lunedì 25 gennaio 2010

La carrozza d'oro ( II )

La carrozza d’oro (La carrosse d'or , 1952). Regia: Jean Renoír; Soggetto: liberamente ispirato a Le carrosse du Saint-Sacrement di Prosper Mérimée; Sceneggiatura: Jean Renoir, Renzo Avanzo, Giulio Macchi, Jack Kirkland e Ginette Doynel; Fotografia: Claude Renoir e H. Ronald; Scenografia: Mario Chiari e Gianni Polidori; Musica: Antonio Vivaldi adattato da Gino Marinuzzi; Interpreti: Anna Magnani (Camilla), Duncan Lamont (il viceré), Odoardo Spadaro (Don Antonio), Riccardo Rioli (Ramon), Paul Campbell (Felipe), Nada Fiorelli (Isabella), Georges Higgins (Martinez), Dante (Arlecchino), Rino (il dottore), Gisella Mathews (la marchesa Altamirano), Lina Marengo (la vecchia attrice), Ralph Truman (Duca di Castro), Elena Altieri (Duchessa di Castro), Renato Chiantoni (Capitan Fracassa), Giulio Tedeschi (Baldassarre), Alfredo Kolner (Florindo), Alfredo Medini (Pulcinella), i fratelli Medini (quattro bambini), John Pasetti (capitano delle guardie), William Tubbs (l'albergatore), Cecil Mathews (il barone), Fedo Keeling (il visconte), Jean Debucourt (il vescovo). Durata: 103’
“Era il letto più comodo di quella nave”, dice Camilla indicando la Carrozza al suo innamorato Felipe, con vivo rimpianto. Felipe le chiede di sposarlo; lei ne è contenta ma vorrebbe prima il successo, sia economico che come attrice.
Nella compagnia c’è anche Isabella: è molto giovane ma ha cinque figli, tutti vestiti da Arlecchino meno il piccolino nella culla. Questi piccoli Arlecchini e Arlecchine sono forse la cosa più bella del film, saltano fuori dappertutto, fanno capriole, ridono, piangono, stanno bravi e fanno chiasso: insomma fanno quello che fanno tutti i bambini da che mondo è mondo. La storia in sè, quella da riassumere nella trama, andrebbe avanti anche senza di loro: ma io dico che sono loro i veri protagonisti, alla faccia del Torero e degli innamorati di Camilla.
Il rimando d’obbligo, per i costumi, è Picasso.
La Magnani-Camilla interpreta Colombina nel suo debutto in Perù: è molto bello il suo numero allo specchio con Arlecchino (che è il papà di tutti i piccoli Arlecchini di cui si diceva). Il pubblico è quello che è, e quasi nessuno ha pagato il biglietto: ma bisogna pur cominciare. Poi entra nel teatro Ramon il Toreador, il vero idolo locale, che le ruba la scena; lei ne è indispettita e recita voltando le spalle al pubblico. Ramon ride di gusto per questa trovata, ed è il successo.
Il successo costa all’attrice l’amore di Felipe, che si arruola e parte a combattere gli indios, non senza essersi prima scontrato violentemente con il Torero, ormai suo rivale in amore a tutti gli effetti. Il fattaccio avviene dietro le quinte; sul palcoscenico, Arlecchino deve combattere con i diavoli dell’inferno ma chiama invano Colombina in suo soccorso. Colombina-Camilla non può arrivare sul palcoscenico perché è trattenuta dietro le quinte dai due suoi pretendenti che litigano; ma poi li manda al diavolo tutti e due.
Sul palcoscenico, lo spettacolo continua: dopo aver chiamato invano a piena voce Colombina, Arlecchino invoca sottovoce: “Camilla!!”; il pubblico se ne accorge e ride. A questo punto, entra in scena Balanzone: qualcosa bisogna pur fare. Balanzone inciampa e cade (un numero di grande repertorio) e lo spettacolo va avanti. Camilla sta ancora litigando dietro le quinte con Felipe; finirà a schiaffoni e Felipe andrà lontano ma ora Camilla ha l’oro e il successo, e il Vicerè e il Toreador ai suoi piedi.
Ma intanto la compagnia viene invitata a corte. Tutto è molto diverso, il pubblico è più composto, sussiegoso. Il Vicerè in persona invita Camilla in privato, lei non vuole andare. Ma il Capocomico insiste: come si fa a non andare? Ne va del futuro della compagnia.
Ma poi Colombina-Camilla ride del Vicerè quando si toglie la parrucca: quelle parrucche facevano davvero un gran caldo, non se ne poteva più. Dunque si era appartato per quello, per togliersi in pace la parrucca? E lei che temeva, che pensava... Era stanca e contrariata, ma ora ride con la bella risata piena della Magnani, e il Vicerè ride con lei.
- Siamo qui tutti per l’oro, - dice il Vicerè – se stiamo qui è solo per quello...E la porta sulla Carrozza, dove lei ha dormito per tutto il viaggio e dove ha perduto un pettine, che ritrova. Ma la simpatica conversazione è interrotta dal Capocomico, che appare con tutta la compagnia:
- Vogliate perdonare, stiamo cercando la signora Camilla.
- Eccola qua, - dice sorridente il Vicerè; e indica gli attori con un ampio gesto. – Il vostro mondo, Camilla.
E Camilla si ricongiunge alla compagnia, al mondo a cui appartiene.
Ma il Vicerè l’ha presa molto sul serio, si reca a casa dell’attrice e viene ricevuto a cena (fuori c’è il Torero che fa una serenata). Con Camilla, il Vicerè si sente a suo agio: è un uomo giovane, in fin dei conti, e Camilla è molto più divertente delle sue solite nobili amanti.
Si trova così bene che ad un certo punto le regala la Carrozza, suscitando lo scandalo generale.
I nobili dicono al Vicerè che è un rivoluzionario, che è attraverso di lui che la rivoluzione sta arrivando, proprio per questo suo gesto di donare il Simbolo; e lo vogliono destituire. Il vicerè vuol tassare i nobili? Scandalo! I nobili non hanno mai pagato tasse. Il Vicerè vuol forse far pagare a loro la carrozza con la scusa dei soldati e delle spese militari? Ma poi tutti vogliono la Carrozza, vogliono almeno farci un giro. Ma il Vicerè spiazza tutti: la Carrozza fu ordinata in tempo di pace, ora i soldi servono davvero per la guerra. La carrozza la pago io, dice il vicerè, ma d’ora in avanti ne farò quello che mi pare e piace. (Sono tutti ricchissimi, con l’oro del Perù)
Invano il Vicerè, orgoglioso, spiega che pagherà di tasca sua la Carrozza, che non ci sarà nessuna spesa per lo Stato; ormai la decisione di rimuoverlo è presa, c’è già il suo successore, manca solo l’avallo del Vescovo a cui spetta la decisione (gravissima) in questi casi. Il Re è in Spagna, lontano: è il potere religioso ad avere l’ultima decisione nelle questioni gravi.
E già i servitori si apprestano ad abbandonare il vecchio Vicerè per passare al nuovo; ma non per tutti è così, a molti dispiace vedere passare di mano il potere, che per di più sarà nelle mani di un arrogante e non di un gentiluomo come è adesso.
E’ la messa in scena del Potere e dei suoi riti. Non tutti i servi e i cortigiani sono pronti a cambiare bandiera quando cambia il vento: “Non mi piace il Duca” “Neanche a me” dicono due della Corte, quando sembra ormai chiaro che il Viceré debba essere messo da parte, nel finale ( ma non sarà così, perché Camilla donerà la carrozza al vescovo).
“Fuori di qua, fuori, a respirare l’aria! Aria pura!”E Camilla si reca a corte e prende possesso della Carrozza, (“un simbolo”, come l’aveva definita poco prima il Vicerè) mettendoci dentro tutti i Commedianti, i bambini, portandola in mezzo al popolo e ai poveri. E vanno in giro felici. (Una scena che mi ricorda Pirandello, i Giganti della Montagna)
La Magnani è il popolo, è quanto di più popolano si possa trovare fra gli attori: per questo è stata scelta da Renoir come protagonista.
Con la Carrozza, Camilla porta tutti alla corrida, dove c’è Ramon. La corrida la vediamo solo sul volto di Camilla, come in Bresson e come a teatro. Quando il torero la bacia, Camilla dice “Finalmente trovo un uomo vero. Un uomo semplice... non ha niente dentro – niente di complicato, intendo.”
L’altro innamorato, Felipe, non fa parte del teatro, è figlio di un armaiolo e diventa ufficiale in Perù dopo aver lasciato Camilla. Lo ritroviamo nel finale, racconta che ha imparato a conoscere gli indiani, che non sono barbari ma persone migliori di loro, che vuole abbandonare la civiltà; e chiede a Camilla di andare con lui. Lei è contenta, vorrebbe portare anche la Carrozza – ma lì non ci sono strade, come si fa? Ma, ora che ha l’amore, Camilla è disposta a rinunciare a tutto.
I tre innamorati, il Torero, Felipe e il Vicerè, si troveranno per puro caso tutti insieme nella stessa stanza, in casa di Camilla. E’ il momento delle decisioni, e i tre uomini, molto delusi, lasciano cadere le loro rivalità. Camilla faccia quello che vuole, loro si ritirano: tutti e tre.
Infine, quando tutto sembra deciso, giunge il Vescovo: e Camilla è con lui. Camilla ha donato la Carrozza alla Chiesa, e così facendo ha salvato il Vicerè, che riceve una nuova investitura.
Nel discorso di ringraziamento del Vescovo, molto solenne, la Carrozza d’Oro è correlata alla morte: d’ora in avanti servirà per il soccorso estremo. E Camilla canterà nella Messa solenne.
Il Vescovo è il deus ex machina della vicenda, il suo arriva salva tutti e risolve la situazione altrimenti compromessa; e tutto il suo discorso è molto importante per la comprensione del film.
Ma il sipario a questo punto si chiude, rimangono soli Camilla e il Capocomico (un grande attore di teatro, Odoardo Spadaro):
“Non perdere il tuo tempo nella vita reale!” dice il Capocomico a Camilla, quando tutte le illusioni (il Vicerè, il Torero, Felipe, la Carrozza) sono scomparse. “Solo nelle due ore della recita tu diventi te stessa”.
- E il Vicerè, e Felipe, e il Toreador?
- Spariti. Ora fanno parte del pubblico. Li rimpiangi?
- Un poco.
E tutto ritorna al Teatro, come all’inizio del film; e forse dal Teatro non ci eravamo mai mossi, luci e colori sono svaniti, si riprenderà domani alla stessa ora, come capita spesso anche nella nostra vera vita.
Alcune note sparse:
- Camilla dice: “Ho successo, ma solo come attrice...come donna rovino tutto” (è un discorso molto simile a quello che farà lo Stalker di Tarkovskij, un quarto di secolo dopo).
- Renoir si muove tra Velazquez e Tiepolo, Caravaggio e Picasso. Scene e costumi sono molto belli, meravigliosi i bambini. E non si possono dimenticare le porte che si aprono e si chiudono, l’andare e venire dalle stanze, come fra le quinte del teatro: anche questo è un tratto tipico del cinema di Jean Renoir, che rimanda direttamente a “La regola del gioco”
- La Magnani canta e balla, come faceva in teatro con Totò: tra i suoi numeri la “tarantella dei maccheroni” e la canzone (goldoniana?) “Giubilo d’essere vedova, gaudio d’essere libera...” E recita almeno tre volte il tormentone del pasticcio di porco: una cena molto popolare, che mi rimanda direttamente ad antiche letture del Capitan Fracassa di Gautier, con la barca dei comici sempre pronta a far festa con cibo e vino non troppo complicati.
La musica è lo specchio del film, e lo rispecchia completamente: è un Vivaldi trasferito a Napoli, mischiato e confuso con Pergolesi, un puzzle di musiche difficile da ricostruire, compilato dal grande direttore d’orchestra Gino Marinuzzi. Il riferimento d’obbligo è al Pulcinella di Stravinskij, o a Respighi.
Ascoltiamo un clavicembalo ancora pesante, prima della riscoperta degli strumenti originali: quello di Wanda Landowska e dei tentativi novecenteschi di Manuel de Falla.
E’ cambiata la percezione di Vivaldi, che allora sembrava fatuo e leggero, quasi inconsistente. Oggi sappiamo quanto può essere drammatico, e quanto ha scritto per il teatro; e forse Renoir lo aveva già capito.
Anche la percezione del teatro è cambiata: il teatro oggi non è più una forma popolare, ma un passatempo per pochi; gli attori sono spesso figli di papà, non più gente semplice e povera.
Il Potere, quello è rimasto uguale: non tanto nella figura del Vicerè, quanto in quella della sua corte. Nella vita reale, il Vicerè è stato davvero destituito, e oggi comanda (un po’ dappertutto) quell’arrogante del Duca.
Anche le nostre illusioni sono svanite da un pezzo, sono durate una quarantina d’anni – non poco, ma un giro sulla Carrozza i poveri e i semplici l’hanno fatto davvero. E chissà dove è finita oggi la Carrozza d’Oro: forse giace dimenticata in qualche deposito polveroso, come l’Arca dell’Alleanza di Steven Spielberg.

4 commenti:

Christian ha detto...

Ce l'ho qui da molto tempo in attesa di visione, ma finora ho sempre rimandato. Di Renoir conosco solo i film degli anni trenta (come "Boudu salvato dalle acque", "La grande illusione", "La regola del gioco"), ma questo mi incuriosisce, anche per la presenza della Magnani, la commistione teatrale e fiabesca, i costumi e le scenografie che si vedono nelle immagini che hai messo...

Giuliano ha detto...

Spero che tu ne abbia una copia decente! I colori originali sono bellissimi, ma io mi sono dovuto arrangiare con un'antica vhs.
Questo film non l'ho capito per tanti anni, in particolare non avevo mai capito cosa c'entrasse la Magnani... Ma poi gli anni passano, e a qualcosa serve, il passare del tempo.
Non ho citato Ferruccio Soleri, Le baruffe chiozzotte, eccetera: li dò per scontati...

dianapasetti ha detto...

Per caso incontro questo sito.Mi riporta ai tempi della mia infanzia. Uno degli attori del film era mio padre (John Pasetti) di lui sto iniziando a parlare sul mio sito...le foto inedite del film saranno molte...e anche le foto di Anna Magnani inedita con dedica su photos dal 1945 in poi... storia della sua amicizia con John...Jean Renoir era di casa da noi...e tanto altro... un gran lavoro da fare ma ho quasi tutto pronto...qualche giorno ancora e poi "CIAC"...venitemi a trovare

www.volinelluniverso.com.

Diana Pasetti

Giuliano ha detto...

Con molto piacere! Gli attori e le attrici di questo film sono tutti molto belli e piacevoli, andrò a vedere com'era John Pasetti. Come dicevo prima, non ho il dvd e mi sono dovuto arrangiare - rimedierò appena posso, per adesso volevo solo tornare a parlare del film, e di Jean Renoir: l'ho sempre immaginato come una persona molto bella, come Octave insomma.