venerdì 1 novembre 2019

Un certo giorno


Un certo giorno (1969) Regia di Ermanno Olmi. Scritto da Ermanno Olmi. Fotografia di Lamberto Caimi. Interpreti: Brunetto Del Vita, Lidia Fuortes, Vitaliano Damioli, Giovanna Ceresa, e altri. Durata: 104 minuti.

Un dirigente d'azienda ha una crisi cardiaca e deve stare a riposo; il collega e amico che è al suo fianco si vede spianata la via verso la posizione di amministratore delegato. Nel frattempo conosce e frequenta una donna giovane e bella appena conosciuta in ufficio (ha già moglie e figlia adulta); l'amico dirigente si rimette dalla malattia e gli confessa che ha deciso di non tornare più in azienda. Tutti gli ostacoli sono quindi scomparsi e il futuro promette bene, ma ecco un incidente stradale improvviso, un morto e un processo, tutto viene rimesso in discussione. Alla fine, il protagonista del film (che lavora in un'agenzia di pubblicità ed è sui cinquant'anni) verrà assolto nel processo perché non ha colpe nell'incidente; lascerà la giovane donna e tornerà in famiglia dalla moglie che gli vuol bene. Non si dice nulla del suo lavoro futuro ma le prospettive sono cambiate, forse la vecchiaia si avvicina.
L'ambiente di lavoro è quello della pubblicità, dove si discute per ore e con serietà assoluta sul nulla. Olmi mostra bene questo mondo, che conosce perché ci ha lavorato, e forse sul mio giudizio influisce molto ciò che è successo nei quarant'anni successivi, anche in politica purtroppo. Forse il film quando uscì non dava quest'impressione, ma certo vedere all'opera il Consiglio di Amministrazione di un'agenzia pubblicitaria non è un bello spettacolo: la scemenza e i luoghi comuni regnano sovrani, le parole perdono il loro senso, gli oggetti sono intercambiabili, basta cambiare l'etichetta et voilà. Ci si rivolge a degli idioti, insomma: i pubblicitari ci prendono tutti per idioti e a un certo punto bisogna ammettere che è vero, visto da oggi sicuramente. Si fanno inchieste di mercato intervistando un po' di persone qua e là per le provincie, e girano molti soldi, "cifre a nove zeri" intorno a questo nulla ben descritto da Olmi con la solita semplicità e con il suo affetto verso i personaggi, nonostante tutto.
 

Un altro punto importante: al processo, l'avvocato sconsiglia al protagonista di dire le cose come sono successe, e cioè che non aveva visto il carrettino a mano. Dovrà dire: l'ho visto, ho suonato il clacson, ho effettuato il sorpasso come da codice, eccetera. La sostanza non cambia, la colpa non c'è in nessuna delle due versioni, ma non si può dire la verità. Se dici la verità, rischi. Ed è un'altra delle osservazioni di Olmi, sottotraccia, quasi come se fosse cosa da poco, una banalità; ma non lo è, e lo so anch'io per esperienza diretta. Un mondo di dissimulatori, questo è il mondo felice in cui viviamo; se dicessimo la verità chissà cosa succederebbe. Anche alla moglie non si racconta tutto, nemmeno se lei ti vuol bene. Eccetera.
Con "Un certo giorno" Ermanno Olmi anticipa Kieslowski (Il Decalogo, Destino) nel mettere insieme tante piccole variabili della nostra vita quotidiana. Olmi va a toccare l'imponderabile: cosa succede veramente nelle nostre vite? Non riusciamo mai a venirne a capo, gli eventi si succedono, malattie e successi, nascite e morti, il lavoro, gli amici... tutto legato a piccole cose imponderabili che alle volte chiamiamo destino. "Destino" è anche il titolo di un film di Kieslowski, che uscirà dieci anni dopo e che a sua volta anticipa il più famoso "Sliding doors", un remake americano dove tutto viene semplificato e che quindi avrà maggior successo.
Di tutto questo, colgo in rete un frammento di Mereghetti dove si dice solo che Olmi è cattolico, la famiglia, eccetera; vale a dire che anche un critico di valore come Mereghetti può non capire cosa succede in un film, e ragionare per stereotipi (pericolo sempre in agguato).
 

Protagonista è Brunetto Del Vita, accanto a lui nessun attore professionista tranne Walter Valdi che appare nel finale come avvocato (meridionale) e che qui era molto giovane. Lidia Fuortes, l'intervistatrice, è molto bella e molto brava, ricorda Paola Pitagora ed è strano che non abbia continuato. A livello personale provo nostalgia, e anche un po' di dolore, nel vedere Milano com'era (la passeggiata nel parco Sempione, la sera) e cioè un posto vivibile e abitato da ottime persone. Musiche di Gino Negri, piuttosto belle come suo solito.

 
PS: il film è tutto a colori; purtroppo non ho potuto fare il solito lavoro sulle immagini e ho raccolto qualche immagine in rete. Ricordo che i miei testi sono liberi e disponibili a chiunque, e che lo scopo di quello che ho scritto qui, nel mio piccolo, è di cercare di non far dimenticare Ermanno Olmi e il suo cinema.

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