lunedì 3 gennaio 2011

Giordano Bruno ( I )

GIORDANO BRUNO (1973) Regia di Giuliano Montaldo. Scritto da Lucio De Caro e Giuliano Montaldo Fotografia di Vittorio Storaro Musiche originali di Ennio Morricone. Con Gian Maria Volonté, Hans Christian Blech (Sartori), Josè Quaglio, Mark Burns (Bellarmino), Renato Scarpa (frate Tragagliolo), Mathieu Carrière (Orsini) Giuseppe Maffioli (arsenalotto) Mario Bardella, Massimo Foschi (frate Celestino) Charlotte Rampling (Fosca). Durata 115’

Di Giordano Bruno non so quasi nulla. Comincio quindi andando a prendere l’enciclopedia, la mia fedele Garzantina:  Bruno, Giordano (Nola 1548 - Roma 1600) filosofo e letterato. Nel 1576 depose l'abito domenicano; dopo aver vagato per l'Italia settentrionale passò a Ginevra, dove si accostò alla chiesa protestante, e quindi a Parigi (1582). Nel 1583 si recò a Londra. dove pubblicò le sue opere filosofiche più importanti (La cena delle ceneri, 1584; De la causa, principio et uno, 1584: De l’infìnito universo et mondi, 1584). In esse Bruno difende i temi generali della filosofia della natura di Copernico dalla quale si distacca, però, negando la tesi di un centro immobile dell’universo. Le concezioni etiche di Bruno sono esposte nei dialoghi “Spaccio della bestia trionfante” (1585) e “Degl'heroici furori” (1585): il fine più alto della vita è la piena conoscenza dell'universo, che non è solo scienza ma anche «furore eroico». Accusato di eresia, venne condannato al rogo dall’Inquisizione romana.
Un po’ stringato, direi quasi criptico, ma come inizio può andare. Comincio parlando del film, e ne parlo benissimo: Giuliano Montaldo realizza un film molto bello, spettacolare, con attori eccellenti e locations fenomenali, quasi sempre nei luoghi dell’azione, cioè Venezia e Roma. Non è una novità, sappiamo tutti quanto sia bravo Montaldo in queste ricostruzioni storiche.
Il film è decisamente impegnativo, visto l’argomento; ma spero che questo non sia un problema. Dal lato spettacolare non delude mai, non è un semplice esercizio calligrafico ma una storia viva, vera e forte; Montaldo sta dalla parte di Bruno ma le ragioni della Chiesa sono esposte con pienezza, cardinali e inquisitori sono nelle mani di attori che ne sanno mostrare il lato migliore. Volonté è straordinario, come gli capitava spesso; non è particolarmente simpatico, il suo Giordano Bruno è spesso sprezzante, duro, sembra prendersi gioco degli altri, ma è sempre lucido e coerente con se stesso; e parla volentieri, quando può, con un marcato accento napoletano. Non sono da meno gli altri attori, quasi tutti poco noti al grande pubblico e presi dal teatro, come Massimo Foschi (frate Celestino, una parte solo apparentemente secondaria) o come il cardinal Sartori,il grande inquisitore, interpretato dal grande attore tedesco Hans Christian Blech. Ma c’è anche Charlotte Rampling, unica donna in un cast forzatamente maschile: appare all’inizio del film, ed è l’amante veneziana del nobile Morosini, difensore di Bruno nella Serenissima. E’ un bel ruolo, una bella parte molto ben interpretata. Le musiche sono di Ennio Morricone, con inserti di musiche d’epoca.
Il film inizia a Venezia, dove è in corso una processione solenne, con trombe e cantori (ma la musica è di Morricone). Siamo nel 1591, e tra la folla c’è anche Giordano Bruno, che prima ascolta la rabbia del soldato, un arsenalotto reduce da tante battaglie, e poi si avvicina a uno dei cantori, un domenicano suo amico ai tempi in cui anche lui apparteneva all’Ordine.
- Ohè, frà Domenico...
- (interrompendo il canto, ma continuando a camminare) Perché sei venuto a Venezia?
- Voglio tornare a Roma.
- Perché sei tornato in Italia?
- Voglio tornare a Roma!!
- Non ti rendi conto del rischio che corri?
- Dopo l’elezione di Clemente VIII l’aria dovrebbe essere cambiata.... Quanti morti ha fatto la Santa Fede (Tele?) fino ad oggi?
- Taci! Vuoi rovinare anche me?
- Io ti compiango, e compiango tutti quelli che portano il tuo abito. Ma ti voglio bene... (si allontana).
La scena successiva è nei saloni di una casa patrizia, dove è in corso una festa. E’ la casa del senatore Morosini, e si balla una danza che viene detta “danza dei conigli”, o “danza dei becchi”, perché le coppie, quasi sempre improvvisate, in questo ballo hanno l’occasione di porsi in disparte. La musica non è di Morricone, è musica vera dell’epoca. A Venezia Bruno può circolare liberamente, è anche lui alla festa e uno stampatore sta per pubblicare i suoi libri. Nota subito l’amante di Morosini, non solo bellissima ma fine e colta: la interpreta Charlotte Rampling.
Morosini presenta agli ospiti l’illustre invitato:
Morosini: Signori, amici, vi presento un uomo che tutti noi conosciamo come scrittore e filosofo.
GB: Potete vedere una bestia rara.
Lei: E’ vero che siete venuto qui a insegnare i segreti della magia? (gli si avvicina)
GB: Sono qui per imparare. (...)
Si avvicinano vari ospiti, che pongono domande a Bruno.
- Signor Bruno, voi siete un ammiratore del Re di Francia, che è accusato di essere protestante e forse ateo.
- Eh sì, ammiro il Navarra... Passa di vittoria in vittoria, e schiaccia i partiti delle grandi casate che hanno insanguinato la Francia; ma rinuncia alla vendetta e proclama la pace religiosa dopo 50 anni di guerra. E’ un principe illuminato e tollerante.
- E come i ve gà tratà in tera straniera?
- Sono stato anche odiato, dagli ipocriti e dai propagatori di idiozie.
due invitati, a parte:
- El se ocupa solo de filosofia o anca de politica, sto Bruno?
- De filosofia, de politica... el se ocupa de tuto.
La scena successiva vede Bruno nella camera di Fosca, l’amante di Morosini. Bruno ha fatto colpo, i due stanno per andare a letto insieme.
Lei: Ecco quali sono i segreti della nostra magia. Essere belle e desiderabili, far felice il proprio amante ed essere amica dei suoi amici, avere protezione e potere. Sì, essere amata, e amare. Avete visto quelle donne sui ponti, vendono il loro amore ai mercanti e ai marinai, e le loro tariffe sono fissate dal Senato. Essere ricchi e potenti, questa è la magia. Perle, oro, gioielli, la gente ti guarda e ti odia. Guarda la tua pelle bianca e sputa. Quando vado in San Marco e prego il Signore, mi rivolgo al potere più grande di tutti, al potere di Dio, perché io credo in Dio.
GB: I bambini si portano dentro una magia naturale che, a poco a poco, crescendo, sono costretti a distruggere. E allora cominciano a pregare, ‘a santissima Trinità, i Santi, ‘a Maronna...Una grande Madonna azzurra, con gli ori e gli incensi.
(i due sono vicinissimi, si guardano negli occhi, lei è nuda)
GB: Dobbiamo imparare a respirare, per riscoprire che gli alberi, le pietre, gli animali, e tutta la macchina della Terra hanno un respiro interno, come noi. Hanno ossa, vene, carne, come noi.
(la donna si spaventa, d’improvviso le sembra vero tutto quello che si dice su Bruno, le voci di magia, eccetera. Lo scaccia come si scaccerebbe un diavolo, ha una crisi isterica. Bruno si ritira, educatamente:
GB: Io parlavo della magia dei bambini, ma la donna, è...
(si allontana, con un gesto di sconforto)
Giordano Bruno è tra la gente del popolo, barcaioli, contadini, soldati. Spiega loro i suoi concetti, cerca di renderli comprensibili: parte dal latte, anche il latte è simbolo di Dio. L’erba, la mucca, la pioggia, il sole, l’erba, tutto questo è Dio. – Ma questa è una bestemmia! – gli dicono, e allora lui ricomincia da capo, con pazienza e convinzione.
Poi si esce per strada, e piove. L’arsenalotto grida:
- Bruno! Piove! Le anime che pissa, per farte piaser...
L’arsenalotto, beffardo, grida anche che “a Venezia ghe xe tropi culatoni!”: è per questo che il Senato protegge le prostitute, per redimerli. La strada è piena di prostitute, che si offrono apertamente; e la cosa a Bruno non dispiace, nel Nord Europa non capitava mai, ma Venezia è un’altra cosa.
(continua)

2 commenti:

Marisa ha detto...

Anch'io lo trovo un bel film perché non fa di Giordano Bruno un santo né un martire in senso agiografico, ma per quello che conosco dagli scritti (di cui confesso di aver spesso interrotto la lettura perchè non scrive in modo accattivante, come del resto non lo era nemmeno come persona...)rende bene la tenacia e il disperato bisogno di non tradire le proprie visioni ed intuizioni. Sicuramente passando per Campo dei Fiori bisognerebbe gettare uno sguardo con ammirazione e dolore sul posto del suo rogo, ma quanti lo fanno?
Anche il film di Montaldo non mi sembra abbia avuto una grande eco.
Ai tempi Giordano Bruno veniva cercato dai potenti soprattutto perchè si era diffusa la voce che avesse dei metodi magici per assicurarsi una memoria formidabile.
Quando si capiva che bisognava fare molta fatica per esercitarsi, le cose cambiavano...

Giuliano ha detto...

un film esemplare, direi: perché si fa vedere pur essendo difficile, e perché dà voce sia a Bruno che alla Chiesa.
Su Bruno, l'altro giorno leggevo un articolo sulle invenzioni e scoperte del decennio fatte dalla rivista Science: ciò che valse il rogo a Bruno ("ci sono molti soli e molti pianeti...") è oggi un'applicazione per i-phone...Ma c'è molta gente (anche giovani) che prima usa il telefonino, e poi sostiene che la terra è piatta e il sole le gira intorno...