martedì 8 ottobre 2019

Allonsanfan ( III )


Allonsanfan (1974) Regia di Paolo e Vittorio Taviani. Scritto dai fratelli Taviani. Fotografia di Giuseppe Ruzzolini Montaggio di Roberto Perpignani. Musica di Ennio Morricone. Interpreti: Marcello Mastroianni (Fulvio Imbriani), Bruno Cirino (Tito), Lea Massari (Charlotte), Mimsy Farmer (Francesca), Laura Betti (sorella di Fulvio), Renato De Carmine (fratello di Fulvio), Claudio Cassinelli (Lionello), Benjamin Lev (Vanni Peste), Stanko Molnar (Allonsanfan), Luisa De Santis (cognata di Fulvio), Alderice Casali (Concetta), Stavros Tornes (Gioacchino) Carla Mancini, Bruna Righetti, Biagio Pelligra (il prete), Ermanno e Francesca Taviani (bambini) Durata: 1h40'

III
Prima di entrare in collegio, però, il bambino ha la febbre e delle allucinazioni in cui non riconosce il padre e vuole tornare "a casa". Per distrarlo, Imbriani si inventa la storia del rospo, un rospo enorme che fa paura. Alla fine dice "io sono il rospo, ho mangiato tuo padre". Il bambino ritorna in sè, e i Taviani ci mostrano il rospo, enorme, sulla porta.
Lasciato il figlio nel collegio, Imbriani ha appuntamento con Lionello (Claudio Cassinelli) sul lago d'Orta (in realtà è il lago di Alserio, in Brianza) per consegnargli le armi che dovrebbero essere portate dai contrabbandieri. Le armi non ci sono, Imbriani si è inventato tutto e ha progettato anche la morte di Lionello. Lionello annega nel lago, tragicamente; non è un omicidio, ma Imbriani ne ha responsabilità diretta. Francesca, compagna di Lionello, vede tutto dalla riva.
 
 
Imbriani, caduto in acqua ma salvo, viene soccorso da una barca di giovani signori (un Conte) che nella notte di Carnevale si stanno recando alla loro villa. Si parla di sesso, di lusso, ormai è buio e Imbriani viene ospitato nella villa. C'è anche Francesca, e il giovane conte per divertimento ordina alla servitù che i due ospiti vengano messi nella stanza stanza. E' una villa molto ricca, e Francesca non ha mai visto nulla di simile. Francesca dice subito a Fulvio che ha visto tutto e lo accusa di aver ucciso deliberatamente Lionello. Fulvio fa a Francesca discorsi simili a quelli di Don Giovanni o di Mefistofele a Margherita, e sul principio lei reagisce sdegnata:
- Puoi andare, denunciami! - dice lui
- Tu ne sei capace, io no. - risponde Francesca.
Alla fine, Francesca si arrende; nella villa si fa sesso dappertutto, è Carnevale. A letto con Francesca, Fulvio riprende la canzone del funerale, "alto e lontano è il ciel".
Francesca si guarda nello specchio: "non mi ero mai vista per intero", dice.


Fulvio non riesce a dormire, va su una panca vicina al lago e vi trova lo spettro di Lionello. L'esordio di Lionello è proprio da fantasma dei sogni:
- Sono tutto bagnato, ho freddo.
Fulvio riconosce subito che non è Lionello, e che sta parlando da solo, ma va avanti con la conversazione:
- Eppure vorrei credere in te, vorrei credere a tutto quello in cui non riesco a credere più.
- Tu sei troppo intelligente per crederci ancora, hai capito quello che nemmeno Tito osa pensare: che noi siamo arrivati troppo tardi, o troppo presto. E ti sei ribellato, solo che non ci si ribella, povero Fulvio, sprofondando all'indietro. Stai cadendo dalla padella nella brace. (ride)
- Mi farai del male?
- Gli altri fratelli te ne faranno, certo. Te ne faranno, se non li previeni; se non andrai fino in fondo per la tua strada. Io che male potrei farti, ormai?
Siamo a 1h15 dall'inizio.
 

Da qui in avanti la situazione precipita, per Fulvio: lui e Francesca devono ritrovarsi con Tito e con i "fratelli", ancora ignari della morte di Lionello; per rendere credibile la mancanza dei soldi e delle armi Fulvio si procura una leggera ferita alla gamba. E' Francesca a sparare, il risultato è credibile.
Si avviano, fuori infuria il Carnevale, maschere grottesche scherzano sul sesso e sulla gravidanza, Fulvio ne è irritato ma Francesca ride e sta per tradirlo, vendicando Lionello.
Con Tito e con tutti gli altri c'è anche un meridionale, Vanni Gavina, che racconta la sua storia disperata incitando così gli altri all'azione. Tito ormai sa che le armi non ci sono, ma inganna gli altri e decide di continuare lo stesso la spedizione al Sud. Vanni continua a parlare, vediamo in un flashback Concettina, sua moglie, violentata e uccisa dai soldati. Imbriani dice a Tito che le armi non ci sono, anche i soldi non ci sono più. Dice anche di lasciar perdere l'impresa, di "far tacere quel meridionale che li eccita", ma gli danno l'oppio e si addormenta. Francesca dice di portarlo via con loro, la ferita è leggera "e l'aria di mare la farà guarire presto"; Tito e gli altri sono d'accordo. Fulvio Imbriani si sveglierà parecchie ore più tardi, sulla nave che porta i "fratelli" verso il Sud, già in alto mare.
 

Allonsanfan è un capolavoro, con attori formidabili e ben guidati, e con una fotografia splendida; sono gli anni di "Novecento" e di "Strategia del ragno", il cinema italiano è in stato di grazia (qui il montatore è Perpignani, lo stesso dei film di Bertolucci). Qualche dubbio nasce sul soggetto, molto ambiguo politicamente e storicamente; ma tutto si risolve pensando che qui siamo sul personale più che sulla metafora storica o politica. E' la storia personale di Fulvio Imbriani, che tradisce (malamente, goffamente) per stanchezza più che per vigliaccheria o per propria cattiveria. La Rivoluzione Francese, anche se quasi tutti oggi la ricordano solo per il Terrore e la ghigliottina, porterà molti frutti positivi, e oggi non riusciremmo a vivere senza ciò che ha portato, in primo luogo per l'igiene e per la medicina. Ma i tempi non erano ancora maturi, come viene detto anche nel film; e a questo proposito si può guardare anche "I Duellanti" di Ridley Scott, la parte finale, per ciò che riguarda il personaggio interpretato da Harvey Keitel.

Gli attori: protagonista è Marcello Mastroianni, qui in una delle sue prove più grandi. Ma grande non è solo Mastroianni, in "Allonsanfan": tutti recitano benissimo, e Bruno Cirino è impressionante per l'adesione totale al suo personaggio. Lea Massari non è solo grande, ma è anche così bella come pochi l'hanno mostrata, e spiace che esca di scena così presto. I tre bambini sono bravissimi e la bambina che interpreta Giovanna è la migliore in assoluto; il Lionello di Claudio Cassinelli è da Oscar, modellato sui romantici come Byron e Shelley. Nella villa degli Imbriani troviamo Laura Betti e Renato De Carmine, Luisa De Santis (moglie di De Carmine) e la balia anziana della quale non sono riuscito a recuperare il nome. Mimsy Farmer è Francesca; alla sua bellezza, come per Lea Massari, i Taviani rendono doveroso omaggio. Una parte importante spetta nel finale al giovane Allonsanfan, figlio del Govoni: l'attore si chiama Stanko Molnar. Molte inquadrature in primo piano per Stavros Tornes, interprete di Gioacchino.
Di grande bellezza i luoghi scelti per il film: in Lombardia Erba Villa Amalia, Costamasnaga, Merone, il lago di Alserio, Brescia Teatro Grande. Al Sud, Matera, Murgia, Altamura, Castel del Monte.

Altre note prese durante la visione del film:
1) ci furono molte polemiche dopo l'uscita dal film, all'interno della sinistra; si era vicini alla strage di Piazza Fontana, era l'anno di Piazza della Loggia a Brescia, la strategia della tensione era al suo culmine, e i Taviani facevano un film su un personaggio stanco di combattere e sulla sconfitta di chi voleva portare i lumi... 2) molto bella, per un appassionato di teatro, l'accordatura degli strumenti sui titoli di testa (colore rosso) 3) la didascalia iniziale: "Negli anni della restaurazione" 4) il modello evidente è "Senso" di Visconti, anche se non dichiarato apertamente. 5) perfette le musiche di Ennio Morricone, giustamente famose ancora oggi; nella colonna sonora sono comprese "Dirindindin" (l'uva fogarina, canzone popolare) e la Marsigliese, intonata sulla nave dai "fratelli" 6) la storia del rospo, raccontata da Mastroianni al bambino, rimanda a "San Michele aveva un gallo" e alle visioni del prigioniero nella torre. 7) la cetonia, simbolo di guarigione e di rinascita; poi le marionette, il veliero che va verso l'America, nella stanza di Mastroianni convalescente. 8) Fulvio vorrebbe andare in America con Charlotte e il bambino, ma lei si arrabbia e gli ride in faccia, vuole invece continuare la lotta. 9) i "fratelli" sono massoni, anche se non viene detto apertamente; va ricordato che tra fine Settecento e inizio Ottocento la massoneria attirava molte persone anche o soprattutto perché sanciva la fine della divisione tra chi era nobile e chi non lo era. Per questo motivo, anche persone come Mozart si fecero massoni; si apriva una strada nuova, anche per i non privilegiati era possibile progredire socialmente. I musicisti, per esempio, anche quelli importanti come Haydn, erano ancora nella condizione di far parte della servitù. 10) Dostoevskij per la visione di Lionello annegato, dialogo simile per molti versi a quello di Ivan Karamazov con la sua visione. 11) le maschere sul lago: Fulvio chiama maschere anche i "fratelli" , ma qui si può vedere anche un richiamo al Don Giovanni di Mozart. 12) i bambini sono tre, tutti molto bravi: la bambina Giovanna che legge il testamento di Govoni, Fulvio il nipote preso in ostaggio, Massimiliano il figlio avuto da Imbriani con Charlotte 13) Imbriani diventa traditore dopo vent'anni, per stanchezza. L'ideale lo ha sorretto in prigione, anche sotto tortura, ma una volta fuori si rende conto che non ha più voglia di lottare. 14) il tema del traditore e dell'eroe, quasi Borges, dopo "Strategia del ragno" di Bertolucci.
15) il Te Deum beffardo di Morricone, all'inizio. 16) il gruppo di Imbriani si chiama "Fratelli sublimi" e il loro capo Filippo Govoni, poi suicida, è il loro "gran maestro". 17) Lionello per mantenersi fa il gelataio, come Giulio Manieri in "San Michele aveva un gallo". Si può ricordare che la produzione dei gelati esisteva già nel Seicento. 18) molti rimandi al Romanticismo: Byron, Shelley, ma anche il Fogazzaro di "Piccolo mondo antico" e la Carboneria di un Risorgimento ancora lontano.

La lettera d'addio di Govoni: "Ai miei sublimi fratelli. Guardo il consuntivo dell'anno che non finirò, il mio quarantacinquesimo si chiude in perdita e non riesco ad avere idee per porvi rimedio. Mi rimane solo un po' di coraggio, è quanto mi basta per togliermi di mezzo. Non perdono a nessuno e a nessuno chiedo perdono. Se mai ci sarà un mondo diverso, pacifico e felice, che penserà di queste cose? Forse quello che noi pensiamo dei cannibali, della caccia alle streghe, dei sacrifici umani. Ciao per sempre, Filippo."
Siamo al minuto 8, segue la corsa della bambina con il dettaglio magnifico del muro sotto cui si toglie le scarpe per correre meglio; ed è un'altra immagine che rimane nella memoria.

 
(le immagini vengono dal sito imdb.com)

 

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