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giovedì 14 maggio 2020

Roma imago urbis


Roma imago urbis (documentario, 1987-1994). Regia di Luigi Bazzoni. Fotografia di Vittorio Storaro. Sceneggiatura di Franco Barbaresi. Montaggio di Attilio Vincioni. Musiche di Ennio Morricone. Produttore esecutivo Giorgio Pezzali. Consulenza di Giulio Carlo Argan, Carlo Lizzani, Paolo Portoghesi. Altri consulenti: Marcello Fagiolo, Clotilde D'Amato, Piero Anchisi, Filippo Coarelli, Paolo Fedeli, Anna Zevi Gallina, Adriano Ossicini, Carlo Pietrangeli, Salvatore Settis, Anna Mura Sommella, Paolo Sommella, Voci fuori campo: Pino Colizzi, Luca Ward, Riccardo Cucciolla. Durata: 15 puntate da 50 minuti ciascuna

"Roma imago urbis" è una lunga e bella serie di documentari, con regia di Luigi Bazzoni e immagini di Vittorio Storaro. Durano 50 minuti l'uno, il soggetto non è tanto la città di Roma quanto l'influenza che ha avuto sullo sviluppo della società come la conosciamo oggi. Si ripercorre la storia romana e l'influenza che ebbe sul Rinascimento, e che dura ancora oggi, attraverso immagini e testi, non limitandosi ad autori classici, come Tito Livio e Virgilio, ma anche con autori come Stendhal, Goethe, rinascimentali, settecenteschi, fino agli scrittori del Novecento. Un difetto è che mancano spesso punti di riferimento, anche nei titoli di coda: si vorrebbe sapere dove sarà quel luogo, dove trovare quel testo, e sarebbe stato giusto mettere almeno i titoli dei libri citati. I documentari sono stati girati fra il 1987 e il 1992, l'edizione definitiva è del 1994 ed era destinata a Rai Uno; l'elenco dei patrocinatori è lungo e corposo, l'Istituto Poligrafico e la Zecca dello Stato, la Presidenza della Repubblica e quella del Consiglio dei Ministri, il sindaco di Roma, la Regione Lazio, l'Iri, l'Agip, l'Unesco, una lista molto lunga che comprende anche le Sovrintendenze alle Belle Arti (i Musei) e all'Archeologia, e gli Stati esteri (la Libia, l'Inghilterra, la Siria, l'Egitto, la Spagna, la Francia, la Grecia, la Turchia, la Jugoslavia...) dove si trovano importanti vestigia romane o greche.
Di "Roma imago urbis" esistono dvd e videocassette, ma io sono riuscito a vedere questi documentari solo grazie a youtube; porto qui i miei appunti, sperando che siano utili e facendo presente che c'è molto di più, sia da vedere che da ascoltare. Sempre sul mio piano personale, aggiungo che è bello vedere finalmente queste immagini senza un presentatore lì davanti a mulinare le mani e a nascondercele (a impallarle, come avrebbe detto Vittorio Gassman).
 

Parte I - Il mito
Un percorso storico attraverso le religioni e le divinità greche, romane, etrusche. Si inizia dal rapporto con la Natura, i fauni e il dio Pan, i centauri e le ninfe, le driadi, l'acqua, la semina e il raccolto, la fecondità, la guerra. Si parte da Pompei e si risale nel tempo fino ad arrivare alla reggia di Caserta e a Bomarzo.
Parte II - L'immortalità
Si parla delle sepolture e del rapporto con l'aldilà. E' uno dei documentari più belli della serie, con molte informazioni. Si comincia dagli Etruschi e si arriva alle catacombe e al Pantheon, monumento aperto alla luce e dedicato a tutti gli dei. Si dice anche che il 29 giugno si festeggiano Pietro e Paolo perché in quella data furono traslati i resti dei due santi, non perché sia la data del loro martirio; i loro resti furono per lungo tempo sepolti altrove, tenuti nascosti per il timore che potessero essere distrutti. Ne traggo due citazioni da Cicerone:
- Se sbaglio a credere immortali le anime degli uomini, sbaglio volentieri; ma anche se non siamo destinati all'immortalità è desiderabile che l'uomo a suo tempo si spenga. La Natura ha per il vivere, come per tutte le cose, una sua misura. (minuto 25)
- Ricordati che non tu sei mortale, lo è il tuo corpo. Sappi che sei un dio, se è un dio che vive, sente, ricorda, prevede. (minuto 50)
E un'iscrizione sepolcrale: «Sono fuori. Speranza, fortuna, vi saluto. Non ho più nulla a spartire con voi, prendetevi gioco di qualcun altro.» (minuto 31)


Parte III - Gli acquedotti
E' la più spettacolare, gli acquedotti e le fontane, il trasporto dell'acqua, con immagini splendide in esterni da tutta Europa, in Spagna Merida, in Francia il Pont du Gard, fino alla distruzione di alcuni acquedotti iniziata durante le invasioni barbariche.
Parte IV - Le mura
Un altro percorso attraverso la storia di Roma, da Romolo e Remo (il solco tracciato, inizio delle cinte murarie) fino a Porta Pia nel 1870 e alla difesa dei partigiani contro i nazisti nel 1944 a Porta San Paolo. Molto bello e ricco di informazioni, le Mura Aureliane, le invasioni e il sacco di Roma, i tempi di Michelangelo e Giordano Bruno con le fortificazioni erette dai papi, i lanzichenecchi del 1527, e molto altro. Vi si dice anche che Aureliano prese modello dalle mura di Palmira, che aveva visto difendersi strenuamente.
Parte V - I volti
Una carrellata sugli imperatori romani, e sul Potere, attraverso gli innumerevoli busti o statue intere che sono arrivati fino a noi. Si parte da Silla e si arriva a Costantino; la parte finale è per Canova e per Napoleone.
Parte VI - Le gesta
Percorre le guerre di Roma, da Romolo e Remo in poi, attraverso Tito Livio e altri, tramite i monumenti, la Colonna Traiana, gli archi di trionfo, la statuaria. Il finale è con le città fortificate del Rinascimento, Machiavelli che deplora i mercenari, Firenze, Urbino, eccetera. Le ultime immagini sono per Castel del Monte, né fortezza né palazzo d'abitazione.
Parte VII - La casa
Parte da Piazza Armerina, passa poi alle ville pompeiane e non trascura le prime abitazioni, grotte, case di fortuna o provvisorie. E' un altro percorso storico, che dopo 30' circa approda ai castelli medievali e ai palazzi rinascimentali (Mantova, Palazzo Te) che spesso richiamano quelli romani, come il palazzo di Diocleziano a Spalato. Si fa cenno anche agli abitanti, attraverso nomi celebri come quello di Messalina. Il finale è tutto per il Palladio.


 
Parte VIII - Gli dei
E' molto ricco di notizie, da rivedere. Mi segno qualcosa: 1) Giano è divintà locale, non greca o d'importazione; ha qualche similitudine con l'induista Ganesh, nel senso che è il dio delle porte, degli inizi, ma è anche legato alla guerra, perché anche la guerra è un mutamento. Quando si era in guerra, le porte del tempio di Giano rimanevano aperte. 2) Esculapio, che riprende il greco Asclepio, è legato ad Apollo ma è anche sul lato oscuro di Giove; ha il suo tempio nell'Isola Tiberina, non nelle zone di Apollo ma in quella del Giove oscuro. 3) Fortuna: chi si rivolge a Fortuna sa che il futuro può essere solo subìto, perché ci si sta affidando al caso, mentre chi si rivolge a Giove ha una sua decisione già presa e cerca solo un assenso o un diniego. La Fortuna ha il suo tempio a Preneste; ci si rivolgeva a Fortuna un po' come con l'I-Ching, con il lancio dei dadi o tramite sorteggi, vaticini con piccoli rami, eccetera.
Parte IX - Le opere
Segue ancora la storia romana ma da un punto di vista più periferico, un percorso costruito intorno alle lettere di un personaggio d'invenzione, Gaio Dalmazio che si immagina come un esule che non può tornare a Roma e che scrive all'amico Tullio da distanti province dell'Impero, nel corso degli anni, ricevendo notizie delle invasioni barbariche (lo si immagina nel 400 d.C.) dei saccheggi di Roma, etc. Ho pensato che fosse un personaggio della Yourcenar, spesso citata, ma nelle Memorie di Adriano è Adriano stesso a parlare. Altri testi sono di sant'Agostino (sul teatro, dalle Confessioni).
Si parte dall'Egittto (le piramidi) poi la Libia, i Balcani, si arriva a Palmira (dove i morti vengono sepolti in alto, su colonne rivolte al sole: sembra Calvino) passando in rassegna teatri, acquedotti, cloache (importantissime, al pari degli acquedotti), palazzi, etc.
« Nel Pantheon la cupola evoca la volta celeste, l'oculo è il disco del sole, il cerchio è la perfezione, la sfera è l'universo. Attraverso geometrie semplici, princìpi pitagorici e platonici, si esprime l'ordine cosmico di Roma. » Anche i barbari prenderanno il Pantheon a modello (siamo subito all'inizio del documentario).


Parte X - Natura e mito
Nella versione disponibile su youtube è identica alla puntata "Il mito" (n.1) Un errore?
Parte XI - Lo Stato e il diritto
Inizia nel 1200 con il ritrovamento dei Digesta voluti da Giustiniano, a Bisanzio, nel VI secolo d.C. Il ritrovamento avviene a Bologna, con Irnerio (1060-1130), e dà vita alla rinascita del Diritto. "Digesta" è una selezione di testi di diritto, spesso arbitraria ma molto vasta, che ha permesso di ricostruire il Diritto romano e farne le basi per i nuovi Stati che stavano sorgendo. Il documentario prosegue con un percorso di storia romana, che arriva fino a Carlo Magno, al Barbarossa, e altro ancora.
Parte XII - Gli spettacoli
Parte da Parma, dove il Teatro Farnese è visto come punto di passaggio architettonico fra il teatro greco e ciò che verrà, cioè i teatri rinascimentali e settecenteschi e poi il teatro come lo intendiamo oggi. Più di metà del documentario è dedicato ai gladiatori e al "circo": i romani provarono a importare la cultura greca, ma erano molto più grossolani e il tentativo fallì. Non piacevano le tragedie greche, così come non piacevano le gare olimpiche, la corsa, il giavellotto. A Roma piaceva il pancrazio, pugilato violentissimo, che poi sarebbe diventato la lotta dei gladiatori, con le armi, contro animali o tra uomini. Si dice che i gladiatori derivano dai sacrifici umani, che gli Etruschi avevano abolito passando a un combattimento mortale fra due prigionieri. Solo Tiberio, fra gli imperatori romani, si oppose decisamente ai gladiatori, ma senza mai vietarli per timore del grande seguito popolare. Al minuto 13 si parla delle gare con i cavalli: " Dagli Etruschi, che l'hanno portata a Roma, la corsa dei carri trae un carattere sacro su cui si innestano significati cosmici: i 4 cavalli sono le stagioni, i 4 colori delle squadre sono gli elementi del creato, i 7 giri di pista sono i giorni, le 12 corsie sono i mesi dell'anno e lo zodiaco."
Dopo 30 minuti (su 50) si passa al teatro: i romani costruiscono teatri come quelli greci, ma alla gente la tragedia greca e il teatro dei greci non piacciono, preferiscono cose più ruspanti e volgari. Hanno successo Plauto e Terenzio, poi si afferma il mimo, antenato della Commedia dell'Arte, con canovacci ridotti al minimo, un comico senza maschera intorno a cui ruotano tutti gli altri attori. Nel mimo recitano anche le donne, subito tacciate come prostitute. Da questi spettacoli arriva anche Nerone. Con l'avvento del Cristianesimo le cose cambiano, e nel VI secolo Giustiniano abolisce il teatro. Si riprenderà nel Rinascimento, sul modello greco ma con scrittori nuovi e originali. L'immagine di chiusura è su uno stadio di calcio, il tifo esasperato era già quello dell'antica Roma, compresa l'idolatria per i colori delle squadre e per i campioni.


Parte XIII - I colli sacri
Si parte dalla Grecia, da Atene, Corinto, Delfi, e si arriva fino ai papi con i colli romani attraverso citazioni da Stendhal, Goethe, De Brosse, Zola, etc. Di Stendhal è la pagina che riporto qui sotto, dove parla della chiesa di San Clemente, "dove il Sancta Sanctorum" è separato dal resto del tempio quasi come nel rito greco e sotto la quale è conservato un mitreo: «... sappiamo ben poco sul Cristianesimo dei primi secoli perché dal grande san Paolo a oggi la religione cristiana ha cambiato strada ogni due o tre secoli come i grandi fiumi che aggirano gli ostacoli lungo il percorso. Si lascia dunque credere che l'attuale liturgia sia antica, e non rielaborata dopo il Concilio di Trento; ciò fa comodo a chi ne ricava, citando san Carlo Borromeo, "morbide carrozze e il godimento del potere"» (al minuto 35)
Parte XIV - Le vie dell'impero
Parla delle grandi strade romane, compreso il Vallo di Adriano; fa ancora cenni sugli acquedotti e termina con ampio spazio per Palmira e per Petra, per il collegamento con l'Oriente, Egitto incluso. Molto spettacolare, tutto in esterni.
Parte XV - L'immagine
Forse la più affascinante, l'immagine di Roma raccontata da poeti antichi e moderni, con Vittorio Storaro in gran forma. Si comincia con le sculture in legno di Ceroli (del '900), passando poi per Roma, Costantinopoli, Efeso. Tra gli altri testi, ascoltiamo Giovanni Pascoli e la poesia di Kavafis sull'arrivo dei barbari. Si prosegue con Poussin e i dipinti "romani" del '700 e '800, John Ruskin e il fascino delle rovine; si passa poi a una lettera di Raffaello al Papa sulle vestigia romane distrutte o inglobate. Si continua con le impressioni di Goethe, Stendhal, Montaigne, e di altri viaggiatori celebri, arrivando a Napoleone, e al Campidoglio di Washington. Si parla dello scultore americano di origine norvegese Hendrik Christian Andersen e della sua casa museo a Roma, si legge un breve testo di Tommaso Campanella, si mostrano alcuni dipinti dell'inglese Alma-Tadema, sempre in tema di romanità. Si termina con l'altare della Patria a Roma, il Vittoriano, progettao dall'architetto Giuseppe Sacconi, davanti al quale viene letto un momento del Faust di Goethe, il dialogo fra l'impresario e il poeta.

 
 


(i fotogrammi vengono dalle puntate III e XV )
(il cavallo alato è di Mario Ceroli)

domenica 15 dicembre 2019

Le orme


Le orme (Footsteps on the moon, 1975). Regia di Luigi Bazzoni. Scritto da Mario Fanelli e Luigi Bazzoni. Fotografia di Vittorio Storaro. Scenografia di Pierluigi Pizzi. Musiche di Nicola Piovani. Interpreti: Florinda Bolkan, Klaus Kinski, Peter Mc Enery, Nicoletta Elmi, Lila Kedrova, Caterina Boratto, Esmeralda Ruspoli, Rosita Toros, Myriam Acevedo, John Karlsen. Durata: 110 minuti
 
"Le orme" (Footsteps on the moon) è stato per me una piacevole sorpresa: era uscito nel 1975 ma io non ne sapevo o non ne ricordavo nulla, di certo lo avevo confuso con altri film usciti in quel periodo, sempre con la Bolkan. Anche di Luigi Bazzoni non sapevo niente, è difficile trovare informazioni e c'è pochissimo anche on line. Ho scoperto che era di Parma, che ha un fratello (Camillo) anche lui regista e direttore della fotografia, e che era del giro dei Bertolucci; ha fatto un film con Francesco Barilli, e qui lavora con Storaro (direttore della fotografia) e Perpignani (al montaggio).
Il soggetto di "Le orme" è di quelli che una volta riassunti fanno scappare la voglia di vedere il film: una schizofrenica e le sue visioni. Ma nel film c'è molto di più, innanzitutto dal punto di vista visivo, e poi è ben scritto e molto ben recitato, una vera e propria prova d'autore, ed è un peccato che dopo questo film Luigi Bazzoni non abbia più girato altro, a parte un frammento di documentario parecchi anni dopo. La protagonista, Florinda Bolkan, è un'interprete che lavora ad alti livelli, ed è di professionalità esemplare; ma a un certo punto della sua vita si perde, comincia ad avere strani sogni che si ripetono (un astronauta sulla luna, inseguito da misteriosi alieni); dopo essersi assentata dal lavoro, senza esserne resa conto, trova in casa una cartolina spedita da una località lontana a lei ignota (Garma) e scopre di essere stata effettivamente in quel posto, ma non ne ha memoria. Il resto del film non va raccontato, o quantomeno io non ho nessuna intenzione di rovinare la visione del film a chi ancora non lo conoscesse.
 

In realtà, il miglior riassunto di "Le orme" è nelle parole di Vittorio Storaro: «Colours can be used as a language. Unfortunately, today newer film makers seem to prefer to tell audience exactly what's going on, and what everything is about instead of using colour, productional design, music, actor's body language and camera angles to communicate.» (Vittorio Storaro per "Le orme" di Luigi Bazzoni, citato da Oliver Cramer sul blog "The Kirkpatrick Mission" )
(I colori possono essere usati come una lingua parlata. Purtroppo, i registi di oggi sembrano preferire il metodo di raccontare cosa succede, in modo piatto, invece di usare nella comunicazione colori, tecniche, musica, recitazione e fisicità degli attori, lo studio dell'angolazione delle riprese.)
Storaro ci dice che della storia raccontata, in "Le orme", ci deve importare poco o niente: il film è nei colori, nelle immagini, nella musica, nelle angolazioni dell'inquadratura, nello studio dei volti e dei luoghi, negli attori... E qui Storaro dà davvero il meglio di sè, la qualità delle luci e delle immagini ricorda molto "Il conformista" (quindi, una meraviglia nell'uso e nella scelta di luce e colori) e chi ha visto i grandi film di Bertolucci non si può perdere lo spettacolo del film di Bazzoni.
Altri riferimenti possibili: Wim Wenders, "Lo stato delle cose", per la fantascienza in bianco e nero virato: "Shining" di Kubrick per l'albergo vuoto e per la presenza della protagonista in epoche diverse, ma anche Henry James, "Il giro di vite", per la bambina e per le presenze inquietanti.
 

"Le orme" è girato a Phaselis, in Turchia; nei titoli di coda è citato il villaggio Valtur di Kemer, lì vicino, che ha ospitato la troupe. La città e l'albergo, nel film, sono chiamati Garma ma non so dire se sia una città vera; cercando su internet ho scoperto che esistono molte Garma: in Iran, Croazia, Iraq, Libia, Nepal, Tibet, Australia.
Le scenografie sono di Pierluigi Pizzi, uno dei più grandi in questo campo, la musica (molto funzionale) di Nicola Piovani, il montaggio di Roberto Perpignani, la fotografia di Vittorio Storaro.
Gli attori: Florinda Bolkan molto bella e molto brava, un'ottima prova, regge quasi da sola il film. Klaus Kinski (Mr.Blackmann) appare nella sequenza con gli astronauti; la bambina è Nicoletta Elmi, ci sono Lila Kedrova e Caterina Boratto, il giovane attore è Peter Mc Enery.
 

Luigi Bazzoni ha girato altri film prima di questo, alcuni con lo pseudonimo Marc Meyer. Non li conosco e mi segno due titoli a caso: "Giornata nera per l'ariete" e "La donna del lago" con Virna Lisi. Un suo film del 1968, girato come un western all'italiana, è in realtà una trasposizione della "Carmen" di Mérimée (e di Bizet), intitolato "L'uomo, l'orgoglio, la vendetta". "Le orme" è l'ultimo film di Bazzoni, e spiace che non abbia più continuato proprio quando cominciava a vedersi un vero lavoro d'autore; dopo "Le orme" troviamo solo i documentari (peraltro molto belli) della serie "Roma Imago Urbis", datati 1994 e girati con Vittorio Storaro.
Il soggetto è di Mario Fanelli, un autore che non conoscevo e che curiosamente nei titoli di testa è indicato (due volte) come Fenelli. Il titolo originale del romanzo di Fanelli è "Las Huellas". Fanelli ha lavorato molto in Jugoslavia, ha molti titoli di cinema su www.imdb.com scritti nel corso di una ventina d'anni, ed è indicato anche come co-regista di "Le orme".


E infine, pensando a quello che succede nel film, mi sono detto che se dovessimo davvero ricordare tutte le nostre vite precedenti saremmo come la Bolkan in questo film, vale a dire che sarebbe inevitabile stare molto male. Forse il non ricordare è una difesa:
«...Mnemosine è dunque la memoria della comunione originaria del celeste e del terrestre. Le era dedicata una delle due fonti che i morti incontravano nell'Ade; le anime di coloro che si erano purificati dalle passioni bevevano alla sua fonte l'acqua fresca di vita, e uscendo dai cicli dolorosi dell'esistenza si ricongiungevano agli dei. Quelle dei malvagi si abbeveravano invece alla fonte chiamata Lete, ovvero l'oblio, perdendo la memoria della loro passata esistenza terrena, e poi venivano scagliate in un pelago profondo, metafora dell'oscurità e della dannazione; ma se non erano del tutto malvage rientravano nella vita con altri corpi (...) »
(Alfredo Cattabiani, da "Erbario", editore Rusconi, pag.23)