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venerdì 28 febbraio 2020

L'ingorgo (Comencini)



L'ingorgo (1979) Regia di Luigi Comencini. Scritto da Comencini, Maccari e Zapponi. Fotografia di Ennio Guarnieri. Musiche di Fiorenzo Carpi. Interpreti: Alberto Sordi, Orazio Orlando, Annie Girardot, Fernando Rey, Marcello Mastroianni, Gianni Cavina, Stefania Sandrelli, Ugo Tognazzi, Angela Molina, Gerard Depardieu, Patrick Dewaere, Miou Miou, Harry Baer, Ciccio Ingrassia, Nando Orfei, Josè Sacristan, Solvi Stubing, Giovannella Grifeo, e molti altri. Durata: 120 minuti

"L'ingorgo" di Comencini è un film terribile e di grande pessimismo, purtroppo per noi ancora molto attuale. Le automobili rimangono bloccate sull'autostrada, nessuno ne conosce il motivo ma non si riesce più a ripartire, quasi come in "L'angelo sterminatore" di Buñuel ma senza il finale liberatorio. Ci sono molti momenti leggeri, buone battute, ma si capisce bene come questo film, uno dei capolavori del cinema italiano, sia stato immediatamente rimosso e dimenticato. "Rimosso" è un termine della psicoanalisi: la rimozione, secondo la definizione di wikipedia, è un meccanismo psichico che allontana dalla coscienza desideri, pensieri o residui mnestici considerati inaccettabili e intollerabili dall'Io, e la cui presenza provocherebbe vergogna.
Più che comprensibile, dunque, che nelle rievocazioni della "commedia all'italiana" sui canali commerciali "L'ingorgo" sia il grande assente: vorrai mica cominciare a far pensare gli spettatori?
 
 
Gli attori sono molti: Alberto Sordi fa coppia con Orazio Orlando (un deputato e il suo factotum), Annie Girardot con Fernando Rey (coppia innamoratissima anche dopo 40 anni, che finirà con il litigare). Marcello Mastroianni interpreta un attore famoso che per sfuggire al caldo si rifugia a casa di un ammiratore (Gianni Cavina) e di sua moglie (Stefania Sandrelli): Cavina gli mette la moglie nel letto pur di avere una raccomandazione per un posto a Cinecittà. Il trio formato da Ugo Tognazzi, Angela Molina e Gerard Depardieu mostra la tresca fra un quasi senatore e la giovane moglie di Depardieu. Poi ci sono Patrick Dewaere, Miou Miou, Harry Baer, Ciccio Ingrassia (moribondo sull'ambulanza bloccata nel traffico, ma vispo), Nando Orfei (padre di famiglia alle prese con l'aborto della figlia), Solvi Stubing, Giovannella Grifeo, e molti altri.

Alcune scene sono inevitabilmente invecchiate, altre sono ancora di grande attualità: personalmente sottolineo la battuta "più strade fanno più macchine ci sono in giro", tragicamente vera, sempre più vera in questo 2020 in cui si continuano ad aprire nuove strade per far arrivare il traffico anche dove prima non c'era. Si può fare qualche parallelo con "Prova d'orchestra" di Fellini, altrettanto tragico e altrettanto incompreso; ma se nel film di Fellini c'è una via d'uscita, seppure preoccupante, nel film di Comencini lo stallo permane fino alla fine, dando luogo anche a comportamente violenti e aberranti. E' terribile la scena dello stupro di gruppo, con i tre uomini armati che assistono e non muovono un dito: sono armati "per la sicurezza, con tutti i delinquenti che ci sono in giro", ma non fanno nulla per impedire la violenza che viene compiuta davanti ai loro occhi.
 

Nel finale, a 1h40 dall'inizio, il vispissimo Ciccio Ingrassia muore però nell'ambulanza, ferma anch'essa nell'ingorgo, senza poter raggiungere l'ospedale; l'orazione funebre viene assegnata a un uomo sui trent'anni (l'attore si chiama Josè Sacristan) che non sembra un prete ma una persona come tante, e che comunque Alberto Sordi chiamerà reverendo:
l'uomo: Noi ti ringraziamo, Signore, di aver chiamato a te e accolto nel tuo seno quest'uomo, togliendolo dai disastri del mondo. Salvaci, o Signore, salvaci dalla plastica, salvaci dalle scorie radioattive, salvaci dalla politica di potere, salvaci dalle multinazionali, salvaci dalla Ragion di Stato, salvaci dalle parate, dalle uniformi e dalle marce militari, salvaci dal disprezzo per i più deboli, salvaci dal mito dell'efficienza e della produttività, salvaci dai falsi moralismi, dalle menzogne della propaganda, Rispettate la Natura, amate la vita, congiungetevi carnalmente nel rispetto del prossimo, fornicare non è peccato se è fatto con amore. Amen. (segno di croce)
Sordi: Permette, reverendo? Ho ascoltato le sue parole, sono bellissime. Io controllo una casa editrice, le piacerebbe collaborare?
l'uomo: No, grazie. (si allontana)
Sordi: (perplesso) Ma perché?
 
Il film si chiude con la storia del bambino che dorme, nel racconto della mamma in auto: il bambino è perfetto in tutto, "solo che dorme". Lo hanno portato anche a Lourdes, ma dorme da sette anni; per il resto è normale. Molto bello il primo piano di questa madre, direi che viene direttamente dalle interviste tv di Comencini. E' un finale beckettiano, "rien à faire", Godot non arriverà. O, forse, siamo già a "Finale di partita".


 

 
 
(le immagini vengono dal sito www.imdb.com )
 
 

venerdì 7 febbraio 2020

Il Casanova di Comencini


"Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova veneziano" (1969) Regia di Luigi Comencini. Scritto da Suso Cecchi D'Amico e Luigi Comencini. Fotografia di Aiace Parolin. Musiche di Fiorenzo Carpi. Interpreti: Claudio de Kunert, Leonard Whiting (voce di Giancarlo Giannini), Senta Berger, Maria Grazia Buccella (voce di Angiolina Quinterno), Mario Scaccia, Raoul Grassilli, Lionel Stander, Wilfrid Brambell, Cristina Comencini, Tina Aumont, Silvia Dionisio, Sofia Dionisio, Clara Colosimo, Evi Maltagliati, Riccardo Cucciolla (narratore) e molti altri. Durata: 120 minuti

"Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova veneziano" è uno dei migliori film di Comencini, al di là del soggetto; felicissima la scelta delle location, ottimi gli attori, belli i costumi, girato in uno stato di grazia che fa spesso pensare al futuro Pinocchio, anche per le musiche di Fiorenzo Carpi. Scritto dallo stesso Comencini con Suso Cecchi D'Amico, ha per protagonisti Claudio de Kunert (Casanova bambino, per i primi 45 minuti) e poi Leonard Whiting, che è il Romeo di Zeffirelli, qui diciannovenne. Claudio de Kunert è molto bravo, ma poi non ha più fatto film e sul web non ho trovato altre notizie su di lui; Leonard Whiting è doppiato da Giancarlo Giannini, come nel "Romeo e Giulietta" di Zeffirelli. Il film racconta i primi anni di vita di Casanova, come è bene spiegato nel titolo, con la morte del padre, la madre attrice molto corteggiata, gli anni in collegio e in seminario, e l'adolescenza quando sembra destinato a farsi prete. Casanova va molto vicino a prendere i voti, e nel film vediamo e ascoltiamo il suo primo sermone in chiesa, che parte dal desiderio di far conoscere le Scritture non più in latino ma in lingua corrente, così che tutti possano capire; dati i tempi questo suona vagamente protestante, luterano, ma termina con applausi e una ricca questua. La volta seguente, però, la predica vedrà il giovane Casanova (non ancora prete) arrivare sfatto e ubriaco, appena uscito dal letto di Senta Berger. Casanova non prenderà mai i voti e non sarà mai prete. E' probabile che il punto di partenza del film siano le Memorie di Casanova, ma qui devo ammettere che di Casanova non mi è mai importato molto e quindi mi sento molto impreparato; ma questo film è molto bello e i suoi primi 45 minuti, quelli con Casanova bambino, sono vicinissimi al capolavoro.


Gli altri attori: Maria Grazia Buccella è Zanetta, attrice e madre disinvolta di Casanova; il padre è Mario Peron. Mario Scaccia interpeta l'ineffabile chirurgo (una star della chirurgia) che trapana il cranio al padre di Casanova provocandone la morte; Raoul Grassilli è il prete che aiuta Casanova bambino; Lionel Stander è un altro prete che verrà affiancato dal giovane Casanova dopo la laurea a Padova. L'inglese Wilfrid Brambell è Malipiero, protettore di Casanova giovane (parte consistente), Ennio Balbo è Mocenigo. Le altre donne: Angela, la novizia che verrà abbandonata da Casanova, è Cristina Comencini (bella e brava); Senta Berger è la magnifica trentenne che seduce il giovane Casanova. Tina Aumont appare nel finale, c'è Silvia Dionisio e anche Sofia Dionisio (sua sorella) che interpreta Bettina, sorella del prete che ospita Casanova bambino e finta indemoniata. Clara Colosimo è la nonna di Casanova, una figura importante; Evi Maltagliati è la contessa Serpieri.
Riccardo Cucciolla è il narratore, voce fuori campo; c'è anche Gino Santercole e molti altri ottimi attori. La voce di Leonard Whiting è di Giancarlo Giannini, quella di Maria Grazia Buccella è di Angiolina Quinterno. Le musiche sono di Fiorenzo Carpi, che inserisce nella colonna sonora anche le canzoni da battello veneziane.

 
A Venezia vediamo la Giudecca e San Polo, e il teatro San Cassiano (non più esistente) è indicato da www.imdb.com come San Francesco della Vigna, Castello. Le ville sono a Frascati (Villa Aldobrandini e Villa Torlonia), a Roma (Villa Giulia), a Tarquinia e a Viterbo (Palazzo dei Papi).
Lo spettacolo dei burattini per le suore è emiliano, con Fasolein e Sandròn.

 
 
 
 
(le immagini sono tra le poche che ho trovato on line,
ringrazio chi le ha rese disponibili)
 
 

mercoledì 14 marzo 2012

Luigi Comencini ( I )

«I bambini giocano mentre girano un film. Sono pazzi quegli americani che ingaggiano psicologi per farli recitare o per riparare eventuali danni causati dal lavoro nel cinema. Bisogna solo lasciarli giocare, e non è vero che recitando si guastano. (...) Un regista deve sapere che un bambino non è un bravo attore: un bambino esiste, e basta.» (Luigi Comencini, intervista al Radiocorriere tv, maggio 1990)
Luigi Comencini era una persona discreta, difficile ricordarselo impegnato in una polemica, anche le sue apparizioni in tv sono state rare, così come le interviste. Quasi non mi ricordo il suo volto, la sua voce; e solo di recente, sul canale Rai Storia (n.54 del digitale terrestre) sono riuscito a recuperare qualche sequenza da L’amore in Italia (1976) e da I bambini e noi (1970) dove appare, molto discretamente e quasi sempre fuori campo, come intervistatore. Di conseguenza, su Comencini ho pochissimi appunti pur avendo visto molti suoi film. I suoi film sono sempre chiarissimi e lineari, non ho mai sentito il bisogno di prendere appunti, e di conseguenza oggi devo andare un po’ a memoria, spero di non fare troppi errori. Di Comencini è stato anche uno dei primi film che ho visto al cinema e di cui mi ricordo, “Incompreso”: un film del 1966 che era appena uscito, io avevo quindi sette o otto anni, l’età di uno dei bambini protagonisti.
da http://www.wikipedia.it/ (risistemato da me)
Luigi Comencini (Salò, 8 giugno 1916 - Roma, 6 aprile 2007) A seguito del padre ingegnere trascorre l'infanzia a Parigi, dove si innamora del cinema. Al rientro in Italia studia architettura al Politecnico di Milano e inizia con la realizzazione di alcuni cortometraggi. Sposa Giulia Grifeo di Partanna; in seguito lavora sia come architetto che come critico cinematografico e poi come curatore della Cineteca Italiana. Il suo primo film di successo risale al 1949, “L'imperatore di Capri”, con Totò; seguito da “Pane, amore e fantasia” (1953) con De Sica e la Lollobrigida, seguito da “Pane, amore e gelosia” (1954). (...) Nel 1960 dirige nuovamente Sordi in quello che è generalmente considerato il suo capolavoro, “Tutti a casa”, tragicommedia sull'Italia del 1943, dopo la catastrofe monarchico-fascista dell’8 settembre che portò l’Italia allo sbando, prima della Resistenza. Sul tema della Resistenza realizza anche “La ragazza di Bube” (1963), tratto dall'omonimo romanzo di Carlo Cassola, cui segue “Incompreso” del 1966 (...) Grande successo ottiene in televisione il suo sceneggiato televisivo “Le avventure di Pinocchio” del 1972 (...) La RAI lo chiama di nuovo nel 1984 per dirigere “Cuore”, sceneggiato tratto dal libro di Edmondo De Amicis (...) Luigi Comencini muore a Roma il 6 aprile 2007, all'età di 90 anni. Sposato con la principessa Giulia Grifeo di Partanna, è padre delle registe Cristina e Francesca , di Paola, scenografa, e di Eleonora, direttore di produzione. Comencini era di confessione valdese.
I film di Comencini che ho sicuramente visto:
L'imperatore di Capri (1949, Totò, Y.Sanson, M.Merlini, M.Castellani) ****
Heidi (1952 Elsbeth Sigmund, Heinrich Gretler, Thomas Klameth) ***
Pane, amore e fantasia (1953, V.De Sica, G.Lollobrigida) ***
Pane, amore e gelosia (1954, V.De Sica, G.Lollobrigida) ***
Tutti a casa (1960, A.Sordi, Serge Reggiani, E. De Filippo) ***
La ragazza di Bube (1963 C.Cardinale, M.Michel, G.Chakiris) **
Il compagno Don Camillo (1965 Fernandel, Gino Cervi) *
Incompreso (1966 S.Colagrande, A.Quayle, G.Moll, S.Giannozzi) ****
Le avventure di Pinocchio (tv 1972 A.Balestri, N.Manfredi, F.Franchi, C.Ingrassia) ****
Lo scopone scientifico (1972 A.Sordi, S.Mangano, Bette Davis, J.Cotten) *
Mio Dio, come sono caduta in basso (1974 Laura Antonelli, M.Placido, A.Lionello) *
La donna della domenica (1975 M.Mastroianni, P.Caruso, J.Bisset, JL Trintignant) **
Il gatto (1977 Ugo Tognazzi, Mariangela Melato) ***
L'ingorgo - Una storia impossibile (1979)
Voltati Eugenio (1980 S.Marconi, Dalila Di Lazzaro, F.Bonelli) **
Cercasi Gesù (1982 Beppe Grillo, Maria Schneider, Fernando Rey)
Cuore (tv 1984, J.Dorelli, E. De Filippo, G. De Sio, B.Blier) **
La Storia (tv 1986, C.Cardinale, L.Wilson, F.Fiorentini, M.Spada) **
Un ragazzo di Calabria (1987 GM Volontè, D.Abatantuono, S.Polimeno) **
La bohème (1988, Barbara Hendricks, Luca Canonici, Josè Carreras) **
Ai film vanno aggiunti due ottime trasmissioni per la RAI:
I bambini e noi (1970) (Serie TV)
L’amore in Italia (1976-78)
La filmografia di Comencini è molto più lunga, molti film li ho visti di sicuro ma non ne ho conservato memoria. Gli altri film, secondo l’elenco di wikipedia:
* La novelletta (1937) (cortometraggio documentaristico) * Bambini in città (1946) (cortometraggio documentaristico) * Proibito rubare (1948) * L'ospedale del delitto (1950) (cortometraggio documentaristico) * Persiane chiuse (1951) * La tratta delle bianche (1952) * La valigia dei sogni (1953) * La bella di Roma (1955) * La finestra sul Luna Park (1957) * Mariti in città (1957) * Mogli pericolose (1958) * E ciò al lunedì mattina (1959) * Le sorprese dell'amore (1959) * A cavallo della tigre (1961) * Il commissario (1962) * Tre notti d'amore (1964) - episodio "Fatebenefratelli" * La mia signora (1964) - episodio "Eritrea" * Le bambole (1965) - episodio "Il trattato di eugenetica" * La bugiarda (1965) * Italian Secret Service (1968) * Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano (1969) * Senza sapere niente di lei (1969)
* Delitto d'amore (1974) * Signore e signori, buonanotte (1976) * Basta che non si sappia in giro (1976) - episodio "L'equivoco" * Quelle strane occasioni (1976) - episodio "L'ascensore" * Il matrimonio di Caterina (tv 1982) * Les français vus par (tv 1988) * Buon Natale... buon anno (1989) * Marcellino (1991)
(nelle foto ho messo anche le due figlie registe di Comencini, Cristina in alto e Francesca qui sopra)
(continua)

Luigi Comencini ( II )

L'imperatore di Capri (1949, Totò, Y.Sanson, M.Merlini, M.Castellani) ****
scritto da Teresa Ricci Bartolini, Gino De Santis, Metz e Marchesi. Comencini
E’ un film famosissimo e non ha certo bisogno di presentazione, l’unica cosa che si può dire è che non è certo un film “di Comencini”: in casi come questi, un regista intelligente si mette completamente al servizio dell’attore. Comencini lo sa benissimo, segue e assiste Totò e tutti gli altri attori del cast, formidabili nei tempi comici e nelle caratterizzazioni. Qualcosa di diverso lo farà Pasolini, ma molti anni dopo, con Totò già anziano e con difficoltà nella vista: ma qui siamo nel 1949, Totò è brillantissimo e scatenato, sarebbe stato un peccato grave dirgli cosa fare.
Heidi (1952)
dal romanzo di Johanna Spyri. Sceneggiatura di Richard Schweizer, W.M.Treichlinger, Max Weinberg. Con Elsbeth Sigmund, Heinrich Gretler, Thomas Klameth
Girato in Svizzera, trasmesso di frequente ancora oggi dalla tv svizzera; non ha niente a che vedere, ovviamente, con lo sdolcinato cartoon giapponese che verrà realizzato trent’anni dopo. La storia di Heidi è raccontata con verità e con molta finezza; Heidi è un personaggio vero, così come tutti gli altri personaggi della storia. Lo si può considerare come una prova per il Pinocchio, che verrà vent’anni dopo: qui la storia è molto più realistica, ma l’approccio è identico, e a tratti (anche per l’ambientazione e le montagne) sembra di vedere un film di Olmi.
Pane, amore e fantasia (1953, V.De Sica, G.Lollobrigida) ***
Pane, amore e gelosia (1954, V.De Sica, G.Lollobrigida) ***
dai “Racconti vernacoli” di Ettore Maria Margadonna. Sceneggiatura di Comencini; nel secondo film partecipano alla sceneggiatura anche Eduardo e Titina De Filippo, conVincenzo Talarico.
Due film che da bambino (e poi da ragazzo) trovavo insopportabili scemenze. Col tempo ho imparato a conviverci, poi ad apprezzarli, soprattutto per la recitazione di De Sica, che gigioneggia un bel po’ ma è comunque grande nella sua caratterizzazione. Da non prendere troppo sul serio, quanto a credibilità era meglio “L’imperatore di Capri”, ma è comunque piacevole. Il terzo film della serie è di Dino Risi, 1955, con Sofia Loren al posto di Gina Lollobrigida.
Tutti a casa (1960, A.Sordi, Serge Reggiani, E. De Filippo, Carla Gravina) ***
Scritto da Comencini con Age e Scarpelli e Marcello Fondato
L’8 settembre del 1943, in un film molto bello, fra il tragico e il comico. Da rivedere con calma, è uno dei film fondamentali del cinema italiano. Da notare la presenza come sceneggiatori di Age e Scarpelli, che qualche anno dopo faranno il Brancaleone con Monicelli (l’argomento, alla fine dei conti, è molto simile) e di Marcello Fondato, che in seguito girerà alcuni film molto belli da regista.
La ragazza di Bube (1963 C.Cardinale, M.Michel, G.Chakiris) **
Dal romanzo omonimo di Carlo Cassola. Sceneggiatura di Comencini e Fondato
L’argomento è di quelli che mi interessano, ma il film non mi ha mai preso molto. Non saprei dire perché, forse per via di Carlo Cassola, un ottimo scrittore che però non ho mai amato. Anche la Cardinale mi sembra meno in parte rispetto ad altri film che ha interpretato. Bube è il soprannome di un giovane partigiano.
Il compagno Don Camillo (1965 Fernandel, Gino Cervi) *
dai romanzi di Giovanni Guareschi, scritto da Benvenuti e De Bernardi
Ultimo film della serie di Don Camillo, con un’improbabile trasferta sovietica. I personaggi e gli attori hanno ormai dato il meglio in questo contesto, la storia è troppo stiracchiata, Comencini si limita a una prestazione da buon professionista. Personalmente, lo ritengo inguardabile. Il primo film di Don Camillo è di tredici anni prima, 1952, diretto dal francese Duvivier (una coproduzione italo-francese: da qui la presenza di Fernandel). Anche il secondo, “Il ritorno di don Camillo”, del 1953, è diretto da Julien Duvivier; il terzo e quarto film, “Don Camillo e l’onorevole Peppone” (1955) e “Don Camillo monsignore ma non troppo” (1961), sono firmati da Carmine Gallone.
(continua)

Luigi Comencini ( III )

Incompreso (1966 S.Colagrande, A.Quayle, G.Moll, S.Giannozzi) ****
dal romanzo di Florence Montgomery. Sceneggiatura di Leo Benvenuti, Piero De Bernardi, Giuseppe Mangione, Lucia Drudi Demby. Musiche di Fiorenzo Carpi.
Uno dei primi film che ho visto al cinema, oltretutto in un cinema serio (a Como) e non in quello bello ma piccolo che c’era nel mio paese. Molte le cose che mi avevano colpito, era la prima volta che vedevo una scuola inglese per esempio; anche per questo era mi difficile identificarmi con qualcuno nel film; nonostante questo, mi era piaciuto. Credo di aver cominciato a capire con “Incompreso” che non sempre la storia raccontata è importante: la storia triste di “Incompreso” non mi era piaciuta, ma il film sì. Una cosa curiosa è che, col passare del tempo, mi ero convinto che il padre fosse Romolo Valli: invece no, è l’inglese Anthony Quayle (ancora oggi rischio di confondermi). Il manifesto del film somiglia curiosamente a quello che userà Bergman per "Fanny e Alexander", ma penso che sia solo un caso, dovuto all'uso della lanterna magica da parte dei bambini protagonisti.
Prima o poi intendo rivederlo.
Le avventure di Pinocchio (tv 1972 A.Balestri, N.Manfredi, F.Franchi, C.Ingrassia) ****
da Collodi. Sceneggiatura di Luigi Comencini e Suso Cecchi D’Amico. Musiche di Fiorenzo Carpi
Quando fu trasmesso in tv io avevo tredici o quattordici anni, ricordo lo scetticismo per la scelta di Nino Manfredi e di molti altri attori famosi (Gina Lollobrigida, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia...). Anch’io ero molto scettico, poi mi capitò di vederne un pezzo per caso, ed era veramente bello. Ancora oggi lo considero un capolavoro, ma non l’ho mai visto dall’inizio alla fine; e purtroppo il dvd in commercio non è la versione integrale, ma quella ridotta (molto ridotta) che uscì nelle sale cinematografiche. Bellissime le musiche di Fiorenzo Carpi, uno dei nostri più grandi musicisti degli ultimi cinquant’anni, che fu collaboratore anche di Strehler. Del motivo conduttore di Pinocchio ho un ricordo nitido che risale a metà anni ’80: la Fiorentina aveva vinto a San Siro contro il Milan (già ipermilionario e berlusconiano, quello di Sacchi), e i tifosi toscani in giro per Milano cantavano proprio la musica di Carpi, e anche piuttosto bene.
Un altro film da vedere con calma, prima di parlarne ancora; un capolavoro.
Lo scopone scientifico (1972 A.Sordi, S.Mangano, Bette Davis, J.Cotten) *
soggetto e sceneggiatura di Rodolfo Sònego
Un film di Sordi, più che di Comencini, scritto dallo sceneggiatore di fiducia di Alberto Sordi. Attori anziani e importanti: Joseph Cotten fu amico e collaboratore di Orson Welles in molti suoi film (Citizen Kane, Il terzo uomo, L’orgoglio degli Amberson...); Bette Davis era stata una grandissima star negli anni ’30 e ’40; in più c’era Silvana Mangano. Nonostante tutto questo, un altro film che non sono mai riuscito a sopportare.
Mio Dio, come sono caduta in basso (1974 Laura Antonelli, M.Placido, A.Lionello) *
scritto da Ivo Perilli e da Comencini.
Visto una volta sola, tanti anni fa, ma solo per via di Laura Antonelli. Da allora cerco di far finta di non averlo visto Lo rivedrei ancora, ma sempre e solo per Laura Antonelli (so che sto esagerando, ma se non fosse stato firmato da Comencini sarei di sicuro molto più indulgente).
La donna della domenica (1975 M.Mastroianni, P.Caruso, J.Bisset, JL Trintignant) **
scritto da Fruttero e Lucentini, anche sceneggiatori con Age e Scarpelli
Tratto da un famoso romanzo di Fruttero e Lucentini, passa per essere un capolavoro: penso proprio che sia colpa mia (non mi piacciono i gialli) ma io mi sono sempre annoiato a morte nel vederlo. Inoltre, ho da sempre molte riserve su Fruttero e Lucentini: capisco la loro importanza nel mondo dell'editoria, ma in loro c'è sempre stata molta superficialità e anche una volgarità di fondo che me li ha sempre resi estranei; molte battute e situazioni di questo film (quasi tutte) starebbero bene in un film di Pierino con Lino Banfi e mi meraviglio di ritrovarle in Comencini. Fastidiose e stucchevoli le sigarette in primo piano, in molte sequenze, ma era comunque un modo per procurarsi soldi: pubblicità occulta, se non fosse così in primo piano. Si usava, ma questo dettaglio rende ancora più chiara la sensazione di un prodotto "alimentare", girato soltanto pensando ai soldi.
Direi che Monicelli ne avrebbe tratto qualcosa di meglio, ma è comunque ben fatto, con bravi attori, e Torino è una città molto bella.
(continua)

Luigi Comencini ( IV )

Il gatto ( 1977 Ugo Tognazzi, Mariangela Melato) ***
scritto da Rodolfo Sonego, sceneggiato da Sonego con Augusto Caminito e Fulvio Marcolin.
Mariangela Melato e Ugo Tognazzi sono fratello e sorella; lei legge i gialli, lui le strappa di nascosto l’ultima pagina per farle dispetto, ma con molta cura, così arriva fino in fondo e non se ne accorge fino a quando è il momento. Forse il film non è una gran cosa, ma Tognazzi e la Melato sono in gran forma.
Wikipedia lo riassume così: «I pettegoli e avidi fratelli Amedeo e Ofelia Pegoraro, hanno ricevuto in eredità un vecchio condominio in centro a Roma, nel quale abitano e dal quale traggono il loro sostentamento, incassando le magre pigioni dei vetusti appartamenti. Dopo aver ricevuto un'allettante offerta economica per la vendita del palazzo, a condizione che sia libero da persone e cose, si dedicano con costanza nel convincere, con ogni mezzo a disposizione, gli inquilini a lasciare i loro appartamenti e trasferirsi altrove. Operando una certosina attività investigativa, che non esclude la perquisizione degli appartamenti durante l'assenza degli occupanti, allo scopo di ottenere informazioni con le quali ricattare gli affittuari e costringerli al trasferimento, gli astuti fratelli hanno buon gioco nell'eliminare molti locatari. In un caso, riescono persino a far arrestare un'insospettabile coppia di anziani concertisti, spesso assenti per le continue tournée all'estero, dopo aver scoperto che arrotondano gli stipendi trasportando droga. Amedeo e Ofelia mostrano di essere candidamente privi di ogni scrupolo morale e mantengono un infantile comportamento reciprocamente ostile e dispettoso, ma la loro alleanza e determinazione nel perseguimento del comune obiettivo è incrollabile ed efficace. Il raggiungimento dell'agognato traguardo è impedito dagli ultimi due inquilini che resistono ad ogni sollecitazione e sembrano inattaccabili: l'affascinante prete-operaio don Pezzolla, del quale Ofelia è segretamente invaghita e la bella Wanda Yukovich, spigliata segretaria di uno studio legale, che riscuote le celate simpatie di Amedeo.»
L'ingorgo - Una storia impossibile (1979)
soggetto di Comencini, scritto da Comencini con Ruggero Maccari e Bernardino Zapponi
con Tognazzi, Sordi, Mastroianni, Sandrelli, MiouMiou, Fernando Rey, Annie Girardot, Ciccio Ingrassia, Solvi Stubing, Gerard Depardieu, Angela Molina.
Un colossale ingorgo, le strade invase dalle automobili, tutto è bloccato: un film che vorrei rivedere da molti anni. Non è un capolavoro, ma è stato molto copiato, anche a Hollywood c’è chi ci ha vinto l’Oscar (vedi Michael Douglas, per esempio). Purtroppo non lo rivedo da molti anni.
Maccari ha lavorato molto con Risi e Monicelli, Zapponi è uno degli sceneggiatori di fiducia di Fellini nei suoi ultimi film, Solvi Stubing è una modella bionda e bellissima che divenne molto famosa in tv negli anni ’60 con la pubblicità della birra Peroni.
Voltati Eugenio (1980 S.Marconi, C.André, Dalila Di Lazzaro, F.Bonelli) **
scritto da Comencini con Massimo Patrizi
Lo confondo spesso con “Caro Michele” di Monicelli (1976, con Mariangela Melato) e con “Lo chiameremo Andrea” di Vittorio De Sica (1973, Nino Manfredi e ancora la Melato). Un film interessante, però non lo vedo da quando è uscito, cioè da trent’anni. Tra gli interpreti Memè Perlini, importante regista teatrale romano. Viene riassunto così su wikipedia: «La storia racconta di Eugenio, un bambino di dieci anni figlio di convinti sessantottini la cui unione inizia a scricchiolare fin dopo la sua nascita, per poi terminare in una consensuale vita separata. La vita del bambino è raccontata attraverso episodi in flash-back, raccolti da quello del suo abbandono in campagna da parte di un amico del padre Giancarlo, infastidito dal suo comportamento, e delle successive ricerche per ritrovarlo. Scopriamo così le vicende di due figli dei fiori incapaci (ma forse neppure desiderosi) di costruire e mantenere una relazione stabile, e del loro figlio trattato da loro e dai parenti più prossimi come un pacco da scaricare. Eugenio cresce così con un forte senso di abbandono e solitudine, che in alcuni casi si riflette con atteggiamenti di ribellione, in altri con timorose richieste d'affetto. Il suo personaggio (interpretato da un bravissimo Francesco Bonelli) è descritto con grande sensibilità dal regista lombardo, che scava nelle relazioni in deterioramento progressivo della società del tempo; che, eppure, pare dotata di un grado di sincerità oggi perduto. Anche i nonni paterni (tra cui Bernard Blier), pur affezionati al nipote, non vogliono accollarsi la responsabilità di un bambino che avrebbe bisogno di una famiglia stabile. La lettura più lucida della vicenda la dà Memè Perlini (l'amico di Giancarlo) quando è costretto a parlare di fronte al commissario dei carabinieri: il suo è stato sì un gesto sciocco, ma in fin dei conti avrebbe risolto una questione che tutti, all'interno della famiglia di Eugenio, tiravano a protrarre, ma nessuno aveva il coraggio di affrontare decisamente. Il fatto - dice - è che oramai i figli non son più "il bastone della vecchiaia" per i genitori, anzi, sono dei pesi che spesso una coppia deve portarsi a lungo sulle spalle. Così si spiega anche il riferimento alla "selezione naturale" che aveva tentato di buttar lì di fronte al padre inferocito per la scomparsa del figlio. E sempre il volto Perlini si presta a mostrare lo sguardo irridente e profondo del regista quando, nell'ultima scena, dopo il ritrovamento di Eugenio in una cascina, spinge il ragazzo a scappare di nuovo dalla famiglia al completo, che ancora una volta vorrebbe scaricarlo, e ad affrontare da solo l'età matura. Comencini dimostra una incredibile capacità di sviluppare con leggerezza eppur intelligenza una storia tanto complessa; la sua analisi aleggia sul film senza pesare per l'intera durata, dando però di tanto in tanto degli affondi che scuotono.» (da www.wikipedia.it )
Cercasi Gesù (1982 Beppe Grillo, Maria Schneider, Fernando Rey)
scritto da Comencini con Massimo Patrizi, collabora anche Antonio Ricci
Uno dei pochi film importanti di Beppe Grillo, insieme a “Scemo di guerra” di Monicelli e a “Topo Galileo” di Lattuada; in seguito, come si sa, Grillo avrebbe scelto un’altra strada. L’altra protagonista è Maria Schneider, l’attrice di “Ultimo tango a Parigi” e di “Professione reporter”. Il soggetto, sempre da wikipedia, è questo: «Un'editrice cattolica progetta di pubblicare a puntate la vita di Gesù e ricerca un volto di Cristo che soddisfi i gusti moderni. Don Filippo, responsabile dell'editrice, riesce a scoprire il volto richiesto in un occasionale autostoppista, Giovanni, al quale ha dato un passaggio in macchina, assieme a un'insolente terrorista, Francesca. Il volto del nuovo Gesù viene riprodotto in migliaia di poster che tappezzano i muri di Roma. Giovanni intanto ha trovato ospitalità presso un falegname. Va alla ricerca di Francesca per restituirle la sua sacca ove ha trovato una pistola, regala il milione ricevuto in compenso dall'editrice a una drogata, si adira quando i preti vogliono trascinarlo in un'iniziativa sfacciatamente commerciale per sfruttare il suo fortunato volto di Cristo, è disposto a bruciarlo quando i preti lasciano senza lavoro gli operai di una tipografia. Alla fine Giovanni è sequestrato dalla terrorista Francesca. I preti dovrebbero pagare il riscatto: ma Francesca viene uccisa dai suoi compagni perché non ha consegnato l'ostaggio, mentre i preti mandano Giovanni-Gesù a riposare in una casa di cura. L'ultimo saluto lo riceverà da un bambino paralitico, il quale, convinto che Giovanni sia Gesù, gli ha chiesto insistentemente di essere guarito e difatti si alza dalla sua carrozzella e comincia a muovere i primi passi.» (da www.wikipedia.it)
Nel 1986 ne scrivevo così: Cercasi Gesù è un filmetto un po’ debole ma simpatico, tendente al malinconico, salvato da un regista geniale, che è Comencini, da un ottimo Beppe Grillo, nonché dalla Schneider che ha una sua presenza. (dicembre 1986)
(continua)

Luigi Comencini ( V )

Cuore (tv 1984, J.Dorelli, E. De Filippo, G. De Sio, B.Blier) **
dal romanzo di De Amicis sceneggiatura di Suso Cecchi D’Amico, Cristina Comencini, Luigi Comencini
Non mi ha mai convinto, nonostante la presenza di molti bravi attori; e del resto non è facile trarre un film da “Cuore”. Comencini si inventa la proiezione di film (muti: siamo a inizio secolo) per i racconti mensili, e tutto sommato non è una cattiva idea, ma Cuore è in sostanza una raccolta di racconti uniti da una cornice, più o meno come il Decameron, e forse la cosa migliore sarebbe di farne dei film a sè stanti, sviluppando le molte idee che contiene. Però anche questa è solo una mia ipotesi; più che altro non mi ha mai convinto molto Dorelli come attore, è bravo e simpatico ma anche piuttosto fragile (in quegli anni, Dorelli ha lavorato molto per la RAI: ricordo La coscienza di Zeno, 1988 con Sandro Bolchi, e la biografia di San Filippo Neri in “State buoni se potete” con Luigi Magni, 1983). Un po’ troppo ingessato, di maniera, ma non male.
La Storia (tv 1986, C.Cardinale, L.Wilson, F.Fiorentini, M.Spada) **
dal romanzo di Elsa Morante. Sceneggiatura di Suso Cecchi D’Amico, Cristina Comencini
Come per La ragazza di Bube, il soggetto è molto interessante ma il film non mi ha mai preso molto. Si tratta dell’Italia in tempo di guerra, e di un romanzo famoso; ho provato a rivederlo di recente, quando è stato replicato da Rai Storia (canale 54 digitale terrestre), ma il fatto che inizi con un lungo discorso del buce, in filmati d’epoca, mi ha decisamente indisposto. Forse nel 1984 non era così, ma oggi, 2012 d.C., il buce in tv (e non solo) lo si vede troppo, lo si è visto troppo, e temo che non sia ancora finita.
Un ragazzo di Calabria (1987 GM Volontè, D.Abatantuono, S.Polimeno) **
scritto da Demetrio Casile, scen. di Demetrio Casile con Ugo Pirro e Francesca Comencini.
Volonté e Abatantuono sono rispettivamente l’allenatore e il padre di un ragazzo calabrese che ha una grande passione per l’atletica. Il personaggio di Volonté è quello di una promessa dell’atletica che dovette interrompere la sua carriera, in anni lontanti, e che si rivede nel ragazzo; il personaggio di Abatantuono è quello di un padre affettuoso ma severo. Il ragazzo protagonista si chiama Santo Polimeno. Siamo negli anni intorno al 1960, le olimpiadi Roma, il grande maratoneta etiope Abebe Bikila; il ragazzo, dapprima contrastato dal padre, finirà col vincere i Giochi della Gioventù.  E’ un buon film, forse un po’ di maniera ma ben fatto e ben recitato.
La bohème di Giacomo Puccini (1988)
Dopo il grande successo del film di Bergman tratto dal “Flauto magico” di Mozart, nel 1974, furono prodotti per il cinema molti film che erano allestimenti molto fedeli di opere liriche. Il più famoso di questi film è il “Don Giovanni” (sempre Mozart) diretto da Joseph Losey nel 1978, ma nel filone va messo sicuramente anche “Amadeus” di Milos Forman (1984) che vinse una gran quantità di Oscar e fu campione di incassi. Qui siamo già nel 1988, e si tratta della versione tv e cinema dell’opera di Puccini. Protagonista femminile è Barbara Hendricks, grandissima cantante, molto giovane e molto bella, afroamericana: una Mimì di Parigi e nera di pelle, si ragionava all’epoca, in fin dei conti, è tutt’altro che inverosimile. Il ruolo di Rodolfo è diviso fra Josè Carreras e Luca Canonici, due tenori: Carreras incise la parte cantata e doveva essere protagonista anche del film, ma proprio in quel periodo fu colpito da una grave malattia (dalla quale è poi fortunatamente guarito) e dovette essere sostituito durante le riprese dall’ottimo Luca Canonici, anche lui tenore e anche lui di bell’aspetto. Di conseguenza, si ascolta Carreras e si vede Canonici: il che sembra un po’ strano, ma non disturba. Tra gli altri interpreti, il soprano Angela Maria Blasi (Musetta), il basso Federico Davià, e il baritono canadese Gino Quilico, già protagonista nel 1985 dell’Orfeo di Monteverdi nel film di Claude Goretta. Nel film c’è anche Ciccio Ingrassia (ovviamente doppiato), che è il venditore di giocattoli Parpignol: come ben sanno gli appassionati d’opera, è una di quelle parti in cui si canta una frase sola (“ecco i giocattoli di Parpignol”), ma molto esposta; se la si sbaglia si rischia una figuraccia.
Ai film vanno aggiunti due ottime trasmissioni per la RAI:
I bambini e noi (1970) (Serie TV)
L’amore in Italia (1976-78)
da www.wikipedia.it : «Luigi Comencini fu ingaggiato dalla RAI nel 1976 per girare un documentario sull'amore negli anni settanta in Italia ed il risultato fu “L'amore in Italia”, un'inchiesta in cinque puntate andate in onda nel dicembre 1978 su Rai uno. Gli autori dell'inchiesta, oltre a Luigi Comencini, furono Fabio Pellarin e Italo Moscati. Le interviste furono girate in tutta Italia tra il febbraio del 1977 e l'aprile del 1978.
Elenco e titoli delle puntate:
1. La donna è mia e ne faccio quello che mi pare
2. La fortuna di avere marito
3. Innamorati
4. Ad occhi aperti
5. A che cosa serve l'educazione sessuale?
A seguito della messa in onda, nel 1979 uscì un libro omonimo con tutte le interviste, più quelle montate ma non inserite per varie ragioni nell'inchiesta televisiva. Il libro è stato pubblicato dalla Arnoldo Mondadori Editore.»
Sono riuscito a recuperare di recente, sempre su RaiStoria (canale 54 digitale terrestre) molte parti di queste due inchieste. Si tratta di un autentico capolavoro, da non perdere, con alcune sequenze davvero esilaranti (il marito e la moglie siciliani, per esempio), altre ancora interessanti, della maggior parte delle quali si vorrebbe sapere come è continuata la storia, ed è un peccato che non ne esista un’edizione completa e ben curata. Anche Rai Storia, purtroppo, non trasmette queste due serie in ordine e ben sistemate, ma a spezzoni, come riempitivo. Mi sembra un peccato molto grave, ma a pensarci bene, coi tempi che corrono, avere un canale come Rai Storia è già una gran fortuna. Durerà? Temo proprio di no.