Puccini (1973) Regia di Sandro Bolchi. Sceneggiatura di Dante Guardamagna. Consulenza di Mario Labroca ed Enzo Siciliano. Scene e costumi di Ezio Frigerio. Regia delle opere liriche: Beppe De Tomasi. Scene e costumi: Carlo Tommasi, Franca Squarciapino. Girato quasi interamente nei luoghi originali. Cinque puntate di 65 minuti circa ciascuna.
Interpreti principali: Alberto Lionello (Puccini), Ilaria Occhini (Elvira, moglie di Puccini), Tino Carraro (Giulio Ricordi), Vincenzo De Toma (Luigi Illica), Mario Maranzana (Giacosa),
Interpreti della terza puntata: Josè Quaglio (Victorien Sardou), Luciano Alberici (Tito Ricordi), Antonio Guidi (Beppe, fratello di Elvira), Alina Moradei (Ida), Arturo Dominici (Frank Neilson, direttore del Covent Garden), Paola Quattrini (Gianna), Rosetta Salata e Silvia Arzuffi (attrici nella Butterfly a Londra), Carlo Reali (David Belasco), Guido Lazzarini (il medico che visita Puccini), Antonio Fattorini (Tonio, figlio di Puccini), Vasco Santoni (fattore di casa Puccini), Nada Malanima (Doria Manfredi), Pierluigi Zollo (Manfredi, fratello di Doria), Ruggero De Daninos (avv. Rota), Gianfranco Mauri (un ligéra), Gianni Rubens, Walter Valdi, Giancarlo Busi (tre disturbatori alla prima della Butterfly).
Cantanti: Mario Del Monaco, Tito Gobbi, Clara Petrella.
La terza puntata inizia a Milano nel 1898, con le cannonate di Bava Beccaris sparate direttamente sulla folla di manifestanti. E’ un evento che a scuola, nei corsi di storia, viene sempre dimenticato; ma che ebbe profonde ripercussioni negli anni seguenti. Vi furono molti morti, il numero preciso non è mai stato documentato. Il regista Bolchi mette molte immagini di quei giorni, si tratta di stampe e di alcune delle fotografie originali di Luca Comerio, che fu uno dei primi veri fotoreporter.
Di seguito, vediamo Puccini con il librettista Luigi Illica nello studio di Victorien Sardou, a Parigi, in attesa di essere ricevuti: si tratta della Tosca, opera teatrale di grande successo già prima di essere messa in musica. Sardou è uno degli scrittori più celebri di quel periodo, lo studio è probabilmente quello originale. Si attende l’arrivo di Tito Ricordi, figlio di Giulio, che ha ormai preso in mano gli affari di Casa Ricordi; Sardou ha detto che vuole parlare solo in presenza di un rappresentante ufficiale della casa editrice. Nell’attesa, Illica rimprovera a Puccini la sua mancanza di interesse per quello che succede, mentre lui si è impegnato e sta dalla parte degli insorti. Puccini gli risponde, più o meno, che a lui interessa solo di vivere tranquillo e che in questi discorsi non vuole entrare.
Li raggiunge poi Tito Ricordi (l’attore è Luciano Alberici) e comincia il colloquio con Victorien Sardou, interpretato da Josè Quaglio. Ci sono delle discussioni, ma poi si trova un accordo; come tutti gli autori, anche Sardou temeva che si stravolgesse troppo il suo dramma.
Il grande successo di Tosca coincide con l’uccisione di re Umberto I a Monza, l’anno è il 1900. Di re Umberto riporto la voce della Garzantina: «Umberto I (Torino 1841- Monza 1900) re d'Italia - (1878-1900). Figlio di Vittorio Emanuele II, sposò la cugina Margherita. Di tendenze militaristiche e autoritarie, intervenne nella vita politica in senso reazionario: rafforzò i poteri della corona anche con leggi eccezionali, appoggiò il colonialismo di Crispi e approvò la repressione dei moti popolari di Milano nel'98. Fu ucciso dall'anarchico Gaetano Bresci.»
La prima assoluta di Tosca è a Roma, proprio la città dove si svolge il dramma (che è ambientato in epoca napoleonica). Bolchi invece ci porta subito a Londra, sempre per Tosca, dove troviamo Tito Ricordi, Puccini, e Frank Neilson del Covent Garden. Puccini ricorda che per la prima di Tosca a Roma c’erano anche i Savoia, che il teatro fu perquisito perché si temeva ci fosse una bomba, poi conclude con leggerezza “meno male che l’hanno ammazzato adesso e non quando c’eravamo anche noi”, e per questa frase verrà poi aspramente rimproverato da Tito Ricordi in albergo, dando aperto inizio al loro dissidio. Però prima Puccini nota accanto alla locandina di Tosca un altro manifesto che lo incuriosisce molto, e chiede a Neilson se è possibile andarci: è il dramma “Madame Butterfly”, scritto dall’americano David Belasco. Si va a teatro e Puccini ne è entusiasta, non conosce l’inglese ma la storia è chiara, contatta subito Belasco nel retro del palcoscenico, e gli dice che vuole mettere in musica il suo dramma.
In albergo, la sera prima, c’era stato un aperto dissidio con Tito Ricordi: “tuo padre è come un padre per me, ma tu per me non sei un fratello, non mi sei neanche simpatico”. E insinua: “sei geloso, tuo padre ha più affetto per me che per te”. In albergo, Puccini trova anche una piacevole sorpresa: è arrivata la sua amante, Gianna.
In questo periodo cominciano i primi problemi di salute, il medico che lo visita gli dice di non fumare, la sua gola è molto irritata; ma Puccini si rifiuta di smettere. E’ il 1901, la morte di Verdi colpisce tutti profondamente. Sandro Bolchi ci fa ascoltare un frammento del Dies irae dalla Messa di Requiem di Verdi.
Puccini si compera l’automobile, la guida di persona, gli piace; ma poi un grave incidente gli costa la rottura di una gamba, e l’immobilità forzata a Torre del Lago. I giornali specificano: è rimasto con la testa vicino al motore, ha respirato molti gas di scarico. Giacosa va a trovarlo, ci sono difficoltà con l’adattamento della Butterfly e l’incidente sta rallentando il lavoro. Puccini è rimasto molto scosso dall’incidente, e a Giacosa dice, un po’ scherzando e un po’ serio, “adesso sono prigioniero dell’Elvira, non posso scappare”.
E’ in questi giorni che Puccini prende a servizio Doria Manfredi, una ragazza molto giovane; la vediamo accompagnato dal fratello, che si raccomanda molto con Puccini. Puccini ha ormai una certa fama, in fatto di donne, e il fratello della ragazza se ne preoccupa.
Nelle scene successive vediamo Puccini convalescente che continua a lavorare sulla Butterfly; viene a trovarlo Luigi Illica, e Puccini gli annuncia che ha congedato definitivamente la Gianna, e che sta per sposare Elvira: il marito lucchese è morto, ora non ci sono più impedimenti.
Gianna però va dall’avvocato Rota, legale della Ricordi; ha intenzione di intentare causa a Giacomo Puccini, e l’editore vuole evitare uno scandalo. Si trova un accordo, Bolchi racconta questa scena con molta delicatezza.
Siamo arrivati al 17 aprile 1904, la prima della Butterfly alla Scala: non fu un successo, il successo arriverà ma dopo qualche mese. Per spiegare almeno in parte cosa successe, Bolchi e Guardamagna mettono in scena i ricatti effettuati da un capoclaque (l’ottimo Gianfranco Mauri, un altro attore del Piccolo Teatro) che all’ingresso della Scala ferma prima l’avvocato Rota, poi Tito Ricordi in persona; fa capire che vuole soldi altrimenti farà fischiare l’opera. Entrambi se ne vanno senza dargli peso, ma la Butterfly verrà continuamente interrotta da clamori, fischi, risate.
Nel retro di un palco vediamo a consiglio Giulio Ricordi, Tito Ricordi, Illica, Giacosa e Puccini; le repliche di Butterfly saranno per il momento sospese. Puccini, ancora appoggiato alle stampelle, guarda verso il palcoscenico, ascolta la sua musica, non si capacita dell’insuccesso. La verità probabilmente è questa: Madama Butterfly era un’opera davvero nuova, sicuramente nel soggetto, e aveva bisogno di tempo per essere capita. Nel 1904 non era ancora possibile, come facciamo oggi, ascoltare e riascoltare la musica nuova.
Nei filmati d’opera, vediamo Mario Del Monaco in “Tosca” che canta “E lucevan le stelle”; sempre in Tosca, il baritono Tito Gobbi canta il finale del primo atto. Clara Petrella è l’interprete delle scene da Madama Butterfly, che nella puntata successiva sarà invece affidata ad Anna Moffo.
(continua)
sabato 20 ottobre 2012
venerdì 19 ottobre 2012
Puccini 1973 ( II )
Puccini (1973) Regia di Sandro Bolchi. Sceneggiatura di Dante Guardamagna. Consulenza di Mario Labroca ed Enzo Siciliano. Scene e costumi di Ezio Frigerio. Regia delle opere liriche: Beppe De Tomasi. Scene e costumi: Carlo Tommasi, Franca Squarciapino. Girato quasi interamente nei luoghi originali. Cinque puntate di 65 minuti circa ciascuna.
Interpreti principali: Alberto Lionello (Puccini), Ilaria Occhini (Elvira, moglie di Puccini), Tino Carraro (Giulio Ricordi), Vincenzo De Toma (Luigi Illica), Mario Maranzana (Giacosa),
Interpreti della seconda puntata: Alberto Lionello (Puccini), Tino Carraro (Giulio Ricordi), Ilaria Occhini (Elvira), Giancarlo Dettori (Arturo Toscanini), Paola Quattrini (Gianna, corista al Regio di Torino), Gianni Mantesi (Ruggiero Leoncavallo), Franco Ferrari e Dante Cona (due giornalisti), Vincenzo De Toma (Luigi Illica), Mario Maranzana (Giuseppe Giacosa), Ottavio Fanfani, Mario Giorgetti, Sergio Masieri, Giancarlo Fantini (amici del Club La Bohème), Sergio Gibello e Gigi Angelillo (due macchinisti in teatro), Ferdinando Mainardi e Stefano Varriale (maestri sostituti di Toscanini), Giacomo Zani (maestro Mugnone).
Cantanti: Gianni Raimondi, Katia Ricciarelli, Giacomo Aragall, Giovanni De Angelis, Giancarlo Luccardi, Gabriella Ravazzi, Tito Turtura. Orchestra Rai di Milano, direttori Giacomo Zani e Ferdinando Mainardi.
Siamo nel 1893: dopo il grande successo di Manon Lescaut a Torino, che ha fatto conoscere il nome di Puccini in tutta Europa e anche al Metropolitan di New York, è il momento di “La Bohème”, tratta da un romanzo del francese Henri Murger, che era a quel tempo un grande successo. Il titolo andrebbe tradotto nel senso di una vita da zingari (si pensava che venissero dalla Boemia), senza soldi, vivendo di espedienti; non nelle roulottes ma nelle soffitte, dove si pagava poco di affitto. La vita dei giovani artisti in cerca di fortuna, insomma: si arrivava in città senza un soldo, o quasi; ma arrivare nelle grandi città era d’obbligo per farsi conoscere. E’una situazione che Puccini ha davvero vissuto, appena arrivato a Milano; con lui nella soffitta viveva Pietro Mascagni, entrambi frequentavano il Conservatorio, Puccini aveva come finanziamento solo una borsa di studio. Questa situazione, la vita nelle soffitte e nelle case di ringhiera, è stata comune fino a tutti gli anni ’50, molti di quegli artisti sono ancora qui con noi e ricordano molto volentieri quegli anni. Oggi sarebbe impossibile: i milanesi non sono più quelli, per una stanza in affitto (una sola stanza) chiedono anche 500 euro al mese.
Il film di Bolchi riporta un episodio molto noto, in apertura della seconda puntata: la discussione di Puccini con Leoncavallo riguardo alla Bohème. I due musicisti, quasi coetanei, avevano infatti cominciato nello stesso momento a mettere in musica il romanzo di Murger; pare che l’idea fosse venuta per prima a Ruggiero Leoncavallo, e che davanti alle proteste del rivale (i due non si amavano molto, e Puccini lo chiamava “Leonbestia”) abbia risposto proprio così: “ognuno si faccia la sua Bohème, e poi deciderà il pubblico”. Entrambi erano reduci da un grande successo, Puccini con la Manon Lescaut e Leoncavallo con I Pagliacci. La Bohéme di Leoncavallo oggi è quasi dimenticata; l’ho ascoltata una volta e non è affatto male. Nell’opera di Leoncavallo, il protagonista è Marcello, il pittore, e non Rodolfo.
Nella scena successiva vediamo gli scrittori Illica e Giacosa mentre arrivano a Torre del Lago per lavorare con Puccini alla Bohème. Puccini si è fatto costruire una bella villa vicino a casa sua, sul lago di Massaciuccoli vicino a Viareggio, e i due librettisti saranni suoi ospiti. Puccini li accoglie mentre è alle prese con i pomodori delle sue terre, e si lamenta di una macchina per la salsa poco efficiente. Illica è molto irritato con Puccini, Giacosa è molto più accomodante e fa da paciere fra i due. Il motivo dell’irritazione di Luigi Illica, tra le altre cose, è un appunto di Puccini che scrive la sua musica non sui versi scritti da lui e da Giacosa, ma con cose del tipo “topi tramanti sogliole / sego bilance pargoli / son figli dell’amor; / e chi le vuole / queste popòle / mandi telegrammi / di quattordici parole”. Anche questo è un episodio famoso, direi molto divertente.
Giacosa, meno nervoso di Illica, mette pace fra i due e sembra perfino divertito; prima però Puccini si era lamentato “codesti versi sdruccioli io non riesco a musicarli” e Illica gli aveva spiegato che non erano affatto sdruccioli, bensì piani. Per spiegare la differenza fa questo esempio: “stupido è sdrucciolo, cretino è piano”. Però poi tutto si appiana, i tre lavorano insieme e il risultato finale sarà un grande successo.
Elvira, che è già molto gelosa di natura, si sente esclusa; non è una musicista, e poi Puccini la lascia spesso da sola, quando non è al pianoforte va a caccia e poi la sera si diverte con gli amici di Torre del Lago, un club battezzato da lui col nome “La Bohème”. Quando parte per Torino per la prima di Bohème ci va da solo, e glielo dice con franchezza. Elvira ci rimane molto male, ma deve fare buon viso a cattivo gioco.
A Torino ci sono Toscanini (molto giovane) e Giulio Ricordi, che sta seguendo anche la prima del Falstaff di Verdi, a Milano. Durante le prove Puccini conosce una bella corista di nome Gianna (Paola Quattrini) e va a passeggio con lei al Valentino. Il cappotto di Puccini è stato rifatto identico a quello di una delle sue foto più famose, idem per il cappello; e Lionello appare molto somigliante al vero Puccini. L’interpretazione di Paola Quattrini, che vedremo anche nella puntata successiva, è molto piacevole.
Non so dire se Gianna sia un personaggio reale, non mi sono mai interessato molto a queste cose ed è già un’impresa ricordarsi la successione esatta delle opere di Puccini, figuriamoci i pettegolezzi e la sua vita privata. Si sa per certo che a Puccini le donne piacevano molto, e che si prese molte distrazioni; la situazione finale, a quello che se ne sa oggi, è che Puccini ebbe quattro figli: la prima, Fosca, è figlia di Elvira e del Gemignani, ma viene cresciuta da Puccini come se fosse sua figlia e Puccini sarà un ottimo nonno per la figlia di Fosca, che da lui verrà soprannominata Biki (Bicchi, biricchina) e che con questo soprannome diventerà una famosa sarta milanese. Antonio Puccini è invece l’unico figlio di Elvira e di Giacomo. (qui sotto, Giacomo Puccini con Biki da bambina).
Puccini ha avuto un’altra figlia fuori dal matrimonio, Simonetta, riconosciuta molti anni dopo la sua morte. Un altro figlio, sempre di nome Antonio, Puccini lo ha avuto da Giulia Manfredi: la scoperta è recente, e la questione dell’eredità è ancora aperta. Ma delle vicende di Puccini con Giulia Manfredi e con sua cugina Doria si sarà costretti a parlare nella quarta puntata: dico “costretti” perché si tratta di un argomento molto triste, una tragedia che finirà per influire molto sulla vita del musicista.
Tutta la seconda puntata è dedicata alla Bohème; in una sequenza si vede il manoscritto autentico di Puccini, dove Puccini ha disegnato un teschio in corrispondenza del finale. Ampio spazio è dedicato alla rappresentazione di Palermo, penso che il teatro che si vede sia proprio l’originale, compreso il sipario.
Negli inserti in teatro, il tenore Gianni Raimondi canta “Che gelida manina”, il finale dell’opera vede in scena Katia Ricciarelli, Giacomo Aragall, Giovanni De Angelis, Giancarlo Luccardi, Gabriella Ravazzi e Tito Turtura, con l’orchestra Rai di Milano, direttori Giacomo Zani e Ferdinando Mainardi. La regia delle opere, tutte messe in scena molto bene cercando di riprodurre con la maggior esattezza le prime rappresentazioni, è di Beppe De Tomasi.
(continua)
Interpreti principali: Alberto Lionello (Puccini), Ilaria Occhini (Elvira, moglie di Puccini), Tino Carraro (Giulio Ricordi), Vincenzo De Toma (Luigi Illica), Mario Maranzana (Giacosa),
Interpreti della seconda puntata: Alberto Lionello (Puccini), Tino Carraro (Giulio Ricordi), Ilaria Occhini (Elvira), Giancarlo Dettori (Arturo Toscanini), Paola Quattrini (Gianna, corista al Regio di Torino), Gianni Mantesi (Ruggiero Leoncavallo), Franco Ferrari e Dante Cona (due giornalisti), Vincenzo De Toma (Luigi Illica), Mario Maranzana (Giuseppe Giacosa), Ottavio Fanfani, Mario Giorgetti, Sergio Masieri, Giancarlo Fantini (amici del Club La Bohème), Sergio Gibello e Gigi Angelillo (due macchinisti in teatro), Ferdinando Mainardi e Stefano Varriale (maestri sostituti di Toscanini), Giacomo Zani (maestro Mugnone).
Cantanti: Gianni Raimondi, Katia Ricciarelli, Giacomo Aragall, Giovanni De Angelis, Giancarlo Luccardi, Gabriella Ravazzi, Tito Turtura. Orchestra Rai di Milano, direttori Giacomo Zani e Ferdinando Mainardi.
Siamo nel 1893: dopo il grande successo di Manon Lescaut a Torino, che ha fatto conoscere il nome di Puccini in tutta Europa e anche al Metropolitan di New York, è il momento di “La Bohème”, tratta da un romanzo del francese Henri Murger, che era a quel tempo un grande successo. Il titolo andrebbe tradotto nel senso di una vita da zingari (si pensava che venissero dalla Boemia), senza soldi, vivendo di espedienti; non nelle roulottes ma nelle soffitte, dove si pagava poco di affitto. La vita dei giovani artisti in cerca di fortuna, insomma: si arrivava in città senza un soldo, o quasi; ma arrivare nelle grandi città era d’obbligo per farsi conoscere. E’una situazione che Puccini ha davvero vissuto, appena arrivato a Milano; con lui nella soffitta viveva Pietro Mascagni, entrambi frequentavano il Conservatorio, Puccini aveva come finanziamento solo una borsa di studio. Questa situazione, la vita nelle soffitte e nelle case di ringhiera, è stata comune fino a tutti gli anni ’50, molti di quegli artisti sono ancora qui con noi e ricordano molto volentieri quegli anni. Oggi sarebbe impossibile: i milanesi non sono più quelli, per una stanza in affitto (una sola stanza) chiedono anche 500 euro al mese.
Il film di Bolchi riporta un episodio molto noto, in apertura della seconda puntata: la discussione di Puccini con Leoncavallo riguardo alla Bohème. I due musicisti, quasi coetanei, avevano infatti cominciato nello stesso momento a mettere in musica il romanzo di Murger; pare che l’idea fosse venuta per prima a Ruggiero Leoncavallo, e che davanti alle proteste del rivale (i due non si amavano molto, e Puccini lo chiamava “Leonbestia”) abbia risposto proprio così: “ognuno si faccia la sua Bohème, e poi deciderà il pubblico”. Entrambi erano reduci da un grande successo, Puccini con la Manon Lescaut e Leoncavallo con I Pagliacci. La Bohéme di Leoncavallo oggi è quasi dimenticata; l’ho ascoltata una volta e non è affatto male. Nell’opera di Leoncavallo, il protagonista è Marcello, il pittore, e non Rodolfo.
Nella scena successiva vediamo gli scrittori Illica e Giacosa mentre arrivano a Torre del Lago per lavorare con Puccini alla Bohème. Puccini si è fatto costruire una bella villa vicino a casa sua, sul lago di Massaciuccoli vicino a Viareggio, e i due librettisti saranni suoi ospiti. Puccini li accoglie mentre è alle prese con i pomodori delle sue terre, e si lamenta di una macchina per la salsa poco efficiente. Illica è molto irritato con Puccini, Giacosa è molto più accomodante e fa da paciere fra i due. Il motivo dell’irritazione di Luigi Illica, tra le altre cose, è un appunto di Puccini che scrive la sua musica non sui versi scritti da lui e da Giacosa, ma con cose del tipo “topi tramanti sogliole / sego bilance pargoli / son figli dell’amor; / e chi le vuole / queste popòle / mandi telegrammi / di quattordici parole”. Anche questo è un episodio famoso, direi molto divertente.
Giacosa, meno nervoso di Illica, mette pace fra i due e sembra perfino divertito; prima però Puccini si era lamentato “codesti versi sdruccioli io non riesco a musicarli” e Illica gli aveva spiegato che non erano affatto sdruccioli, bensì piani. Per spiegare la differenza fa questo esempio: “stupido è sdrucciolo, cretino è piano”. Però poi tutto si appiana, i tre lavorano insieme e il risultato finale sarà un grande successo.
Elvira, che è già molto gelosa di natura, si sente esclusa; non è una musicista, e poi Puccini la lascia spesso da sola, quando non è al pianoforte va a caccia e poi la sera si diverte con gli amici di Torre del Lago, un club battezzato da lui col nome “La Bohème”. Quando parte per Torino per la prima di Bohème ci va da solo, e glielo dice con franchezza. Elvira ci rimane molto male, ma deve fare buon viso a cattivo gioco.
A Torino ci sono Toscanini (molto giovane) e Giulio Ricordi, che sta seguendo anche la prima del Falstaff di Verdi, a Milano. Durante le prove Puccini conosce una bella corista di nome Gianna (Paola Quattrini) e va a passeggio con lei al Valentino. Il cappotto di Puccini è stato rifatto identico a quello di una delle sue foto più famose, idem per il cappello; e Lionello appare molto somigliante al vero Puccini. L’interpretazione di Paola Quattrini, che vedremo anche nella puntata successiva, è molto piacevole.
Non so dire se Gianna sia un personaggio reale, non mi sono mai interessato molto a queste cose ed è già un’impresa ricordarsi la successione esatta delle opere di Puccini, figuriamoci i pettegolezzi e la sua vita privata. Si sa per certo che a Puccini le donne piacevano molto, e che si prese molte distrazioni; la situazione finale, a quello che se ne sa oggi, è che Puccini ebbe quattro figli: la prima, Fosca, è figlia di Elvira e del Gemignani, ma viene cresciuta da Puccini come se fosse sua figlia e Puccini sarà un ottimo nonno per la figlia di Fosca, che da lui verrà soprannominata Biki (Bicchi, biricchina) e che con questo soprannome diventerà una famosa sarta milanese. Antonio Puccini è invece l’unico figlio di Elvira e di Giacomo. (qui sotto, Giacomo Puccini con Biki da bambina).
Puccini ha avuto un’altra figlia fuori dal matrimonio, Simonetta, riconosciuta molti anni dopo la sua morte. Un altro figlio, sempre di nome Antonio, Puccini lo ha avuto da Giulia Manfredi: la scoperta è recente, e la questione dell’eredità è ancora aperta. Ma delle vicende di Puccini con Giulia Manfredi e con sua cugina Doria si sarà costretti a parlare nella quarta puntata: dico “costretti” perché si tratta di un argomento molto triste, una tragedia che finirà per influire molto sulla vita del musicista.
Tutta la seconda puntata è dedicata alla Bohème; in una sequenza si vede il manoscritto autentico di Puccini, dove Puccini ha disegnato un teschio in corrispondenza del finale. Ampio spazio è dedicato alla rappresentazione di Palermo, penso che il teatro che si vede sia proprio l’originale, compreso il sipario.
Negli inserti in teatro, il tenore Gianni Raimondi canta “Che gelida manina”, il finale dell’opera vede in scena Katia Ricciarelli, Giacomo Aragall, Giovanni De Angelis, Giancarlo Luccardi, Gabriella Ravazzi e Tito Turtura, con l’orchestra Rai di Milano, direttori Giacomo Zani e Ferdinando Mainardi. La regia delle opere, tutte messe in scena molto bene cercando di riprodurre con la maggior esattezza le prime rappresentazioni, è di Beppe De Tomasi.
(continua)
giovedì 18 ottobre 2012
Puccini 1973 ( I )
Puccini (1973) Regia di Sandro Bolchi. Sceneggiatura di Dante Guardamagna. Consulenza di Mario Labroca ed Enzo Siciliano. Scene e costumi di Ezio Frigerio. Regia delle opere liriche: Beppe De Tomasi. Girato quasi interamente nei luoghi originali. Cinque puntate di 65 minuti circa ciascuna.
Interpreti principali: Alberto Lionello (Puccini), Ilaria Occhini (Elvira, moglie di Puccini), Tino Carraro (Giulio Ricordi), Vincenzo De Toma (Luigi Illica), Mario Maranzana (Giacosa)
Interpreti della prima puntata: Alberto Lionello (Puccini), Tino Carraro (Giulio Ricordi), Ruggero De Daninos (avvocato Rota), Fausto Tommei (l’impresario Lanari), Franco Monaldi e Mario Marchetti (due azionisti della Ricordi), Roberto Pistone (Prandino), Gianni Oliveri (un amico), Luciano Melani (Alfredo Catalani), Claudio Cassinelli (il critico Depanis), Vincenzo De Toma (Luigi Illica), Ilaria Occhini (Elvira), Roberto Brivio (un cantastorie milanese), Mario Maranzana (Giacosa), Armando Benetti (un fattorino della Ricordi), Antonio Guidi (Beppe, fratello di Elvira), Violetta Rizzo (Fosca da bambina), Alberto Lamberti (Antonio da bambino), Ettore Conti (Marco Praga), Piero Bellugi (il direttore d’orchestra Tomè).
Cantanti: Plàcido Domingo, Marcella Reale, Franco Tagliavini. Orchestra Rai di Milano, direttore Piero Bellugi.
Il film di Carmine Gallone, girato nel 1953 e con protagonista Gabriele Ferzetti, partiva proprio dal principio: Giacomo Puccini, giovanissimo, è a Milano da solo e sta aspettando l’esito di un concorso; nessuna delle sue opere è ancora andata in scena. Elvira è ancora a Lucca, arriverà dopo, li vediamo ancora intenti a programmare la fuga (Elvira era sposata, anche se nel film di Gallone se non viene detto).
Il film per la tv del 1973, scritto da Dante Guardamagna e diretto da Sandro Bolchi, comincia molto tempo dopo, nel 1887; Elvira e Giacomo non solo stanno insieme come marito e moglie, ma hanno già un bambino sui sette anni, Antonio. Un’opera di Puccini è già andata in scena, con scarso successo: “Le Villi” (1884), ed è quasi pronto “Edgar” (1889, composto fra il 1884 e il 1888). “Le Villi” aveva però destato l’interesse di Giulio Ricordi, grande editore milanese, che si affezionò molto al giovane Puccini e lo sostenne durante i lunghi anni in cui non era prevedibile il grande successo che sarebbe venuto.
L’inizio vero e proprio di ogni puntata, sui titoli di testa, è molto bello: una panoramica di Torre del Lago, sulla musica del coro “a bocca chiusa” dalla Madama Butterfly. Nella prima sequenza, vediamo Puccini camminare sotto i portici della Scala, e poi soffermarsi davanti alla locandina dell’Otello di Verdi, novità assoluta dell’anziano maestro (Verdi era nato nel 1813) e grandissimo successo. La data è ben visibile sulla locandina: 5 febbraio 1887. Una curiosità, per noi cresciuti nella seconda metà del Novecento, è che nella locandina si vede bene che all’opera di Verdi è abbinato un balletto, intitolato “Rolla” (non di Verdi); così si usava, un’opera intera era considerata troppo corta. Anche i programmi dei concerti tenuti da Beethoven, a inizio ‘800, visti da oggi fanno impressione, come minimo quattro o cinque ore.
La scena successiva è nella sala riunioni della Ricordi, un consiglio d’amministrazione. Gli azionisti di Casa Ricordi rimproverano a Giulio Ricordi le spese sostenute per Puccini, ormai consistenti; il padrone di casa conferma tutto l’appoggio al giovane musicista, e ribadisce che le spese per Puccini sono tutte sue personali, non peseranno sull’azienda. Giulio Ricordi crede molto in Puccini, e invita gli azionisti a fidarsi della sua competenza minacciando in caso contrario di lasciare l’azienda. Ovviamente, tutti finiscono con l’adeguarsi.
Il sostegno di Giulio Ricordi al giovane Puccini è un fatto storico vero, così come ben documentati sono tutti i dialoghi, spesso tratti da lettere e documenti ben conosciuti. Il lavoro fatto dallo scrittore Dante Guardamagna è di quelli esemplari, una sceneggiatura che andrebbe portata come esempio in tutte le scuole di cinema; purtroppo questo lavoro da certosino, di grande pazienza e grande raffinatezza, non si fa quasi più. Anche per questo la maggior parte degli sceneggiati tv e dei film più in generale sono molto spesso sciatti e deludenti, uno spreco di soldi e di risorse. Guardando questa scena, oltre alla bravura di tutti gli attori, bisogna oltretutto ricordare che Puccini era ormai prossimo ai trent’anni, essendo nato nel 1858: il timore degli azionisti era quindi più che fondato.
In questa scena vediamo, nei panni di Giulio Ricordi, uno dei più grandi attori italiani del Novecento, Tino Carraro: un’interpretazione splendida, senza eccessi, da grandissimo attore. Carraro è stato attivo soprattutto in teatro, e soprattutto al Piccolo Teatro di Giorgio Strehler, con interpretazioni straordinarie come Re Lear e come Prospero da “La Tempesta”, sempre di Shakespeare, o come Mackie Messer da “L’opera da tre soldi” di Brecht, o come protagonista di “El nost Milàn” di Bertolazzi. Insieme a Tino Carraro – Giulio Ricordi vediamo agire l’avvocato Rota, interpretato da Ruggero De Daninos (che tornerà più avanti, nella terza puntata) che è il legale di Casa Ricordi, e un Lanari che è probabilmente figlio di un personaggio ben conosciuto agli storici del teatro, l’impresario Alessandro Lanari che fu una presenza importante per tutto l’Ottocento. L’attore che interpreta Lanari si chiama Fausto Tommei ed è molto bravo, come tutti; devo dire che riascoltare il vero accento milanese, in questo periodo, è una cosa che mi ha fatto molto piacere. Il milanese oggi non lo parla più nessuno, chi prova a parlarlo lo storpia e lo rovina; ascoltare Tino Carraro che dialoga con Tommei è davvero piacevole.
Elvira Bonturi in Gemignani è il nome completo della signora Puccini: dal marito signor Gemignani ebbe una figlia, Fosca. Quando Elvira e Giacomo Puccini lasciano Lucca, portano con loro la bambina, che verrà cresciuta da Puccini come se fosse sua figlia. Elvira e Giacomo avranno poi un figlio insieme, Antonio. Nel film di Gallone non si fa la minima menzione di Fosca, qui invece la vediamo bambina, e la ritroveremo poi nel finale, nell’ultima puntata: si era sposata e faceva vita per conto suo, sua figlia Biki diventerà una famosa sarta milanese.
Alberto Lionello è molto bravo nel rendere il carattere di Puccini, o quantomeno nel creare un personaggio credibile; somiglia al vero Puccini molto più di Ferzetti, che forse ne avrebbe reso meglio il lato duro e antipatico (ma Gallone non glielo aveva chiesto), ma si tratta comunque di due ottimi attori, difficile trovare di meglio. Ilaria Occhini, interprete di Elvira, è molto bella e somiglia molto all’Elvira del film di Gallone (Marta Toren), ma rispetto alla svedese è capace di sguardi durissimi, da Medusa, che più si addicono al suo personaggio. I due resteranno insieme tutta la vita, pur fra molti litigi e molti alti e bassi; Puccini sposerà Elvira quando rimarrà ufficialmente vedova, dopo la morte del Gemignani. I dissapori nascono anche dal fatto che Elvira era una donna di provincia, moglie di un “droghiere di Lucca”, non abituata al mondo della borghesia milanese e forse anche poco adatta a quel mondo (il che va probabilmente a suo merito). Lei e Puccini vivono come marito e moglie, e nessuno ci fa caso più di tanto, a Milano: invece a Lucca dicono che lei è fuggita con l’amante. Siamo nel 1880, la loro convivenza fuori dal matrimonio non era una cosa così scontata.
L’appoggio di Giulio Ricordi a Puccini è sbeffeggiato da una vignetta umoristica su un giornale, e viene commentato al bar dagli intellettuali milanesi, con molta ironia e anche peggio. Tra i peggiori commenti su Puccini e la sua musica c’è quello di Alfredo Catalani, anche lui lucchese e quasi coetaneo (maggiore di quattro anni), ma già autore di successo. L’attore che lo interpreta si chiama Luciano Melani, l’opera che renderà davvero famoso Catalani arriverà nel 1892, “La Wally”.
Intanto Giulio Ricordi si sta dando da fare per Puccini, e ha contattato uno dei più importanti scrittori di quegli anni, il torinese Giuseppe Giacosa (1847-1906). Davanti a Giacosa, Giulio Ricordi suona di persona al pianoforte l’Edgar di Puccini. Ricordi è molto insoddisfatto del librettista Ferdinando Fontana che ha scritto Le Villi e l’Edgar; dice che lo aveva scelto lui e che ne è pentito, e che Puccini ha accettato solo per timidezza e per non contraddirlo. Ricordi propone a Giacosa di scrivere un libretto d’opera; ma Giacosa è perplesso, è un autore di grande successo e guadagna già bene col teatro di prosa e con gli articoli per i giornali. “La partita a scacchi” è piaciuto molto a Ricordi, Giacosa sta scrivendo un testo per Sarah Bernhardt a Parigi. Ricordi gli offre cinque volte la cifra che guadagna scrivendo per i giornali.
Stanno aspettando Puccini, ma Puccini fa sapere che non verrà, un mal di denti che somiglia molto a una scusa. Giacosa ha comunque accettato, dice che sta pensando a un dramma russo, probabilmente Fedora che verrà però musicato da Umberto Giordano molti anni dopo.
Dopo questa scena d’interni, vediamo Elvira camminare per le vie di Milano, ricostruita com’era nell’800; quarant’anni fa era ancora possibile trovare ambienti rimasti quasi intatti. Come farà in altre occasioni nel corso di questo sceneggiato, il regista Sandro Bolchi inserisce alcune belle foto d’epoca di Milano; qui c’è anche il cantante e autore milanese Roberto Brivio, che canta due canzoni milanesi molto famose; nella prima scena, incrocia Elvira e le dà molto più di un’occhiata; nella seconda scena è di fianco a un arrotino, “el mulitta” e canta “e la gira la röda la gira...”. Elvira sta andando a casa, dove c’è suo fratello Beppe con i due bambini, Fosca e Antonio.
Al minuto 30 ecco finalmente Puccini, che cerca lo scrittore Marco Praga e vorrebbe da lui un libretto. Marco Praga, interpretato da Ettore Conti, era figlio dello “scapigliato” Emilio Praga (che aveva scritto libretti d’opera per Ponchielli) ed era più giovane di quattro anni rispetto a Puccini, ma era già un autore di grande successo nel teatro di prosa, il titolo qui citato è “La donna ideale” con Eleonora Duse. Marco Praga dice che non ha mai scritto in versi per rispetto verso suo padre, e poi dice a Puccini che se ha bisogno di soldi è disposto a dargliene, una risposta che a Puccini ovviamente non piace molto. Siamo comunque ormai prossimi al successo, che verrà con Manon Lescaut. Quest’opera ebbe una nascita tormentata, era un progetto di Leoncavallo, esisteva già l’opera omonima di Massenet, ci misero mano molti librettisti compreso Giulio Ricordi, il progetto sembrava non dovesse mai andare in porto.
Manon Lescaut invece debutta a Torino nel 1893 e ha subito un enorme successo, mondiale. Giulio Ricordi ha vinto la sua scommessa, e sta avendo anche un’altra grande soddisfazione proprio in quei giorni: a Milano sono cominciate le prove di una nuova opera dell’ottantenne Giuseppe Verdi, il Falstaff.
E’ arrivato dunque il successo, ma nascono anche i primi dissapori con Elvira, che è ben conscia di essere “la moglie del droghiere di Lucca” e teme che Puccini arrivato al successo la voglia lasciare; nella sequenza che chiude la prima puntata Puccini è abbastanza duro con lei, ma noi posteri sappiamo che i due non si lasceranno mai.
I brani d’opera vedono in scena Placido Domingo, molto giovane, Marcella Reale e Franco Tagliavini; tutti dalla Manon Lescaut. Il direttore d’orchestra, che ha anche alcune battute come attore, è Piero Bellugi.
(continua)
Interpreti principali: Alberto Lionello (Puccini), Ilaria Occhini (Elvira, moglie di Puccini), Tino Carraro (Giulio Ricordi), Vincenzo De Toma (Luigi Illica), Mario Maranzana (Giacosa)
Interpreti della prima puntata: Alberto Lionello (Puccini), Tino Carraro (Giulio Ricordi), Ruggero De Daninos (avvocato Rota), Fausto Tommei (l’impresario Lanari), Franco Monaldi e Mario Marchetti (due azionisti della Ricordi), Roberto Pistone (Prandino), Gianni Oliveri (un amico), Luciano Melani (Alfredo Catalani), Claudio Cassinelli (il critico Depanis), Vincenzo De Toma (Luigi Illica), Ilaria Occhini (Elvira), Roberto Brivio (un cantastorie milanese), Mario Maranzana (Giacosa), Armando Benetti (un fattorino della Ricordi), Antonio Guidi (Beppe, fratello di Elvira), Violetta Rizzo (Fosca da bambina), Alberto Lamberti (Antonio da bambino), Ettore Conti (Marco Praga), Piero Bellugi (il direttore d’orchestra Tomè).
Cantanti: Plàcido Domingo, Marcella Reale, Franco Tagliavini. Orchestra Rai di Milano, direttore Piero Bellugi.
Il film di Carmine Gallone, girato nel 1953 e con protagonista Gabriele Ferzetti, partiva proprio dal principio: Giacomo Puccini, giovanissimo, è a Milano da solo e sta aspettando l’esito di un concorso; nessuna delle sue opere è ancora andata in scena. Elvira è ancora a Lucca, arriverà dopo, li vediamo ancora intenti a programmare la fuga (Elvira era sposata, anche se nel film di Gallone se non viene detto).
Il film per la tv del 1973, scritto da Dante Guardamagna e diretto da Sandro Bolchi, comincia molto tempo dopo, nel 1887; Elvira e Giacomo non solo stanno insieme come marito e moglie, ma hanno già un bambino sui sette anni, Antonio. Un’opera di Puccini è già andata in scena, con scarso successo: “Le Villi” (1884), ed è quasi pronto “Edgar” (1889, composto fra il 1884 e il 1888). “Le Villi” aveva però destato l’interesse di Giulio Ricordi, grande editore milanese, che si affezionò molto al giovane Puccini e lo sostenne durante i lunghi anni in cui non era prevedibile il grande successo che sarebbe venuto.
L’inizio vero e proprio di ogni puntata, sui titoli di testa, è molto bello: una panoramica di Torre del Lago, sulla musica del coro “a bocca chiusa” dalla Madama Butterfly. Nella prima sequenza, vediamo Puccini camminare sotto i portici della Scala, e poi soffermarsi davanti alla locandina dell’Otello di Verdi, novità assoluta dell’anziano maestro (Verdi era nato nel 1813) e grandissimo successo. La data è ben visibile sulla locandina: 5 febbraio 1887. Una curiosità, per noi cresciuti nella seconda metà del Novecento, è che nella locandina si vede bene che all’opera di Verdi è abbinato un balletto, intitolato “Rolla” (non di Verdi); così si usava, un’opera intera era considerata troppo corta. Anche i programmi dei concerti tenuti da Beethoven, a inizio ‘800, visti da oggi fanno impressione, come minimo quattro o cinque ore.
La scena successiva è nella sala riunioni della Ricordi, un consiglio d’amministrazione. Gli azionisti di Casa Ricordi rimproverano a Giulio Ricordi le spese sostenute per Puccini, ormai consistenti; il padrone di casa conferma tutto l’appoggio al giovane musicista, e ribadisce che le spese per Puccini sono tutte sue personali, non peseranno sull’azienda. Giulio Ricordi crede molto in Puccini, e invita gli azionisti a fidarsi della sua competenza minacciando in caso contrario di lasciare l’azienda. Ovviamente, tutti finiscono con l’adeguarsi.
Il sostegno di Giulio Ricordi al giovane Puccini è un fatto storico vero, così come ben documentati sono tutti i dialoghi, spesso tratti da lettere e documenti ben conosciuti. Il lavoro fatto dallo scrittore Dante Guardamagna è di quelli esemplari, una sceneggiatura che andrebbe portata come esempio in tutte le scuole di cinema; purtroppo questo lavoro da certosino, di grande pazienza e grande raffinatezza, non si fa quasi più. Anche per questo la maggior parte degli sceneggiati tv e dei film più in generale sono molto spesso sciatti e deludenti, uno spreco di soldi e di risorse. Guardando questa scena, oltre alla bravura di tutti gli attori, bisogna oltretutto ricordare che Puccini era ormai prossimo ai trent’anni, essendo nato nel 1858: il timore degli azionisti era quindi più che fondato.
In questa scena vediamo, nei panni di Giulio Ricordi, uno dei più grandi attori italiani del Novecento, Tino Carraro: un’interpretazione splendida, senza eccessi, da grandissimo attore. Carraro è stato attivo soprattutto in teatro, e soprattutto al Piccolo Teatro di Giorgio Strehler, con interpretazioni straordinarie come Re Lear e come Prospero da “La Tempesta”, sempre di Shakespeare, o come Mackie Messer da “L’opera da tre soldi” di Brecht, o come protagonista di “El nost Milàn” di Bertolazzi. Insieme a Tino Carraro – Giulio Ricordi vediamo agire l’avvocato Rota, interpretato da Ruggero De Daninos (che tornerà più avanti, nella terza puntata) che è il legale di Casa Ricordi, e un Lanari che è probabilmente figlio di un personaggio ben conosciuto agli storici del teatro, l’impresario Alessandro Lanari che fu una presenza importante per tutto l’Ottocento. L’attore che interpreta Lanari si chiama Fausto Tommei ed è molto bravo, come tutti; devo dire che riascoltare il vero accento milanese, in questo periodo, è una cosa che mi ha fatto molto piacere. Il milanese oggi non lo parla più nessuno, chi prova a parlarlo lo storpia e lo rovina; ascoltare Tino Carraro che dialoga con Tommei è davvero piacevole.
Elvira Bonturi in Gemignani è il nome completo della signora Puccini: dal marito signor Gemignani ebbe una figlia, Fosca. Quando Elvira e Giacomo Puccini lasciano Lucca, portano con loro la bambina, che verrà cresciuta da Puccini come se fosse sua figlia. Elvira e Giacomo avranno poi un figlio insieme, Antonio. Nel film di Gallone non si fa la minima menzione di Fosca, qui invece la vediamo bambina, e la ritroveremo poi nel finale, nell’ultima puntata: si era sposata e faceva vita per conto suo, sua figlia Biki diventerà una famosa sarta milanese.
Alberto Lionello è molto bravo nel rendere il carattere di Puccini, o quantomeno nel creare un personaggio credibile; somiglia al vero Puccini molto più di Ferzetti, che forse ne avrebbe reso meglio il lato duro e antipatico (ma Gallone non glielo aveva chiesto), ma si tratta comunque di due ottimi attori, difficile trovare di meglio. Ilaria Occhini, interprete di Elvira, è molto bella e somiglia molto all’Elvira del film di Gallone (Marta Toren), ma rispetto alla svedese è capace di sguardi durissimi, da Medusa, che più si addicono al suo personaggio. I due resteranno insieme tutta la vita, pur fra molti litigi e molti alti e bassi; Puccini sposerà Elvira quando rimarrà ufficialmente vedova, dopo la morte del Gemignani. I dissapori nascono anche dal fatto che Elvira era una donna di provincia, moglie di un “droghiere di Lucca”, non abituata al mondo della borghesia milanese e forse anche poco adatta a quel mondo (il che va probabilmente a suo merito). Lei e Puccini vivono come marito e moglie, e nessuno ci fa caso più di tanto, a Milano: invece a Lucca dicono che lei è fuggita con l’amante. Siamo nel 1880, la loro convivenza fuori dal matrimonio non era una cosa così scontata.
L’appoggio di Giulio Ricordi a Puccini è sbeffeggiato da una vignetta umoristica su un giornale, e viene commentato al bar dagli intellettuali milanesi, con molta ironia e anche peggio. Tra i peggiori commenti su Puccini e la sua musica c’è quello di Alfredo Catalani, anche lui lucchese e quasi coetaneo (maggiore di quattro anni), ma già autore di successo. L’attore che lo interpreta si chiama Luciano Melani, l’opera che renderà davvero famoso Catalani arriverà nel 1892, “La Wally”.
Intanto Giulio Ricordi si sta dando da fare per Puccini, e ha contattato uno dei più importanti scrittori di quegli anni, il torinese Giuseppe Giacosa (1847-1906). Davanti a Giacosa, Giulio Ricordi suona di persona al pianoforte l’Edgar di Puccini. Ricordi è molto insoddisfatto del librettista Ferdinando Fontana che ha scritto Le Villi e l’Edgar; dice che lo aveva scelto lui e che ne è pentito, e che Puccini ha accettato solo per timidezza e per non contraddirlo. Ricordi propone a Giacosa di scrivere un libretto d’opera; ma Giacosa è perplesso, è un autore di grande successo e guadagna già bene col teatro di prosa e con gli articoli per i giornali. “La partita a scacchi” è piaciuto molto a Ricordi, Giacosa sta scrivendo un testo per Sarah Bernhardt a Parigi. Ricordi gli offre cinque volte la cifra che guadagna scrivendo per i giornali.
Stanno aspettando Puccini, ma Puccini fa sapere che non verrà, un mal di denti che somiglia molto a una scusa. Giacosa ha comunque accettato, dice che sta pensando a un dramma russo, probabilmente Fedora che verrà però musicato da Umberto Giordano molti anni dopo.
Dopo questa scena d’interni, vediamo Elvira camminare per le vie di Milano, ricostruita com’era nell’800; quarant’anni fa era ancora possibile trovare ambienti rimasti quasi intatti. Come farà in altre occasioni nel corso di questo sceneggiato, il regista Sandro Bolchi inserisce alcune belle foto d’epoca di Milano; qui c’è anche il cantante e autore milanese Roberto Brivio, che canta due canzoni milanesi molto famose; nella prima scena, incrocia Elvira e le dà molto più di un’occhiata; nella seconda scena è di fianco a un arrotino, “el mulitta” e canta “e la gira la röda la gira...”. Elvira sta andando a casa, dove c’è suo fratello Beppe con i due bambini, Fosca e Antonio.
Al minuto 30 ecco finalmente Puccini, che cerca lo scrittore Marco Praga e vorrebbe da lui un libretto. Marco Praga, interpretato da Ettore Conti, era figlio dello “scapigliato” Emilio Praga (che aveva scritto libretti d’opera per Ponchielli) ed era più giovane di quattro anni rispetto a Puccini, ma era già un autore di grande successo nel teatro di prosa, il titolo qui citato è “La donna ideale” con Eleonora Duse. Marco Praga dice che non ha mai scritto in versi per rispetto verso suo padre, e poi dice a Puccini che se ha bisogno di soldi è disposto a dargliene, una risposta che a Puccini ovviamente non piace molto. Siamo comunque ormai prossimi al successo, che verrà con Manon Lescaut. Quest’opera ebbe una nascita tormentata, era un progetto di Leoncavallo, esisteva già l’opera omonima di Massenet, ci misero mano molti librettisti compreso Giulio Ricordi, il progetto sembrava non dovesse mai andare in porto.
Manon Lescaut invece debutta a Torino nel 1893 e ha subito un enorme successo, mondiale. Giulio Ricordi ha vinto la sua scommessa, e sta avendo anche un’altra grande soddisfazione proprio in quei giorni: a Milano sono cominciate le prove di una nuova opera dell’ottantenne Giuseppe Verdi, il Falstaff.
E’ arrivato dunque il successo, ma nascono anche i primi dissapori con Elvira, che è ben conscia di essere “la moglie del droghiere di Lucca” e teme che Puccini arrivato al successo la voglia lasciare; nella sequenza che chiude la prima puntata Puccini è abbastanza duro con lei, ma noi posteri sappiamo che i due non si lasceranno mai.
I brani d’opera vedono in scena Placido Domingo, molto giovane, Marcella Reale e Franco Tagliavini; tutti dalla Manon Lescaut. Il direttore d’orchestra, che ha anche alcune battute come attore, è Piero Bellugi.
(continua)
Iscriviti a:
Post (Atom)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)

.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)


.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)

.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)

.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)