domenica 17 novembre 2019

Os canibais


Os canibais (I cannibali, 1988). Regia di Manoel de Oliveira. Tratto da un racconto di Alvaro de Carvalhal (1844-1868); adattamento e sceneggiatura di Manoel de Oliveira. Musica e libretto di Joao Paes. Fotografia di Mario Barroso. Scene di Luis Monteiro. Costumi di Jasmin de Matos.
Interpreti: Luis Miguel Cintra (con voce di Vaz de Carvalho), Diogo Doria (voce di Carlos Guilherme), Leonor Silveira (voce di Filomena Amaro), Oliveira Lopes (il presentatore), Pedro Teixeira da Silva (Paganini), Joel Costa (Urbano Solar, voce di Joel Costa), Rogerio Samora (Peralta, voce di Antonio Silva), Rogerio Vieira (il magistrato, voce di Carlos Fonseca), Antonio Loja Neves (il barone, voce di Luis Madureira), Gloria de Matos, Candido Ferreira, Jose Manuel Mendes, Teresa Corte Real, coro femminile dell'Orchestra Gulbenkian di Lisbona. Durata: 98 minuti.

E’ un’opera lirica vera e propria “Os canibais” (I cannibali) di Manoel de Oliveira, girato nel 1988. La musica è di João Paes, amico personale del regista portoghese, e rovistando su wikipedia ho scoperto che il film nasce da una scommessa fra i due amici, con Paes che dice “non saresti capace di fare un film partendo da un’opera nuova” e Oliveira che accetta la sfida, riservandosi comunque di scegliere l’argomento.
E qui, dopo aver visto il film dall’inizio, posso dire che cominciano le mie perplessità: amo molto il cinema di Manoel de Oliveira, ma “Os canibais”, pur essendo un film molto ben girato e molto ben recitato, è forse il suo film che mi ha lasciato più perplesso. I motivi sono principalmente due, e si tratta proprio della musica e del soggetto dell’opera.
La musica di Paes per “Os canibais” (è un musicista che non conoscevo), è fatta quasi completamente da recitativi sullo stile di molte opere del Novecento, da Malipiero fino a Britten passando per Mascagni; ma non mi è rimasto in mente nulla, e devo anzi dire che, pur essendo abituato ai film sottotitolati, ho fatto molta fatica a seguire tutto fino in fondo.


Il secondo problema è nel soggetto, che è tratto da un racconto ottocentesco di Alvaro de Carvalhal (1844-1868, morto giovanissimo per un aneurisma), non propriamente dei più felici. Siamo tra l’horror e il grottesco: in una città portoghese non identificata arriva un uomo molto ricco e molto affascinante, che fa innamorare ogni donna che lo incontra, ma che si dimostra molto schivo e riservato. Nasconde infatti un segreto, che rivelerà la prima notte di nozze con la ragazza che nonostante tutto ha voluto sposarlo, e che io mi permetto di scrivere qui perché immagino che saranno in pochi a leggere Carvalhal o a voler seguire fino in fondo “Os canibais”: quest’uomo è un automa, le uniche parti umane sono il cuore e il cervello. Il cannibalismo a cui fa riferimento il titolo nasce da un tragico equivoco (ovviamente la storia finisce in tragedia), ma anche volendo provare a dare al tutto un significato vagamente marxista (i parenti della sposa diventano definitivamente dei cannibali quando si rendono conto che dalla tragedia si possono ottenere molti soldi), è difficile appassionarsi alla vicenda. Insomma, l’idea era buona ma si poteva scegliere meglio; il film resta comunque da vedere, molte sequenze sono notevoli. Fra le idee buone c’è sicuramente la coppia formata dal narratore (tenore) e da un violinista giovane che appare alle sue spalle, e che rappresenta Paganini eseguendo alcune delle sue musiche più famose; i protagonisti sono interpretati da attori doppiati da cantanti, ed è un doppiaggio molto ben fatto, sembra davvero che ci siano dei cantanti davanti alla cinepresa. Per chi conosce il cinema di Oliveira è invece un’impressione strana, perché gli attori sono molto noti: Luis Miguel Cintra, Leonor Silveira e Diogo Doria appaiono in quasi tutti i film del maestro portoghese. Un po’ come se da noi qualcuno avesse girato un film d’opera con Nino Manfredi e Claudia Cardinale doppiati da cantanti d’opera veri, insomma. I nomi dei cantanti veri sono riportati nei titoli di coda, sono tutti molto bravi ma poco conosciuti.
 

Questo film mi ha spinto a guardare finalmente la filmografia di Oliveira: che è quella di un regista "normale" fino al 1986, l'anno di Mon cas; Os canibais è del 1988, No è del 1991, poi seguono tutti gli altri. E' precedente Le soulier de satin, 1985; nasce quindi in questi anni, 1985-86, la svolta nel lavoro di Manoel de Oliveira. E' da notare che fino al 1985 circa Oliveira prende molte pause, anche di anni; dalla fine degli anni 80 in poi girerà un film all'anno.

 
 
 

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