mercoledì 20 gennaio 2010

Apocalisse nel deserto

Lektionen in Finsternis (Apocalisse nel deserto, 1992). Scritto e diretto da Werner Herzog. Fotografia di Paul Berriff e Rainer Klausmann. Prodotto da Werner Herzog, Lucki Stipetic, Paul Berriff. Documentario sulla guerra in Kuwait del 1991. Durata: 50 minuti.

Subito dopo la guerra del 1991, con l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq di Saddam Hussein che provocò l’intervento di George Bush senior (e anche il nostro), Werner Herzog si reca in Kuwait e filma quello che vede. Ne esce un documentario magnifico e terribile, dove le immagini non necessitano di commento. Oggi, quasi vent’anni dopo, è l’Iraq intero a essere devastato: i pozzi di petrolio incendiati sono stati spenti, ma quella guerra non è mai finita. E mi trovo a pensare che, dopo la seconda guerra in Iraq, non si è fatto un film come questo. Una simile ondata emotiva c’è stata, ma per le Torri Gemelle: lì i film sono stati fatti, ma i morti civili in Iraq superano di gran lunga quelli della tragedia delle Torri. Forse all’immaginario collettivo faceva più comodo pensare alle statue di Saddam Hussein buttate giù dai piedistalli; e di certo un dittatore che cade è un’ottima cosa, ma in Iraq bombe e stragi sono continuate, non è successo come da noi quando cadde il nostro Saddam Hussein, nel 1945, e da allora si visse subito in pace.
E’ un discorso che porterebbe lontano, e che non mi sento proprio di fare. Mi limito a sottolineare la grande bellezza del film, davvero fuori dal comune (una bellezza tragica, che ricorda molto “Koyaanisqatsi” di Godfrey Reggio: ma Herzog gira questi film da sempre, fin dai suoi inizi dagli anni ‘60), e riporto soltanto le musiche che lo commentano, scelte con grande finezza da Herzog. Mi piace fare questo lavoro perché non tutti conoscono queste musiche, le scelte di Herzog sono sempre molto mirate e mai banali; e anch’io a tante cose non sarei mai arrivato se non ci fosse stato l’elenco delle musiche nei titoli di coda.
Il film inizia con una citazione scritta: « Al pari della Creazione, anche la morte del sistema solare avverrà con maestoso splendore.» (Blaise Pascal).
Le musiche, nell’ordine in cui appaiono :
1) Richard Wagner, l’inizio da “L’Oro del Reno” (come già in “Nosferatu”), abbinato agli incendi nel Kuwait.
2) Edvard Grieg, musiche di scena per il Peer Gynt di Ibsen, per il panorama su Kuwait City.
3) Richard Wagner, preludio all’opera “Parsifal” per “Dopo la battaglia” (volo d’uccelli, ossa nel deserto)
4) Sergej Prokofiev, Sonata per due violini op.50, per la stanza della tortura.
5) Arvo Pärt, Stabat Mater, per i laghi di petrolio “che imitano l’acqua nell’aspetto”.
6) Richard Wagner, dall’opera “Il crepuscolo degli dèi” (la morte di Sigfrido), per l’evocazione dell’Apocalisse , il fumo e il fuoco.
E’ senza musica la lunga sequenza dello spegnimento dei pozzi, prima con l’acqua e poi con gli esplosivi. Come è mostrato nel film, per spegnere un pozzo di petrolio si usa l’esplosivo: il getto d’aria seguente all’esplosione spegne la fiamma come quando si soffia su una candela.
La sequenza è tutta dedicata al lavoro dei pompieri che hanno spento le fiamme dei pozzi di petrolio, fatti incendiare a centinaia da Saddam Hussein quando dovette ritirarsi dal Kuwait.
7) Giuseppe Verdi, dalla Messa di Requiem (il brano “Recordare Jesu Piae”) per le ruspe in azione, viste come giganti o come spettrali dinosauri.
8) Franz Schubert, “Adagio per pianoforte, violino e violoncello in mi bemolle maggiore D897” (in passato indicato come “Notturno op.148)”, per la chiusura dei pozzi. Arriva il momento degli idraulici, dopo tutto quel lavoro per i pompieri. Spento l’incendio, si ferma il getto di petrolio.
9) finale: i pompieri riaccendono un pozzo, per loro ragioni di servizio. Qui parte la musica di Gustav Mahler, “O Röschen Rot” dalla Sinfonia n.2, che accompagna i titoli di coda. Mi permetto di riportarne il testo cantato, che proviene dalle poesie popolari tedesche raccolte ai primi dell’Ottocento dai poeti tedeschi Armin e Brentano in un volume intitolato “Des Knaben Wunderhorn”, tradotto generalmente come “Il corno magico del fanciullo”. Il “corno magico” è in realtà una lunga conchiglia a spirale, la mitologica cornucopia che era piena di tesori senza fine. Mahler ha musicato molte di queste antiche poesie, sono testi profondi e toccanti da leggere con attenzione.
URLICHT (Luce originaria)
O Röschen rot !
Der Mensch liegt in größter Not !
Der Mensch liegt in größter Pein !
Je lieber möcht ich in Himmel sein !
Da kam ich auf einen breiten Weg;
Da kam ein Engelein und wollt mich abweisen.
Ach nein! Ich ließ mich nicht abweisen !
Ich bin von Gott und will wieder zu Gott !
Der liebe Gott wird mir ein Lichtchen geben,
Wird leuchten mir bis in das ewig selig Leben !
(O rosellina rossa! L'uomo si trova in estrema difficoltà! L'uomo si trova in estrema afflizione ! Come preferirei essere in cielo! Giunsi poi su una strada larga, giunse poi un angioletto che voleva respingermi. Ah no ! Io non mi feci respingere! Sono venuto da Dio, e da Dio voglio ritornare! L'amato Dio mi darà una piccola luce, che brillerà per me fino alla vita eternamente beata ! ) (tratto da“ Des Knaben Wunderhorn“ )

Rimane da parlare del titolo originale del film: «Lektionen in Finsternis», alla lettera Lezioni (ma anche “Letture”) nelle tenebre. E’ anche questo un titolo che ha origine musicale, legato ai riti cattolici della Settimana Santa: le tenebre di cui si parla sono quelle che calarono sul Gòlgota alla morte di Cristo, ma il rito è molto più complesso e il suo significato non si esaurisce qui.
Il rito cattolico, “Lectiones in matutino tenebrarum”, prevede tre serate di preghiera in chiesa, davanti a un particolare candeliere triangolare detto “saetta”. Le candele che trovano posto sulla “saetta” sono molte, e vengono spente ad una ad una fino a rimanere nel buio. L’ultima candela, ancora accesa, viene portata dietro all’altare e servirà per illuminare il percorso durante l’uscita.
Il numero delle candele starebbe ad indicare le persone presenti sul Golgota (la Madonna, gli apostoli, le donne...), ma vi sono diverse interpretazioni in proposito e la simbologia è molto complessa. Nelle tre serate si cantano i Salmi, le Lodi, il Benedictus; durante l’uscita si fa rumore, “strepitus”, con bastoni e con appositi strumenti. Pare che lo “strepitus” serva ad indicare il terremoto seguente alla morte di Cristo sulla Croce, così come è descritto nel Vangelo. Alla fine del rito, l’usanza è intonare un Miserere: a Roma, anche per la sua grande bellezza, era cantato e suonato quello famosissimo composto da Gregorio Allegri (1582-1652).
E’ un tema che nel corso dei secoli è stato musicato da molti compositori, così come la “Messa da Requiem”: qui ascoltiamo un brano da quella grandiosa e commossa di Giuseppe Verdi, ma il Requiem (qui inserito molto a proposito, Herzog è sempre molto cosciente di quello che fa) esiste anche nelle versioni di Mozart, di Brahms (“Ein Deutsches Requiem”), eccetera.
In particolare, per gli appassionati di Werner Herzog, le “Lezioni delle tenebre” si ascoltano in “Fata Morgana”, un film molto simile a questo (ma senza guerre né catastrofi in corso) girato nel 1970: la musica è di uno dei più grandi di tutti i tempi, il francese François Couperin: Leçons des Ténèbres, n.12.

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