lunedì 21 febbraio 2011

Gli anni spezzati


Gallipoli - Gli anni spezzati (1981) Regia di Peter Weir. Scritto da Peter Weir, David Williamson, Ernest Raymond. Fotografia di Russell Boyd. Musiche di Albinoni, Bizet, J. Strauss, Paganini, musiche tradizionali australiane e irlandesi. Musiche originali di Jean Michel Jarre. Interpreti: Mark Lee (Archy Hamilton), Mel Gibson (Frank), Bill Kerr (zio Jack), Harold Baigent (il cammelliere), Robert Grubb, Tim McKenzie e David Argue (Billy, Barney e Snowy), Harold Hopkins (Les), Charles Yunupingu (Zac), Bill Hunter (il maggiore Barton), John Morris (col. Robinson), Graham Dow (gen. Gardner), e molti altri Durata 110 minuti

“Gli anni spezzati” di Peter Weir è un film splendido, di quelli indimenticabili, del quale però si fa una gran fatica a parlare. Si fa fatica a parlarne prima di tutto perché la narrazione è perfetta, esemplare, chiarissima, e quindi c’è poco da aggiungere a quello che si vede; e poi perché per tutto il film c’è una luce particolare che non si può descrivere; e infine perché il suo finale è di quelli che non si possono raccontare, di quelli che rimangono dentro, indelebili.
Il titolo originale, “Gallipoli”, è il nome di una città: non la Gallipoli di Puglia, ovviamente, ma una città dallo stesso nome che si trova in Turchia, dove venne combattuta una battaglia sanguinosa durante la Grande Guerra. Anche in Turchia c’era il fronte, e non solo a Caporetto o nelle Ardenne; e in Turchia combattevano le truppe australiane.
Weir è australiano: nella guerra del ’14-’18, per la prima volta, l’Australia e la Nuova Zelanda (il corpo si chiama ANZAC, sigla che sta per Australia e New Zealand) erano presenti come nazione, e non più come colonie inglesi. Al tempo in cui fu girato il film c’erano ancora molti reduci da quella guerra, e Weir (fin da ragazzo, suppongo: ben prima di fare il film) ha potuto parlare con loro, e documentarsi anche nei minimi dettagli.
Come nasce questa guerra, e perché vi partecipano gli australiani? Lo spiega bene Weir stesso in un dialogo al minuto 35, quando i due protagonisti incontrano un cammelliere: cosa tutt’altro che strana, perché i dromedari furono davvero importati in Australia, che ha molte regioni desertiche (il cammelliere è un bel po’ sgrammaticato, nella traduzione non si nota)
Cammelliere: Dove state andando?
Archy: Perth.
Cammelliere: Ah, pensavo anch’io di andarci...mi piacerebbe vedere com’è fatta una grande città, prima di morire. Andate a cercare lavoro?
Archy: No, parto per la guerra.
Cammelliere: Che guerra?
Archy: (stupito dalla domanda) La guerra contro i tedeschi.
Cammelliere: Ho conosciuto un tedesco, una volta... Chi ha cominciato?
Frank: Non gli dia corda...
Archy: Di preciso non lo so, ma è colpa dei tedeschi.
Cammelliere: E ci sono in mezzo anche gli australiani?
Frank: Sì, siamo in Turchia.
Cammelliere: Turchia?? E che cosa c’entra la Turchia?
Frank: (indicando Archy) Chiedilo a lui.
Archy: E’ alleata con la Germania.
Cammelliere: Accidenti, non si finisce mai di imparare...Ma, ancora non capisco: cosa c’entriamo noi?
Archy: Se non li fermiamo, potrebbero arrivare fin qui.
Cammelliere: (fa una pausa, si guarda in giro, tutt’intorno c’è solo il deserto) Beh, che vengano pure...
Frank si mette a ridere, Archy rimane in silenzio.
Il riferimento d’obbligo è “Orizzonti di gloria” di Stanley Kubrick: i due film sono molto differenti, ma i fatti che descrivono sono gli stessi. La principale differenza con Kubrick è che in “Gallipoli” la guerra vera e propria comincia dopo un’ora e dodici minuti, e la battaglia comincia a 1h25’: prima c’è un lungo racconto di viaggio, e di amicizia, uno dei più bei film di viaggio mai visti da quando esiste il cinema. L’Australia è protagonista per i primi cinquanta minuti, poi ci si sposta in Egitto: la Sfinge e le piramidi sono quelle vere, panorami inclusi. Anche la partita di rugby (tra inglesi e australiani) si svolge davvero a due passi dalle piramidi.
Frank (Mel Gibson) non vorrebbe arruolarsi: è Archy, più giovane di lui, che lo spinge e lo incita a farlo. Come accadde anche da noi, i giornali e i politici enfatizzarono il ruolo delle truppe australiane, e il movimento a favore dell’intervento era molto forte; a differenza di noi italiani, però, per gli australiani e i neozelandesi il fronte era davvero molto lontano. Non sarà la stessa cosa nel 1939, quando anche il Giappone entrerà in guerra e anche l’Oceania, anche Giava e l’Indonesia, facevano parte del fronte.
I due ragazzi (anche Mel Gibson era molto giovane, nel 1981) ricordano molti gli altri due di Picnic at Hanging Rock, i due giovani che vanno a cercare le ragazze scomparse: sono situazioni diverse e personaggi diversi, ma i caratteri sono molto simili. Molto simile a “Picnic ad Hanging Rock” è anche l’inizio del film, i panorami, le persone, potrebbero facilmente passare da un film all’altro: per essere precisi con la cronologia, “Gli anni spezzati” si svolge 14 anni dopo “Hanging Rock”, che era ambientato proprio nell’anno 1900.
Ci sono molti personaggi davvero belli: lo zio Jack, interpretato da Bill Kerr, lo vediamo all’inizio; e il maggiore Barton (l’attore è Bill Hunter) che vediamo alla fine, e che va ricollegato al Kirk Douglas di “Orizzonti di gloria”.
Su Henry Lasalles, il centometrista preso a modello dal protagonista del film, non sono riuscito a trovare notizie certe: ho fatto una ricerca su internet, ma i rimandi sono pochi e tutti riferiti al film di Peter Weir.
Come in tutti i film di Peter Weir, è fondamentale il rapporto con la natura: il deserto, la sfida di corsa con l’uomo a cavallo, i soldati che nuotano sott’acqua, rimandano a scene molto simili (eppure diversissime) in Master and Commander, in Mosquito Coast, in L’ultima onda, in Picnic at Hanging Rock... A questo punto, anche se so già che non andrò mai in Australia, mi fa molto piacere dare un nome ai luoghi che vediamo nel film, così come sono elencati da www.imdb.com : l’Egitto è proprio l’Egitto, il bazar del Cairo è proprio al Cairo e le piramidi sono davvero le piramidi; per il resto è stato tutto girato in Australia, sequenze di guerra comprese. La casa di Archy Hamilton e della sua famiglia è a Beltana, South Australia; la stazione di Perth è stata ricostruita ad Adelaide, un’altra grande città australiana; le scene sul mare sono state girate a Coffin Bay, Dutton Bay, Duttons Beach (Battle of the Neck), Eyre Peninsula, Farm Beach (Anzac Cove recreation), Flinders Ranges, Gallipoli Beach (Anzac Cove recreation), tutte località nel sud dell’Australia. Il deserto attraversato da Archy e da Frank, quello del cammelliere, è Lake Torrens, South Australia; le scene del ballo sono state girate nella stazione ferroviaria di Adelaide, sala dei marmi (Marble Hall, Adelaide Railway Station). Altre località: Pichi Richi Pass, Port Adelaide, Port Lincoln, Quorn, The Old Troubridge Loading Dock (Port Adelaide), anche queste nell’Australia del Sud.
Le musiche originali, molto azzeccate, sono di Jean Michel Jarre; si ascolta però molta altra musica tra cui il grande classico irlandese “It’s a long way for Tipperary”, per banda, in esecuzione molto bella (è alla gara di corsa dove Archy e Frank si conoscono), e le immancabili (e magnifiche) cornamuse dell’esercito britannico. "Australia will be there” è la canzone cantata nella sequenza sugli asini bianchi, nel bazar del Cairo; nella scena del ballo degli ufficiali si ascoltano due valzer di Johann Strauss, “Racconti dal bosco viennese” e “Rose del sud” , e c’è anche un brano di Paganini che in locandina è indicato come “Centone di sonata n.3”, ma non sono riuscito a individuare il momento in cui viene eseguito.
In trincea, il disco ascoltato dal maggiore Barton è musica di Georges Bizet, dall’opera “I pescatori di perle”. La interpreta (un piccolo anacronismo) un grande tenore degli anni ’50, il canadese Leopold Simoneau, insiema al baritono René Bianco.
Nella colonna sonora ha una grande parte l’Adagio di Albinoni, che ascoltiamo fin dall’inizio: si tratta di un brano molto piacevole, e che ha una lunga storia alle sue spalle. Questa storia non ha niente a che vedere il film, e la riporto solo per completezza; ma può essere utile sapere che l’Adagio in sol minore di Albinoni (il brano che viene chiamato con questo nome) nei manoscritti di Albinoni non esiste, ed è con ogni probabilità opera di Remo Giazotto, il musicologo romano che curò la revisione dei suoi manoscritti, oltre che quelli di Locatelli, Stradella, Alessandro Scarlatti; Giazotto ha anche scritto una biografia di Albinoni, pubblicata nel 1945.
“Adagio” è solo un’indicazione musicale, metronomica. Di tempi lenti, larghi e andanti e adagi, Albinoni ne ha scritti parecchi: e i tempi lenti (di Albinoni, di Vivaldi, di Haendel, di Pergolesi...) sono tra le cose più belle da ascoltare di tutta la storia della musica. Il mio parere, per quel che vale, è che non si può nemmeno dire che l’Adagio in questione sia un falso: sembra più vero del vero, e a forza di leggere e trascrivere questa musica meravigliosa, può ben darsi che sia stato Albinoni stesso, dall’Empireo dove ormai risiede, a suggerirlo a Giazotto. L’operazione è perfettamente riuscita, l’Adagio di Albinoni-Giazotto non è più falso di tante trascrizioni d’epoca (con arrangiamento “moderno”) riportate sulle antologie usate per gli esami del Conservatorio.
Tommaso Albinoni (Venezia, 1671-1750) è ben presente ancora oggi nei programmi dei concerti e nelle incisioni discografiche; riguardo alla popolarità, gli nuoce molto la vicinanza con Vivaldi, suo contemporaneo, (così come per Alessandro e Benedetto Marcello, tutti veneziani e vissuti negli stessi anni), ma pian piano si sta riscoprendo tutta la sua vasta produzione, e le sorprese non mancano. L’esecuzione che si ascolta nel film è dell’orchestra da camera Jean François Paillard, un complesso di alto livello molto attivo negli anni ’70. Oggi orchestrazioni di questo tipo, per Vivaldi e per Albinoni, non si usano più: sono sempre belle da ascoltare, ma questo tipo di orchestrazione, e di arrangiamento, non ha molto a che vedere con le vere orchestre del Settecento, che erano più intime e raccolte. Anche questo è però un discorso che esula dalla visione del film, e si può benissimo ascoltare l’Adagio di Albinoni (e di Giazotto) come parte della colonna sonora, senza porsi troppe domande.

Nessun commento: