lunedì 23 novembre 2009

Alice tra Carroll e Disney (II)


- Alice in Wonderland / Through the Looking Glass, di Lewis Carroll. (1865 e 1872)
- Alice in Wonderland, film Disney (1951). Dai libri di Lewis Carroll Regia di Clyde Geronimi, Hamilton Luske, Wilfried Jackson. Musiche originali di Oliver Wallace, Bob Hilliard, Sammy Fain (Durata: 75 minuti)

( seconda parte )
- Capitolo 6: “Pig and Pepper”
Saltato in pieno: che tristezza! E’ uno dei momenti più belli del libro, uno dei miei preferiti: niente Valletto-Pesce e Valletto-Rana, niente Duchessa, niente Bambino-Maialino, niente Cuoca... E’ dentro alla casa della Duchessa che Alice incontra il Gatto, ma nel film si salta direttamente alla conclusione del capitolo, cioè al Gatto sull’albero, al limitare del bosco. Lo stregatto (in realtà “Gatto del Cheshire”) è molto discutibile ma è buffo, poco Carroll e quasi tutto Disney. Però è divertente, ed è questo che conta.
Anche la Lepre Marzolina (“March Hare”) diventa “Leprotto bisestile”: eppure anche da noi si dice “marzo pazzerello” (nel 1951 gli antichi proverbi si usavano ancora).
Il Ghiro dorme, e finisce nella teiera: è quello che deve fare, e può bastare. E consiglio a tutti, non solo ai bambini, di leggersi cosa dice il Gatto nell’originale indicando la strada ad Alice: il “sono tutti matti qui” è molto sbrigativo, non rende giustizia alla finezza di Carroll. Questo è uno dei momenti magici di “Alice”, ad ogni parola corrisponde un pensiero preciso: ci si ricorda di colpo che il reverendo Dodgson (il vero nome di Lewis Carroll) era un matematico, e che di matematica parlano i suoi libri precedenti ad Alice, e anche molti di quelli successivi. Quando si dice che Carroll non è solo un autore per bambini, è a queste pagine che si fa riferimento. Disegno a parte (disegnare i gatti è difficilissimo), “Stregatto” a me non piace, non rende l’idea. Non è questione di stregoneria, fa parte dell’essenza del Gatto (di qualsiasi Gatto) mimetizzarsi, sparire, nascondersi e riapparire di sorpresa, far spavento. Inventandosi questo personaggio, Carroll dimostra di essere un ottimo osservatore, e di conoscere bene i gatti. Ma i giochi di parole non si traducono, si reinventano, in generale i traduttori italiani hanno fatto un buon lavoro, e quindi mi faccio andar bene anche lo Stregatto.
- Capitolo 7: “A mad tea party”
Uno dei capitoli fondamentali, con il discorso sul Tempo del matematico professor Dodgson.
Qui viene trasformato in un divertissment, molto buffo, con la canzoncina del non compleanno (il “non compleanno” è un’invenzione di Carroll). I bambini si divertono, e questo avrebbe fatto piacere a Carroll, ma i dialoghi del libro sono ridotti a poca cosa.

- Looking glass
A questo punto, quando Alice esce dalla cerimonia del thè, Lewis Carroll ci porta direttamente al roseto, alla partita di croquet e alla reggia della Regina di Cuori. Ma nel film dobbiamo aspettare, e saltiamo ancora ad “Attraverso lo Specchio”: Alice si trova davanti ad un cartello, “Tulgey wood”, che la versione italiana diventa “foresta di tutti”: ma i giochi di parole di Carroll sono veramente molto difficili da capire per chi non è inglese, e forse anche gli inglesi hanno qualche difficoltà a capirli, perchè Carroll come enigmista era davvero un tipo tosto (tenne per anni una rubrica di corrispondenza con i lettori su un giornale, e i suoi quiz erano spettacolari). Non ho la necessaria competenza in questo campo, quindi preferisco sorvolare e rimandare chi mi legge ad analisi più attente (i libri su cui farlo non mancano). Alice si infila dentro una foresta buia, con strane bestie che provo ad elencare: uccelli fatti di un naso con occhiali su zampe, uccelli specchio, trombe di clacson che si comportano come anatre, rane tamburo, fenicotteri in forma d’ombrello che diventano avvoltoi (il lato oscuro di Disney), un uccello-vanga, un uccello-gabbia con coppietta di uccellini dentro (inquietante), gufi a fisarmonica, uccellini-martello e uccellini-matita, e il cartello “non calpestare i palmipedoni”.
I palmipedoni piacciono molto ai bambini, e il disegno Disney li rende molto simpatici. Il loro nome originale si può leggere nel cartoon: “mome raths”. Cosa sia un “mome rath” lo spiega Humpty Dumpty (l’uovo parlante) ad Alice, e io vi riporto il loro dialogo così come appare in Carroll, capitolo VI di “Attraverso lo specchio”. Lo riporto in inglese, perché io non saprei tradurlo (buon divertimento a chi ci si prova!):
- And then, “mome raths”? – said Alice – I’m afraid I’m giving you a great deal of trouble.
- Well, a “rath” is a sort of green pig; but “mome” I’m not certain about. I think it’s short for “from home”, meaning that they’d lost their way, you know.
E dunque il palmipedone è “un maiale verde che ha perso la via di casa”. Il maiale verde prova a disegnarlo (ma in bianco e nero) John Tenniel, e io lo riporto qui sotto insieme ad altra fauna di vario tipo; quanto ad Alice, anche lei ha perso la via di casa. In Disney, i palmipedoni indicano il sentiero ad Alice, che lo segue contenta ma poi trova il cane-scopa che lo ha cancellato.
Alice si siede sconsolata e canta una canzone. Poi torna il Gatto, e anche noi lasciamo il mondo dello Specchio e torniamo dentro Alice nel Paese delle Meraviglie.
Chissà cosa ne pensano gli inglesi di oggi, soprattutto i bambini, di questi giochi di parole: probabile che preferiscano la versione Disney, e che magari conoscano solo quella. Nel Novecento, James Joyce e la pubblicità hanno attinto a piene mani da Carroll: e il nostro divertimento nello smontare e rimontare le parole, fonderle insieme, inventarne di nuove, dura ancora oggi.

- Capitolo 8: The queen’s croquet ground
La scena inizia con un bel labirinto, che a Carroll sarebbe piaciuto molto. Nel libro non c’è, ma Carroll ne ha disegnato uno, e lo riporto qui accanto.
Le carte dipingono le rose, come nel libro. Poi arrivano il piccolo Re e la Regina di Cuori, molto divertenti ma poco Carroll e tanto Disney, anche se il racconto è molto fedele al libro. Il Re Consorte fa pensare a Ubu Roi di Jarry, al Piccolo Re dei fumetti, a “Il Re muore” di Jonesco: ma è molto più divertente e non ha nulla di tragico. “Appropìnquati”, dice la Regina ad Alice: e questa Regina disneyana somiglia molto anche della Duchessa, proprietaria del Gatto, che nel libro accompagna Alice durante la partita. E finalmente arriviamo alla partita a croquet, molto divertente, molto Disney e poco Carroll: mancano solo Paperino con Cip e Ciop, ma i riccetti e i fenicotteri li sostituiscono degnamente.
- Capitolo 9: The mock turtle’s story
Saltato completamente: peccato per il Grifone, chissà come sarebbe stato bello disegnato dallo staff di Disney. La “finta tartaruga” è un esempio del modo di lavorare di Carroll: nei ristoranti si preparava un “brodo di finta tartaruga” che assomigliava al vero sapore del brodo di tartaruga; Carroll si immagina come potrebbe essere questo strano animale (la “fintatartaruga”) e cosa poteva pensare (sicuramente cose tristi e lacrimose), e la accosta al grifone, un altro animale (mitico) che assomiglia a qualcosa ma non è quel qualcosa. - Capitolo 10: The lobster quadrille
Saltato completamente. Peccato, la quadriglia delle aragoste sarebbe stato un bel pezzo musicale.

- Capitoli 11 e 12: “Who stole the tarts” e “Alice’s evidence”
Siamo alla fine del libro: il processo ad Alice. C’è poco da raccontare, in questa sede: il film è molto fedele al racconto, anche se nel disegno c’è poco Carroll e tanto Disney: ma a questo punto ci siamo abituati, il libro è lì tutto da leggere (c’è qualche sorpresa anche qui), ma c’è tempo, si può fare anche dopo essersi divertiti con il cartone animato.
Abbiamo visto che di “Alice nel Paese delle Meraviglie” c’è molto, quasi tutto se si tiene conto della difficoltà di riprodurre un libro intero in poco più di un’ora. Ma tante cose belle sono rimaste fuori, peccato perché la vena artistica disneyana era ancora molto buona, in quel 1951.


E poi, cosa manca di bello da “Attraverso lo Specchio” ? Manca tanto. Mancano il Re e la Regina degli scacchi, mancano il mostro Jabberwocky, la Pecora, il Cerbiatto, il Cappellaio Matto (c’è anche qui), Humpty Dumpty (in bilico sul muro, è un ometto a forma d’uovo protagonista di una filastrocca proverbiale), il Leone e l’Unicorno (simboli inglesi per eccellenza, grandi protagonisti dell’araldica), il Cavaliere instabile... Mancano tante cose, compreso il discorso sul sogno del Re (il Re dorme, sogna ed è di noi che sta sognando: se si dovesse svegliare, cosa accadrebbe di noi?).
Manca la canzone di Humpty Dumpty, che so ancora a memoria e che su richiesta posso ripetere in inglese (se siete disposti a sorvolare sulla pronuncia). La riporto qui come chiusura, ma senza cantare: perchè sono stonato ma soprattutto perché anche Humpty Dumpty non canta (se ne scusa con Alice, e io mi scuso con voi):
In winter, when the fields are white,
I sing this song for your delight.
In spring, when woods are getting green,
I'll try and tell you what I mean.
In summer, when the days are long,
perhaps you'll understand the song.
In autumn, when the leaves are brown,
take pen and ink and write it down.
(Humpty Dumpty, cap.VI “Through the Looking Glass”)

4 commenti:

lamontagnaincantata ha detto...

io preferisco il libro, però adoro il film che, tra tutti i Disney, ci piace di più (a me e a mia figlia)
ehilà, posso commentare solo qui sotto, per il resto, a parte la musica, conosco uno o due film ;)

Giuliano ha detto...

Ange, è l'unico libro in inglese che ho veramente letto e riletto! Con gli altri ci ho solo provato... Carroll sa essere leggero e profondo, come è capitato a pochissimi.
Il film è divertente, e tutto sommato abbastanza fedele: pensa che il prossimo (che sto scrivendo) sarà Pinocchio... Qui c'è veramente un abisso, tra Disney e Collodi.

Non preoccuparti! Leggi quello che ti va di leggere, è così che funziona.
:-)

spikette ha detto...

Ciao Giuliano, purtroppo devo ammettere di non aver mai letto Carroll, né in italiano né in inglese. Ho visto solo il cartoon Disney, che come ti dicevo mi dà tutt'oggi un'enorme angoscia. Credo che molto dipenda dal fatto che la sensazione dominante è quella dell'incubo, o almeno di quegli incubi (per me molto frequenti) dove si susseguono eventi che sfuggono al nostro controllo e alla nostra comprensione, ma che sembrano avere una logica ed un senso per tutti gli altri...

Giuliano ha detto...

E' vero, Carroll non è mica tanto tranquillizzante, "gli eventi sfuggono al nostro controllo e alla nostra comprensione" è una sintesi perfetta di "Alice". E' divertente, questo sì, ma un po' come Cappuccetto Rosso...
Ed è anche intraducibile: ci sono molte versioni italiane belle, ma l'originale inglese è un'altra cosa - la stessa cosa che capita con le poesie.