lunedì 26 dicembre 2011

Werner Herzog ( II )

Pietà, rispetto e amore: con queste tre parole troviamo Macbeth, in un’aria famosa dall’opera di Verdi (fedelissima a Shakespeare) a riassumere ciò che ha perso con il suo comportamento, e che non potrà mai più ritrovare. Giunto al culmine della sua parabola, ormai in vista del finale della tragedia, il re di Scozia usurpatore si accorge di aver seminato intorno a sè soltanto odio e terrore; in più, Macbeth non ha avuto figli: tutto il suo darsi da fare è stato inutile, non solo ha perso il rispetto e l’amore del prossimo ma tutto quello che ha costruito passerà inevitabilmente in altre mani.
Pietà, rispetto e amore sono le parole con cui si possono riassumere le caratteristiche distintive del cinema di Werner Herzog: che ha lavorato spesso con attori problematici, con handicappati, in condizioni estreme, e sono sempre ben visibili la pietà, il rispetto, e l’amore per queste persone, e per tutte le persone con cui ha lavorato. Ed è ben strano, a prima vista, associare Herzog a queste parole: perché Herzog ha fama di persona difficile, e perché siamo abituati ad associare il suo cinema al ghigno terrificante di Klaus Kinski, l’attore con il quale ha girato cinque film, vale a dire i suoi maggiori successi. Ma così è, e per queste tre parole, pietà rispetto e amore, che guardo sempre a Werner Herzog con infinito rispetto, pensando a quello che si può fare anche rimanendo in mezzo a un ambiente puramente commerciale, conservando sempre dignità personale e autonomia. Nei decenni passati avevamo molte persone così, sia in ambito artistico che nell’industria che in politica (penso a Claudio Abbado, ad Adriano Olivetti, a Willy Brandt, per fare solo tre nomi); non mi rimane che sperare che tornino quei tempi, dopo il vuoto quasi totale degli ultimi vent’anni.
Di quasi tutti i principali film di Herzog ho già parlato per esteso fin dalla nascita di questo blog; aggiungo qui qualche appunto veloce che mi è rimasto in sospeso, contando di tornare prima o poi ad occuparmene.
Apocalisse nel deserto (Lektionen in Finsternis, 1992)
- Ho cominciato le riprese nei campi di battaglia della guerra del Golfo, quando sono arrivato bruciavano ancora i pozzi di petrolio. Sarà un percorso lungo un tappeto di mine, che sono circa diecimila. Voglio realizzare un film su questo nuovo scenario ambientale, un viaggio nel “parco nazionale di satana”. (...) Sì, è vero, amo il rischio portato all’eccesso ma non voglio mai mettere a repentaglio la vita degli altri. Anche in Kuwait, sono io a perlustrare i campi pieni di bombe: l’operatore mi segue a trenta metri di distanza.
- Ma chi è Herzog, un inguaribile romantico?
- No, forse sono come Fitzcarraldo, un conquistatore dell’inutile.
(intervista di Werner Herzog al corriere della sera 25.11.1991)
(questo film già da tempo nel blog, per esteso)

La grande estasi dell'intagliatore Steiner (1974)
Herzog ci parla sempre di cose differenti dalle immagini che ci mostra. Questo, apparentemente, è un documentario su un campione di salto con gli sci, lo svizzero Walter Steiner, girato nel 1973. In realtà: Steiner vola più degli altri, il trampolino è troppo lungo per lui, prende troppa rincorsa e rischia di finire fuori pista e farsi male. Ma, se la giuria mettesse il cancelletto di partenza più in basso, accorciando il trampolino, tutti gli altri saltatori otterrebbero misure mediocri. Steiner scende due posizioni più in basso degli altri e stravince la gara, anche se al primo salto si era fatto male, anche se in altre gare era stato squalificato per “salti troppo lunghi”. Un documentario esemplare, anche a non volerci cercare la luna. (marzo 1993) (una metafora dell’artista, delle difficoltà del bambino più dotato?)
Steiner è un amico personale di Werner Herzog, e appare anche come attore (una piccolissima parte) nel “Kaspar Hauser”: è uno dei tre giovani che prendono in giro Kaspar, nella prigione, mettendogli davanti una gallina. Werner Herzog racconta in una delle sue interviste di aver praticato il salto con gli sci, da ragazzo, con la speranza di poter diventare un campione; il titolo del film fa riferimento all’attività che dava da vivere a Steiner, la lavorazione del legno. A quel tempo, tutti i grandi atleti delle Olimpiadi erano non professionisti, studiavano o avevano un mestiere: qualcuno per finta, la maggior parte (specialmente in queste discipline) andava per davvero a lavorare, tra un allenamento e l’altro.
(è sul dvd di Cuore di vetro)
Anche i nani hanno cominciato da piccoli (1970)
Un film tutto interpretato da nani, ma come veri attori, e non come accade, per esempio, nel troppo famoso “Freaks” di Tod Browning, degli anni 30, da handicappati presentati ancora come mostri o fenomeni da baraccone. Superato quello che può essere lo sconcerto iniziale, diventa un film normale, da vedere, dove l’unico problema può essere una rappresentazione molto cruda della realtà: non certo per via dei nani, ma perché nel film sono presenti anche animali da cortile, galline, maiali, e chi ci ha vissuto insieme sa che questi animali hanno spesso comportamenti violenti nei confronti dei loro simili, soprattutto se tenuti in cattività o costretti in poco spazio. Non è bello, per esempio, vedere una gallina che mangia una sua simile: ma succede, e Werner Herzog la filma e tiene anche questa sequenza nel film.  Il soggetto è la ribellione di questo gruppo di persone, non mi sembra affatto una riduzione del Macbeth come è scritto da troppe parti ma è sicuramente una lotta per il potere, dopo la rivolta: siamo più dalle parti di Orwell, direi, o di qualche altra tragedia di Shakespeare.
Nel 1990 ne scrivevo così: E’ un film sconcertante: non per i nani, ma per la violenza (pensa ai polli!) e per la cattiveria così crudamente raccontate. Tolto questo, rimane un film con molte cose notevoli. La stanza con Pepe legato alla sedia, ghignante, per tutto il film, e il suo “custode” in stato d’assedio, è da antologia del cinema. Quasi tenero il “matrimonio” fra i due più piccoli. Alcune scene anticipano Greenaway (i due ciechi, la scrofa morta, la gallina cannibale...). Non so bene cosa pensare – Bosch? (maggio 1990)
Herzog racconta di aver fatto amicizia con molti degli attori di questo film, e di aver mantenuto a lungo contatti con alcuni di loro. Uno di questi attori, il più piccolo di statura, tornerà in una sequenza di “Kaspar Hauser”.
Paese del silenzio e dell'oscurità (Land des Schweigens und der Dunkelheit) (1971)
E’ un documentario sui sordi-ciechi, che comunicano solo con il tatto: se la diagnosi viene fatta per tempo, è possibile condurre una vita di relazione quasi normale. Uno dei film più importanti, tra quelli di Herzog, per comprenderne fino in fondo la personalità.
(in Italia è stato pubblicato da solo, su un dvd con questo titolo)
Futuro impedito (Behinderte Zukunft) (1970)
Documentario sui bambini handicappati in RFT, la Germania Ovest del 1970. Molto bello anche questo, soprattutto se si tiene conto della data: fine anni ’60, quando ancora parlare di handicap gravi non era così comune.
(è sul dvd di “Anche i nani hanno cominciato da piccoli)
La ballata del piccolo soldato (Ballade vom kleinen Soldaten) (1984)
Girato in Nicaragua nel 1984, racconta di un bambino soldato: qualcosa che purtroppo succede ancora, e che continua a succedere, in molte parti del mondo. Molte guerre sono state combattute da bambini e anche bambine, in Africa, in Asia; bambini di sette o dieci anni hanno ucciso, sono stati arruolati a forza e costretti a farlo. Qui siamo in un villaggio dell’entroterra del Nicaragua, tra i Miskito, e fin dall’inizio si rimane colpiti perché la prima sequenza è proprio sul bambino: seduto tranquillamente, e armato, fa partire un’audiocassetta dalla radio portatile che ha al suo fianco, e si mette a cantare insieme alla cassetta. La canzone, molto leggera e piacevole, parla d’amore: «Que te passa, niño?», “cosa ti succede, bambino?
(è sul dvd di “Aguirre”)
(continua)

2 commenti:

Amfortas ha detto...

Leggendo l'incipit del post mi è venuto naturale pensare a Verdi, ovviamente. Se ci pensi anche Verdi è stato un cantore del diverso, dal gobbo Rigoletto al meticcio Alvaro. Sino al "negro" Otello che ha sul viso quell'atro tenebror.
Ciao!

Giuliano ha detto...

sono assolutamente d'accordo. E mi stupisce che Herzog non abbia mai davvero fatto un film sul Macbeth, in passato...