bambino seminudo che interpreta Ariel (quasi un invito alla pedofilia omosessuale, ma guai a dirlo...) 5) molto belle le scene in cui Prospero scrive, la penna, la calligrafia, questo è il miglior Greenaway. 6) leggendo "Random Harvest" di James Hilton e ascoltando Shakespeare, viene da pensare che anche Prospero da giovane, come Carlo Rainier (nel romanzo di Hilton) si estranea dagli affari e va a studiare, ma verrà richiamato ad essi e distolto dai libri e dallo studio 7) guardando "Il pianeta proibito" e ascoltando Shakespeare, mi domando: Robby the Robot è un Calibano servizievole? la risposta è probabilmente no, perché il robot è stato fabbricato da Prospero e non ha una sua propria volontà, la storia di Calibano è del tutto diversa, Calibano era già sull'isola prima dell'arrivo di Prospero. Forse Robby è più vicino ad Ariel, del quale però non condivide la natura aerea. 8) Isabelle Pasco non è bella come la ricordavo, soprattutto nel viso 9) la voce di Miranda è un'eco lontana, doppiata dal narratore 10) il narratore legge tutto ciò che non è Prospero


11) Gonzalo è interpretato da Erland Josephson, che però appare poco, molto sprecato, un vero peccato. Il fratello di Prospero è affidato a un attore francese caratterista, Blanc, che appare in molti film di quel periodo; è anche con Benigni nei suoi primi film da regista. Anche Blanc è quasi irriconoscibile, direi sprecato anche lui anche se con meno dispiacere rispetto a Josephson. 12) Ariel è interpretato da diversi attori, acrobata bambino mimo attore... Non sempre un'idea felice, la sua pipì infinita all'inizio del film è una gag di grande tristezza, più avanti a tratti sembra Harpo Marx quando fa il pediluvio nelle noccioline in "Duck soup". 13) Molto goffe danze e posizioni yoga di Calibano, ballerino ballabiotto; questo modo di rappresentare Calibano è una scelta del tutto incomprensibile che conferma il cattivo gusto, o peggio, di Peter Greenaway. 14) Molto belle invece le scene della "processione" di Prospero, che sono state ricomposte nel cortometraggio "A walk through Prospero's library": in venti minuti, tolti tutti gli orpelli, Greenaway ci fa vedere il film che avrebbe potuto fare e che invece non ha fatto. Peccato, impostato così "Prospero's book" sarebbe stato un capolavoro. 15) Il titolo scelto dal distributore italiano, "L'ultima tempesta", è di quelli che fanno ben capire l'ignoranza e l'incompetenza, e il pressappochismo, di molti di quelli che in Italia hanno, e avevano, nelle mani il destino del cinema e di tutto il mondo degli audiovisivi. Il fatto che sul dvd non ci sia il sonoro originale, e che quindi ci sia negato il piacere di ascoltare la voce di John Gielgud dopo aver pagato il dvd, è l'ennesima conferma di questa imperante sciatteria italo-berlusconian-leghista, la vera rovina dell'industria culturale del nostro Paese. 16) in "A walk through Prospero's library", che riprende la sequenza iniziale di "Prospero's books", la musica è di Philip Glass, e non più di Nyman.

 
 


domenica 24 novembre 2019

Master Will Shakespeare


 
Master Will Shakespeare (1936) Regia di Jacques Tourneur. Scritto da Richard Goldstone. Musica di Herbert Stothart. Interpreti: Carey Wilson (voce narrante), Anthony Kemble-Cooper (William Shakespeare), Lionel Belmore, Charles Coleman, Francis Bushman, John George, Harry Wilson. Durata: 10 minuti

Master Will Shakespeare di Jacques Tourneur è un breve film di dieci minuti girato nel 1936. A metà tra documentario e fiction, con attori, è divertente e ben fatto; si ripercorre la vita di William Shakespeare, dalla partenza per Londra ai primi contatti con il teatro, al lavoro ai Blackfriars prima come stalliere e poi, un po' alla volta, sul palcoscenico. All'inizio c'è una voce fuori campo, ma ci sono anche parti recitate da attori. Il film è definito nei titoli di testa come "una miniatura" ed è allegato al dvd di "Romeo e Giulietta" di George Cukor; probabilmente fu proiettato nei cinema insieme al film, negli intervalli fra una proiezione e l'altra; è anche l'occasione per ricordare che nei cinema non c'erano interruzioni pubblicitarie, e che l'intervallo serviva solo per avere il tempo di cambiare la bobina di pellicola nella sala di proiezione.

 
Bella la ricostruzione degli spettacoli ai Blackfriars, con un piccolo palcoscenico e gli spettatori un po' dove capita; si vede Shakespeare che comincia a fare da regista (come diremmo oggi) duellando con un attore. Segue la chiamata della regina Elisabetta, e il ricevimento a corte.

 
Ci si sofferma sul personaggio di Falstaff e su Romeo e Giulietta; vediamo gli allestimenti di Romeo e Giulietta nel corso del tempo, prima con un uomo nella parte femminile (al tempo di Shakespeare era vietato recitare alle donne), poi nel '700 con Garrick, nell'800 con un attore molto anziano nella parte di Romeo, e infine il cinema con il film di Cukor del 1936. Vediamo anche i luoghi shakespeariani, la casa di Stratford, la scritta sulla lapide della sua tomba, il monumento a lui dedicato.

 
Jacques Tourneur, francese, è un regista di nome, molto conosciuto per "Il bacio della pantera" del 1943 e per altri film "noir" o polizieschi. Nato nel 1904, qui era ancora molto giovane e aveva diretto solo dei cortometraggi. William Shakespeare è interpretato da Anthony Kemble-Cooper, la voce del narratore è di Carey Wilson.