mercoledì 28 luglio 2010

Rosencrantz e Guildenstern sono morti

Rosencrantz e Guildenstern sono morti (Rosencrantz and Guildenstern are dead, 1990)Scritto e diretto da Tom Stoppard. Liberamente tratto dall'Amleto di William Shakespeare. Fotografia: Peter Biziou. Musica: Stanley Myers, Pink Floyd. Girato nel Castello di Brezice, in Slovenia. Con Tim Roth, Gary Oldman, Richard Dreyfuss, Iain Glen, Joanna Roth, Joanna Miles (117 minuti)

Nell’Amleto di Shakespeare ci sono tanti personaggi: Amleto, Laerte, Ofelia, Polonio, il Re, la Regina, lo Spettro del Re, i due becchini, Fortebraccio... Tutti importanti. E poi ci sono Rosencrantz e Guildenstern, i due amici di Amleto, suoi ex compagni di studi, chiamati a corte dalla Regina per capire cosa succede a questo benedetto figliolo. Ecco, se non avete letto l’Amleto, o se lo avete letto e non ve lo ricordate, questo film vi riuscirà incomprensibile: ed è il suo principale limite. Ma è un film del quale vale la pena parlare, per molti motivi.
Rosencrantz e Guildenstern, nell’Amleto, sono presenti in moltissime scene; ma non sono personaggi importanti. Shakespeare li usa, sempre rigorosamente in coppia, per fare da spalla ad Amleto; e, alla fine, li fa morire in modo goffo e quasi comico. E li fa morire lontani, fuori dal palcoscenico: della loro morte giunge appena la notizia, e quasi non ci si fa caso, visto tutto quello che capita e che sta per capitare. A Rosencrantz e Guildenstern non spetta nemmeno una morte degna di nota, niente applausi e niente di particolare da ricordare.
Un destino da comprimari, da personaggi incompiuti e appena abbozzati, che il drammaturgo inglese Tom Stoppard ha voluto provare a riscattare. Prima con una pièce teatrale, che ha avuto grande successo nei paesi anglosassoni, e infine con questo film del 1990, scritto e diretto dallo stesso Stoppard.
Stoppard racconta di aver voluto prendere i due e farli diventare una specie di coppia comica, quasi un duo sul tipo di Stanlio e Ollio; li vuole stralunati e un po’ goffi, turisti sperduti in questa tragedia dove sono stati chiamati, ma che non capiscono e della quale saranno vittime. Ne esce un esercizio di stile molto intelligente e divertente, dove non si sa mai bene chi è Rosencrantz e chi è Guildenstern (anche loro due faticano a ricordarselo), dove Rosencrantz (o era Guildenstern?) raccoglie una moneta d’oro, la getta in aria e viene testa; ci riprova, e viene ancora testa; ci riprova ancora, e ancora. In tutto, più di centosessanta volte esce testa: che il Tempo si sia fermato? che ci sia sotto qualche sortilegio, forse una di quelle cose “che ce ne sono molte di più in cielo e in terra di quante se ne citino nella tua filosofia, caro Orazio”. Una riflessione tutt’altro che banale sulla Verità, sulla Fortuna, sul Destino, sul Tempo...
E poi ci sono gli Attori, che sono il vero cuore del dramma messo in scena da Stoppard: gli Attori, che arrivano al castello di Amleto insieme ai due protagonisti. Il capocomico, quello che reciterà per Amleto “la morte di Gonzago”, è Richard Dreyfuss; i due studenti amici di Amleto sono Gary Oldman e Tim Roth, Amleto è Iain Glen, vestito come Laurence Olivier; e – forse non lo sapete ancora, è uno scoop – sono proprio Rosencrantz e Guildenstern, con la loro goffaggine, a provocare la morte di Polonio per mano di Amleto.
Una goffaggine che richiama i personaggi di Beckett e che, a posteriori, avrebbe forse meritato un Mr. Bean; ma che Stoppard risolve con eleganza, con ottimi attori, belle scene e bei costumi, e facendo rifare a Guildenstern (o era Rosencrantz?) storici esercizi di fisica, da Galileo e Archimede fino all’invenzione dell’aeroplanino di carta, che si concludono sempre con piccole e sorridenti catastrofi.
Un Amleto visto da prospettive insolite, insomma, di lato o di fianco, da una botola o da un corridoio, con i famosi monologhi interrotti sul più bello dal chiudersi di una porta; e che ha un altro protagonista nel castello di Brezice, in Slovenia, dove è stato girato il film – un luogo del cinema che si meriterebbe un post a parte.
Ci sono tante scene dell’Amleto in cui compaiono Rosencrantz e Guildenstern, e Stoppard le cita quasi tutte. Ma ce ne è una che a me piace molto, e che stranamente Stoppard elimina dal film. Me ne sto ancora chiedendo la ragione; comunque sia provo a rimediare pubblicandola qui.
William Shakespeare, Hamlet
atto terzo, scena seconda.
(traduzione di Alessandro Serpieri, ed. Feltrinelli)
Entrano gli Attori con i flauti.
Amleto: Oh, i flauti, fatemene vedere uno. Venite, appartiamoci - perché vi date da fare per venirmi sopravvento, come se voleste cacciarmi in una rete?
Guildenstern: Oh, mio signore; se la mia devozione è troppo ardita, il mio affetto è troppo indiscreto.
Amleto: Questo non lo capisco bene. Vuoi suonare questo flauto?
Guildenstern: Non ne sono capace, mio signore.
Amleto: Ti prego.
Guildenstern: Credetemi, non ne sono capace.
Amleto: Ti supplico.
Guildenstern: Non ne conosco nemmeno una nota, mio signore.
Amleto: E’ facile come mentire. Controlla questi fori con le dita e il pollice, dagli fiato con la bocca, e ti discorrerà la musica più eloquente. Guarda, queste sono le note.
Guildenstern: Ma non so comandarle a nessuna espressione d’armonia; non ne conosco l’arte.
Amleto: E allora vedete adesso, che cosa meschina fate di me. Vorreste suonare su di me, vorreste mostrare di conoscere le mie note, vorreste cogliere il cuore del mio mistero, suonarmi dalla mia nota più bassa fino alla più alta del mio registro; e c’è molta musica, voce eccellente, in questo piccolo organo, eppure non sapete farlo parlare. Credete che io sia più facile a suonare di un flauto? Chiamatemi lo strumento che volete, per quanto mi stuzzichiate per accordarmi, non potrete suonare su di me. (...)
(William Shakespeare, Amleto, atto III scena II)

4 commenti:

candida ha detto...

Ehi! quella scena piaceva anche a Majakovskij
"Memoria!
Raduna nella sala del cervello
le schiere inesaurivbili delle amate.
Da un occhio all'altro effindi il sorriso. D'antiche nozze travesti la notte.
Di corpo in corpo effondete la gioia.
Che nessuno dimentichi una simile notte.
Oggi io suonerò il flauto
sulla mia colonna vertebrale".

(credo che la trad sia di B. Carnevali, ho prestato il libro (Majakovskij, Poesie, a cura di G. Carpi, Bur 2008),e non posso controllare)

Giuliano ha detto...

E' uno dei punti più belli dell'Amleto, e di tutto Shakespeare. Mi chiedo come mai Stoppard l'abbia tagliata...(ma forse nel dvd originale c'è, io non sono riuscito a procurarmelo: un taglio del distributore italiano?).

Grazie per Majakovskij! Questa del flauto di vertebre è una cosa che mi dà sempre i brividi

ReeBee ha detto...

sapete per caso se il film è uscito in dvd?
grazie

Giuliano ha detto...

L'ho cercato anch'io...direi proprio di no, non nei negozi: bisognerà cercarlo su internet.