mercoledì 14 luglio 2010

E Johnny prese il fucile

E Johnny prese il fucile (Johnny got his gun, 1971). Scritto e diretto da Dalton Trumbo (1971) Fotografia: Jules Brenner Con Timothy Bottoms, Jason Robards, Donald Sutherland, Diane Varsi, Judy H. Chaikin, Kathy Fields, Eduard Franz, Byron Morrow Musiche originali di Jerry Fielding. Durata: 111 minuti

Se durassimo in eterno
tutto cambierebbe;
dato che siamo mortali
molto rimane come prima.
(Bertolt Brecht)
C’è una cosa divertente in questo film, ed è vedere Donald Sutherland che interpreta Gesù. Lo interpreta benissimo, ed è molto credibile: volto ispirato, amico e partecipe dei presenti, capelli lunghi e barba bionda, è uno dei sogni (o delle allucinazioni) del soldato gravemente ferito, sotto morfina, protagonista del film. Per il resto, si tratta di una delle storie più angosciose, e più grandi, mai raccontate. E’ un manifesto contro la guerra, contro tutte le guerre, scritto da uno dei maggiori scrittori di Hollywood.
«Ho molti treni da prendere, con molti morti. Ci sono tanti morti da seguire, troppi.» dice Gesù nel sogno del soldato, alla fine. Prima lo avevamo visto scherzare con amicizia, trasformando in whisky l’acqua del bicchiere di uno dei soldati, che ne aveva appena manifestato il desiderio (ma i soldati sono tutti morti, solo Johnny è lì come un estraneo, anche se ben accolto): “Dove hai imparato?” gli chiedono stupiti. “Oh, è una cosa che facevo ai matrimoni.” “Sai fare anche i trucchi con le carte?” “Certo.” risponde Gesù, e mostra un piccolo esempio delle sue capacità.
Il Johnny di Dalton Trumbo è angoscioso quasi come il libro. Girato nel 1971, è l’unica regia di Trumbo, scrittore e sceneggiatore epocale per Hollywood (tra i suoi soggetti, anche “Vacanze romane”), vittima principale della “caccia alle streghe” del senatore McCarthy, a causa della quale fu condannato a 11 mesi di prigione, nel 1950, per “attività antiamericane”. E certo non è bello mostrare cosa succede a un soldato che non muore in guerra, ma che non può nemmeno tornare a casa sua perché ormai nessuno potrebbe più riconoscerlo: è ancora vivo, ma non può comunicare con nessuno, in quello stato.
Un grande film, così come era grande il libro. La differenza sta nello stile: da regista, Trumbo adotta uno stile molto tradizionale, mentre da scrittore era stato molto più libero, scrivendo in modo da dar corso libero ai pensieri del giovane, senza altra punteggiatura che il punto fermo alla fine della frase. Rinunciare a quello stile di scrittura è una scelta ovvia: con il film l’importante è farsi capire, dal maggior numero di persone possibile. Ci è riuscito benissimo, Dalton Trumbo: il film è stato premiato e lodato, poi è sparito completamente e non se ne parla più. Mostrare la realtà è l’atto più pericoloso che esista, per un artista.
«I giovani si ammazzano in guerra perché non hanno una casa. I vecchi, loro stanno a casa a tenere acceso il focolare...» «Ognuno deve affrontare da solo la sua morte.» dice il padre (interpretato da Jason Robards) al ragazzo, in uno dei suoi sogni, che sembrano normali flashback, come quando Johnny confessa al padre di aver perduto la sua canna da pesca, alla quale teneva tanto; e invece, quasi senza farsi notare, assumono un carattere doloroso e inquietante.
Johnny ha lasciato a casa anche la fidanzata, e forse un figlio in arrivo, chissà. La vediamo in uno dei suoi ricordi, all’inizio, col “suocero” che li sorprende e invece di arrabbiarsi li manda nella stanza “per non fare qui certe porcherie”. C’è una scena molto simile in Heinrich Böll, “Opinioni di un clown”: come lo scrittore tedesco, anche Trumbo riesce ad essere dolce e semplice, e non è da tutti.
Nel finale, il ragazzo (mutilato e sfigurato, tenuto in vita solo per motivi sperimentali da un chirurgo che pensava che anche il suo cervello fosse danneggiato), scopre che può comunicare con l’esterno, grazie ai segnali Morse. Battendo la testa sul cuscino (è l’unico movimento che può fare, in quello stato) riesce finalmente a far capire che lì dentro, dentro a quel tronco straziato, c’è ancora un uomo. Johnny vorrebbe uscire, farsi vedere, far conoscere a tutti che cos’è veramente la guerra. Ma il generale accorso al suo lettino non glielo concede; Johnny, sconvolto, chiede di poter finalmente morire. Con lui, assieme al soldato che “traduce” dal Morse, c’è anche un prete, il cappellano militare. Sono tutti sconvolti, anche il Generale non sa più cosa fare e si rivolge al prete.
Il Generale: Gli dica lei qualcosa, padre.
Il Cappellano: No. Che cosa potrei dirgli?
Il Generale: Gli dica di avere fede, qualcosa del genere.
Il Cappellano: Non metterò mai alla prova la sua fede per queste sue stupidaggini.
Il Generale: (sguardo offeso) Lo sa che lei è un bel tipo?
Il Cappellano: E’ la sua professione che lo ha ridotto così, non la mia.
« Tutto quello che vogliono è farmi ripiombare in questa oscurità, per non dovermi vedere.», conclude Johnny, nei suoi pensieri.
David Soul (che diverrà famoso con “Starsky e Hutch”) è il soldato svedese, nella scena con Cristo; Diane Varsi è l’ultima infermiera; Eduard Franz è il colonnello medico che tiene in vita Johnny; Dalton Trumbo appare come uno degli oratori dal palco, Byron Morrow è il Generale.
Molto bella la musica di Jerry Fielding.
Metto qui di seguito alcuni passi tratti dalle ultime pagine del libro. Johnny ha avuto un’idea che sta dando i suoi frutti: può comunicare usando l’alfabeto Morse, muovendo la testa sul cuscino. Lo hanno finalmente capito, hanno tradotto il suo pensiero e gli hanno fatto una domanda, non delle più intelligenti: “Che cosa vuoi?”. Una domanda che lo lascia senza fiato. “Già, che cosa voglio?, - pensa il ragazzo - Cosa può mai volere un uomo nelle mie condizioni?”
«(...) Fatemi uscire pensava non voglio altro. Sono rimasto qui per anni e anni chiuso in una stanza dentro a un letto con pochi centimetri quadrati di pelle esposti all'aria. Adesso voglio uscire. Devo uscire. Non potete tenere un uomo sempre al chiuso in questo modo. Un uomo deve far qualcosa per essere sicuro di essere ancora vivo. Qui sono come un prigioniero e non avete il diritto di tenermi qui perché io non ho fatto niente di male. (...)Avrebbe anche fatto del bene in un certo senso. Sarebbe stato uno spettacolo educativo. La gente non avrebbe imparato certo l'anatomia da lui ma avrebbero cominciato a capire qualcosa sulla guerra. Era un'idea grandiosa concentrare la guerra in un unico moncone di uomo e mostrarlo alla gente perché vedesse la differenza che passa tra la guerra come la descrivono nei giornali e nelle campagne di propaganda per i prestiti di guerra e la guerra che viene combattuta nel fango soli contro le bombe. Improvvisamente si infiammò all'idea e quasi dimenticava il suo bisogno di aria e di avere gente intorno questa nuova idea era cosí fantastica. Si sarebbe messo in mostra per mostrare ai piccoli uomini quale poteva essere il loro destino e cosí facendo si sarebbe guadagnato da vivere e si sarebbe sentito libero. Avrebbe fatto un favore a tutti anche a se stesso. Avrebbe esposto se stesso agli sguardi dei piccoli uomini e delle loro madri e padri e fratelli e sorelle e mogli e fidanzate e nonni e nonne e avrebbe messo un cartello sopra di sé un cartello che diceva ecco la guerra concentrando in una massa di carne ossa e capelli tutto l'orrore della guerra in modo tale che nessuno l'avrebbe mai piú scordato finché viveva.
Cominciò a trasmettere che voleva uscire. La sua mente correva ben piú in là di quello che trasmetteva ma continuava ugualmente a battere il capo sul cuscino. Che cosa voleva? Glielo avrebbe detto subito che cosa voleva a quegli imbecilli. Glielo avrebbe detto avrebbe battuto parola per parola con tutti i punti e le linee necessarie ricordava benissimo l'alfabeto si sarebbe fatto capire. (...)Portatemi nelle scuole in tutte le scuole del mondo. Lasciate che i pargoli vengano a me non si dice cosí? Da principio grideranno e avranno gli incubi la notte ma poi si abitueranno perché devono abituarsi prima o poi ed è meglio che lo facciano finché son giovani. Riuniteli tutt'intorno alla mia cassa e dite tu bambina e tu bambino venite qui e date un'occhiata al vostro papà. Venite a guardarvi come ci si guarda in uno specchio. Da grandi diventerete cosí quando crescerete e diventerete dei grossi uomini forti sarete cosí. Avrete la possibilità di morire per il vostro paese. E se non morirete potreste tornare indietro cosí. Non tutti muoiono miei cari bambini.
Venite piú vicino per favore. Tu laggiú accanto alla lavagna che ti succede? Smettila di frignare sciocchina vieni qui e guarda questo bell'uomo che una volta era un soldatino. Ti ricordi di lui vero? Come non ti ricordi piagnucolona quando sventolavi le bandierine e tenevi da parte la carta stagnola e spendevi tutti i tuoi risparmi per comprare i francobolli della crocerossa? Vedi che te lo ricordi. Be' è lui il soldato che tu aiutasti. (...)Portatemi nelle università nelle accademie e nei conventi. Chiamate tutte le ragazze le belle ragazze giovani e sane. Mostratemi loro a dito dicendo ecco ragazze vostro padre. Ecco il ragazzo gagliardo della notte scorsa. Ecco il vostro figlioletto il vostro bambino il frutto del vostro amore la speranza del vostro futuro. Guardatelo bene ragazze in modo da non dimenticarvelo mai. (...)Portatemi davanti ai parlamenti alle assemblee ai congressi e ai consigli di stato. Voglio essere là quando parlano di onore e di giustizia e di salvare la democrazia nel mondo e fanno appello ai diritti dell'uomo e all'autodeterminazione dei popoli. Voglio essere là per ricordare loro che io non posso protestare perché non ho piú lingua e non ho piú bocca. Ma gli statisti ce l'hanno la lingua. E anche la bocca. Mettete la mia cassa di vetro sul tavolo dell'oratore cosí che ogni volta che lui ci batte sopra il martelletto io possa sentirne le vibrazioni. Poi lasciateli pure parlare di politica economica di embarghi di nuove colonie e di vecchi rancori. Lasciateli pure discutere della minaccia della razza gialla e delle responsabilità dell'uomo bianco verso la gente di colore e delle sorti dell'impero e del perché bisogna smontare il gioco della Germania adesso o di qualsiasi altra Germania futura. Lasciateli parlare del mercato sudamericano da dove il tal-dei-tali ci vuole estromettere e della nostra marina mercantile che non può competere e che diamine mandiamo una bella nota diplomatica molto seccata. Lasciateli parlare della necessità di aumentare le munizioni gli aeroplani le navi da guerra i carri armati e le riserve di gas perché naturalmente sono tutte cose che bisogna avere non si potrebbe vivere senza come diavolo faremmo a proteggere la pace senza le armi? Lasciateli formulare blocchi e alleanze e patti di mutua assistenza e garanzie di neutralità. Lasciateli scrivere note e ultimatum e proteste e accuse.
Ma prima della votazione prima che diano l'ordine a tutti i piccoli uomini di cominciare a uccidersi l'un l'altro dite all'oratore di battere il martelletto sulla mia cassa e indicandomi a dito pronunci le seguenti parole questo signori è l'unico problema che questo consiglio deve risolvere voi siete per questa cosa o siete contro? E se sono contro be' perdio lasciate che si alzino in piedi da veri uomini e votino. E se sono a favore impiccateli affogateli squartateli e mandateli in giro per le strade tagliati in tanti piccoli pezzi e poi buttateli in mezzo ai campi dove nessun animale decente oserà toccarli e lasciate che i loro resti marciscano là e non lasciateci crescere neanche un filo d'erba.
Portatemi nelle vostre chiese nelle vostre grandi imponenti cattedrali che devono essere ricostruite ogni cinquant'anni perché vengono distrutte dalla guerra. Portatemi dentro la mia cassa di vetro giú per la navata dove re preti spose e bambini da cresimare sono passati tante volte prima di baciare la scheggia di legno di una vera croce sulla quale fu inchiodato il corpo di un uomo che ebbe la fortuna di morire. Mettetemi alto sui vostri altari e invocate dio perché il suo sguardo scenda sui suoi poveri figli assassini i suoi cari adorati figli. Spargete su di me l'incenso che non posso sentire. Fatemi tracannare il vino sacramentale che non posso gustare. Biascicate preghiere che non posso udire. Compite gli antichi riti sacri che io non posso compiere senza braccia e senza gambe. Cantate in coro l'alleluia che io non posso cantare. Cantate cantate forte per me i vostri alleluia tutti i vostri alleluia per me perché io conosco la verità e voi no sciocchi. Sciocchi sciocchi sciocchi... (Dalton Trumbo, “E Johnny prese il fucile”, ed. Bompiani, trad. di Milli Graffi – finale del libro)

notizie su Trumbo, da wikipedia:
Dalton Trumbo (Montrose, Colorado, 9 dicembre 1905 - Los Angeles, 10 settembre 1976) è stato uno sceneggiatore, regista e scrittore statunitense. Membro della Hollywood Ten, un gruppo di professionisti del cinema che si rifiutarono di testimoniare davanti alla Commissione per la attività anti-americane (House Committee on Un-American Activities) nel 1947 su una sua presunta adesione al comunismo, fu comunque condannato soltanto per resistenza all'operato del Congresso, venne inserito nella lista nera e nel 1950 fu condannato ad 11 mesi di prigione. Trumbo iniziò la sua carriera cinematografica nel 1937; già negli anni Quaranta era uno degli sceneggiatori più pagati di Hollywood, grazie ad alcuni film fortunati e celebri come Kitty Foyle (Kitty Foyle: The Natural History of a Woman) (1940) di Sam Wood, per il quale ottenne una nomination al premio Oscar per la miglior sceneggiatura non originale, Missione segreta (Thirty Seconds Over Tokyo) (1944) di Mervyn LeRoy e Il sole spunta domani (1945) di Roy Rowland.
Dopo la sua iscrizione nella lista nera del governo si trasferì in Messico con Hugo Butler e sua moglie, Jean Rouverol, anch'essi iscritti nella lista. Qui Trumbo scrisse più di trenta sceneggiature sotto diversi pseudonimi, come Robert Cole e Jack Davis, tra i quali La sanguinaria (Deadly Is the Female) (1949) di Joseph H. Lewis, co-sceneggiato sotto il nome di Millard Kaufman. Vinse un Oscar per La più grande corrida (The Brave One) (1956) di Irving Rapper, firmata come Robert Rich. Nel 1960, con i due film epici Exodus di Otto Preminger e Spartacus di Stanley Kubrick ottenne un grande successo e molti riconoscimenti; venne reintrodotto "ufficialmente" nell'ambiente del cinema, senza più bisogno di firmarsi sotto falso nome, e venne anche reiscritto alla Writers Guild of America. Il romanzo contro la guerra E Johnny prese il fucile vinse il National Book Award (allora noto come American Book Sellers Award) nel 1939. Nel 1971 Trumbo stesso diresse l'adattamento cinematografico del romanzo, con Timothy Bottoms, Diane Varsi e Jason Robards. L'ispirazione per il romanzo venne a Trumbo quando lesse un articolo un ufficiale britannico che era stato orribilmente sfigurato durante la Prima Guerra Mondiale. Uno dei suoi ultimi film, Azione esecutiva (Executive Action) (1973) di David Miller, si basa su diverse teorie del complotto sull'assassinio di John Fitzgerald Kennedy.

(nel testo ho inserito alcune immagini di Dalton Trumbo: in una di queste c'è anche sua moglie Cleo)

6 commenti:

Gegio ha detto...

Il solito post chilometrico per un film che per un amico del DAMS è molto impressionante. Solo Fuori orario poteva riproporlo.

Off topic: Ti ho nominato nel mio Meme:
http://agegiofilm.altervista.org/?p=5797

Giuliano ha detto...

Ciao Gegio! i miei post sono così lunghi perché si tratta di appunti personali, nel senso che a me fa comodo avere delle schede con tutto quello che mi serve sottomano.
A me ha sempre fatto rabbia vedere un film, rimanere colpiti da qualcosa (musiche, citazioni, luoghi...) e poi non trovare niente di niente nelle recensioni e nei libri.
Oggi con internet le cose sono migliorate moltissimo, ma qualcosa si può ancora fare: per esempio, il lavoro che ho fatto su "Amadeus" non è difficile, ma anche nel dvd "celebrativo" non esiste una parola che sia una sulla vera storia di Antonio Salieri e della morte di Mozart...

Gegio ha detto...

Da poco ho imparato anch'io a scrivere almeno i primi pensieri sui film che sto guardando, ma se fossi come te non arriverei mai alla fine della visione.
A leggere in giro Amadeus sembra fatto bene, ma non sapevo della mancanza sulla vera storia.

Off Topic: ho ripensato alle 100 verità, quindi ecco le mie considerazioni (niente catena comunque):
http://agegiofilm.altervista.org/?p=5822

Giuliano ha detto...

Ciao Gegio! questi sono trent'anni di appunti...Il libro di Trumbo l'ho letto negli anni '70, pensa un po'. (tra un paio di mesi compio 52 anni).
(Penso che a quest'ora avrai già visto le mie cento risposte)

Ismaele ha detto...

ho letto il libro tanti anni fa, tascabili Bompiani, copertina verde, mi demdra.
mi aveva impressionato moltissomo, era (è) potente.
il film ancora non l'ho visto, ma ho idea che sia un'altra cosa, diversa, vero, come dici tu, che lo stile deve essere diverso.

Giuliano ha detto...

Qui siamo fortunati: libro e film dallo stesso autore. Penso che sia un evento quasi unico, a questi livelli.