martedì 14 gennaio 2020

In nome del popolo italiano


 
In nome del popolo italiano (1971) Regia di Dino Risi. Scritto da Age e Scarpelli. Fotografia di Sandro D'Eva. Musiche di Carlo Rustichelli. Interpreti: Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Ely Galleani, Yvonne Furneaux, Simonetta Stefanelli, Enrico Ragusa, Michele Cimarosa, Franco Angrisano, Checco Durante, Maria Teresa Albani, Franca Ridolfi, e molti altri. Durata: 1h40'

"In nome del popolo italiano" di Dino Risi è un altro film importante, forse non perfettamente risolto ma certamente da conoscere. Non è una commedia, anche se ne presenta molti tratti e ha molte battute divertenti. Il personaggio di Tognazzi (un magistrato) è decisamente serio, perfino tragico; quello di Gassman (un industriale senza scrupoli) è più una maschera, uno stereotipo. Quello che fa più impressione, visto da oggi, è che il Santenocito di Gassman assomiglia moltissimo a Berlusconi e ad altri personaggi di questo inizio del nuovo millennio, e anche il finale fa davvero pensare. Ho trovato qualche somiglianza nel soggetto con "Sbatti il mostro in prima pagina" di Marco Bellocchio (la ragazza uccisa, l'indagine), uscito un anno dopo, nel 1972; ma in realtà i due film sono molto diversi.
 
Molti fatti citati in questo film di quasi cinquant'anni fa sembrano presi dalla cronaca odierna: le buche nelle strade a Roma, la demolizione di un palazzo abusivo all'inizio, il caso Ruby e il bunga bunga (nel film, Gassman / Santenocito usava le ragazze per concludere affari), la speculazione edilizia tipo Milano 2 e le case sulla spiaggia quasi dentro il mare ("con la corruzione si lavora meglio" spiega il costruttore ai potenziali clienti), l'inquinamento (erano i primi anni in cui se ne parlava), i pesci morti e il gabbiano che agonizza dopo averne ingoiato uno, la Cassa del Mezzogiorno e Gassman/Santenocito che riesce a farne spostare i confini, l'immondizia ai bordi delle strade...

 
I dialoghi ricordano "Straziami ma di baci saziami" (sempre Dino Risi, tre anni prima nel 1968) per il modo di parlare artificioso di molti personaggi, soprattutto all'inizio: parlano come i referti dei carabinieri i genitori della ragazza uccisa e l'altra testimone, lo stesso Gassman si presenta così e viene invitato dal magistrato ad esprimersi in modo più chiaro. Nel film sono caricaturali anche i personaggi che dovrebbero essere drammatici, compresi i genitori della vittima; solo Tognazzi nel film è serio, serissimo, perfino drammatico a tratti, mentre tutto intorno a lui è caricatura. La realtà è così becera che si fa fatica a crederla reale, forse questo è il messaggio di "In nome del popolo italiano", ed è purtroppo vero anche oggi ma troppa caricatura (sia pure divertente) è forse il limite del film, che poteva essere più deciso nella denuncia. Dino Risi non è Elio Petri, ma qualcosa in più si poteva comunque fare.

 
Una parte interessante è affidata al dottore che fa le autopsie, ruolo che oggi viene sempre affidato a una donna giovane ed attraente, ma che allora spettava ad attori maschi e un po' squinternati, come questo che parla con Tognazzi e del quale non sono riuscito a trovare il nome. Il medico delle autopsie è una parte breve ma ha alcuni dei dialoghi migliori del film, come per esempio questo:
- ...io dei cittadini me ne infischio, perché ogni cittadino aspira a diventare industriale e avvelenatore del prossimo, ma voi altri magistrati non avete ancora capito che questo popolo italiano per il quale sentenziate non merita un cacchio? Continuate, continuate a difenderlo...(minuto 17 dall'inizio del film)
Più avanti, il magistrato interpretato da Tognazzi se la prenderà apertamente con le leggi che proteggono i corrotti: forse non era così nel 1971, ma queste leggi le farà apertamente il governo Berlusconi-Lega, con i condoni edilizi e fiscali a ripetizione e con la riduzione dei tempi di prescrizione nei processi. Lo stesso Berlusconi trarrà beneficio da queste sue leggi, evitando di essere giudicato in molti processi, ma nemmeno la fantasia più sfrenata poteva prevedere questi sviluppi nel 1971. Per quanto mi riguarda, sposo in toto la conclusione del dottore qui sopra: gli italiani, quando vengono a sapere che un politico è corrotto, lo votano ancora più di prima o votano per quello che gli sta a fianco. E' successo tante volte: la prima nel 1994, dopo "Mani pulite", poi con le condanne definitive a Formigoni, Berlusconi, Previti, Dell'Utri... (la lista intera sarebbe lunghissima). Magistrati, Carabinieri e Guardia di Finanza individuano i corruttori e i colpevoli, e gli elettori mandano al governo quelli che erano di fianco a loro mentre corrompevano e rubavano, o magari facevano patti con mafia e 'ndrangheta. Cosa merita un popolo così? Nulla, per l'appunto; e i magistrati che continuano a crederci vanno considerati degli eroi.

 
Il calcio, un incontro Italia-Inghilterra, è nel film l'emblema della più becera italianità; nel finale vediamo i tifosi che fanno una festa sguaiata, e alcuni di loro incendiano l'auto di una donna inglese, colpevole solo di avere la targa della squadra di calcio rivale della Nazionale in quella partita. All'epoca, fine anni '60 e inizio anni '70, scene come queste capitavano raramente; nei decenni successivi queste cose sarebbero diventate normalità o quasi (provate a chiedere a polizia e carabinieri...) non solo a Roma ma anche in città più piccole come Bergamo o Brescia. Il magistrato di Tognazzi comincia a vedere Gassman-Santenocito ovunque: è lui la vera italianità sguaiata, in quella folla ci sono tanti Santenocito ed è il lato peggiore dell'italianità. Che Santenocito se ne stia in galera dunque; se l'è meritata tante volte, è comunque giusto che paghi. Nell'ultima sequenza Tognazzi brucia il quaderno, e poi si allontana.
 

Gli attori: oltre a Ugo Tognazzi (qui in una delle sue migliori interpretazioni) e a Vittorio Gassman troviamo Ely Galleani (la ragazza trovata morta, che vediamo poi nei flashback), Yvonne Furneaux (la moglie di Gassman), Simonetta Stefanelli (la figlia di Gassman, con le cuffie sulle orecchie).
Nel cast anche l'anziano Enrico Ragusa che interpreta il padre di Gassman e che si ricorda soprattutto per il siciliano stretto di un frate per Rosi in "Cadaveri eccellenti" (quattro anni dopo, 1975). Michele Cimarosa è il maresciallo che assiste Tognazzi, Franco Angrisano è l'altro giudice nella stanza con Tognazzi, la modella senza un dente è Franca Ridolfi. Checco Durante (1893-1976) è un attore e poeta romanesco, molto popolare per decenni; qui interpreta un inserviente del tribunale che sposta pacchi di carta e macchine per scrivere, e nel frattempo recita le poesie del Belli a commento di ciò che succede; purtroppo le sue parole sono poco comprensibili e il suo personaggio non è sviluppato a dovere. Le musiche per il film sono di Carlo Rustichelli; si ascolta brevemente un'aria dalla "Lucia di Lammermoor" di Donizetti ( "Tombe degli avi miei") nella scena in cui Tognazzi è a casa sua, ed è un'incisione interessante ma non sono riuscito a sapere chi canta. I genitori della ragazza, da suonatori ambulanti, intonano "Di Provenza il mare e il suol" da "La Traviata" di Giuseppe Verdi, per voce e mandolino: quest'aria è usata da Risi e dai suoi sceneggiatori in modo beffardo, perché la frase scelta è "il tuo vecchio genitor / tu non sai quanto soffrì". Quanto soffrirono i genitori della povera ragazza lo avevamo appena visto nella sequenza precedente... 

 
Altre note prese durante la visione: 1) crolla il Palazzo di Giustizia e il tribunale si trasferisce in una caserma G.Baldi (Garibaldi?). Il crollo del Palazzo di Giustizia è ovviamente un dettaglio non secondario. 2) A casa sua, il magistrato Bonifazi (Tognazzi) è quasi come me: ascolti mirati di buona musica, silenzio, niente auto... Sul suo tavolo, la rivista "Pescare" (un mensile) accanto a L'Unità e il Manifesto. 3) la figlia di Gassman legge Linus con le cuffie in testa, e sono cuffie enormi, che rendono bene la distanza con suo padre; va detto che le cuffie sono così grosse perché sono l'anticipo del wireless, con antenne come quelle della radio. 4) Nello stesso anno Ermanno Olmi gira un documentario con lo stesso titolo, "In nome del popolo italiano", per i 25 anni della Costituzione, parte di un ciclo chiamato "Nascita della Repubblica", per la Rai, andato in onda nel 1971.
 



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