mercoledì 26 maggio 2010

Yeelen ( I )

YEELEN (La luce, 1987) Scritto e diretto da Souleymane Cissé (Mali) Fotografia: Jean-Noël Ferragut. Musica: Michel Portal, Salif Keita. Interpreti: Issiaka Kane (Nianankoro); Aoua Sangare (Attu); Niamanto Sanogo (Soma); Balla Moussa Keita (Peul King); Soumba Traore (Nianankoro's Mother); Ismaila Sarr (Djigui); Youssouf Tenin Cissé (Attu's Son); Koke Sangare (Komo Chief). Durata: 106 minuti.

“Yeelen” è la Luce, ma nel senso della Fisica, nel senso di Einstein: luce ed energia, vita e morte, trasformazione della materia, distruzione ma anche rinascita.
Yeelen è l’elemento magico al cinema. Una magia ormai perduta, penso che nemmeno in Africa ci siano ancora panorami così intatti e persone così antiche e così belle. Ci sono volti e posti che vanno perduti, nel corso del tempo; volti e posti che si sono conservati intatti per secoli, o per millenni, e che la modernità ha spazzato via. Di questo parla Yeelen, ed è un film ormai difficile da trovare ma di grande incanto. Girato nel 1987 da Souleiman Cissé, grande regista africano nativo del Mali, è un film che sembra vivere fuori del tempo e fuori dello spazio.
In che epoca è ambientato Yeelen? Difficile da capire, potrebbe essere proprio quel 1986, o magari duecento anni prima; un ambiente arcaico e senza tempo, dove si parla di un viaggio e di un’iniziazione, proprio come nelle nostre storie e leggende, e come in Guerre Stellari – ma con ben altro stile e profondità. Storie e personaggi che sembrano presi dalla Bibbia, in un’ambientazione antica e favolosa, con maghi e profeti.
Il film inizia con il Sole che sorge: giallo e arancio, è un Sole enorme, che occupa tutta l’inquadratura. Dapprima vediamo metà del disco del Sole all’orizzonte, poi il Sole intero ormai sorto completamente. Subito dopo, il fuoco; e il sacrificio di un gallo, appeso al Bastone Magico. E un bambino sui cinque anni, nero e nudo, porta una capra bianca al guinzaglio; la lega vicino all’Ala del Kore. L’Ala del Kore è vicina ad una statua di legno che rappresenta un uomo seduto, nudo, di aspetto tranquillo, quasi sorridente, con le mani incrociate e le braccia appoggiate sulle ginocchia. Al centro della fronte, nella posizione del “terzo occhio” buddhista, la statua ha una grossa pietra lucente, verde: uno smeraldo o qualcosa che gli somiglia molto. Ha molto in comune con un Buddha, anche se fisicamente è diverso (snello e atletico, giovane, fisicamente simile alla gente del posto, simile ai Buddha giovani frequenti in Thailandia).
Sul Bastone Magico, posto a una certa distanza dall’Ala del Kore e dalla Statua, in posizione a loro simmetrica, è appeso a testa in giù un gallo che sta per essere sacrificato. Sotto il gallo, nel Bastone, sono incastonate due pietre brillanti tagliate a forma di piramide.

Prima del film, sui titoli di testa, avevamo visto didascalie e ideogrammi: serviranno nel corso del film, e li trascrivo qui meglio che posso:
« Il calore (Goniya) dà il fuoco; e i due mondi, la terra e il cielo (Dyé Na) esistono per via della luce. “Komo” per i Bambara è l’incarnazione del sapere divino. Il suo insegnamento è basato sulla conoscenza dei Segni dei tempi e dei mondi. Komo comprende in sè tutti gli aspetti della vita e del sapere. Il “Kore” è il settimo e ultimo stadio di iniziazione Bambara. Ha per simbolo l’avvoltoio sacro Mawla Duga, uccello dei grandi spazi, della caccia, del sapere, e della mente. Il suo emblema è un cavallo di legno, simbolo dello spirito umano. Il suo scettro è una tavoletta traforata chiamata Kore Kaman oppure Ala del Kore. Kalankalanni, o “bastone magico”, serve a ritrovare ciò che è perduto, e a scoprire i briganti, i ladri, i malfattori, i traditori, gli spergiuri. L’Ala del Kore e il bastone magico fanno parte delle millenarie tradizioni del Mali.»
La storia è quella del conflitto fra un padre e un figlio, entrambi maghi. Il padre sta cercando il figlio, per ucciderlo: è convinto che il ragazzo si sia impossessato in maniera fraudolenta dei simboli della magia. La magia del Kore si trasmette di padre in figlio, ma non è detto che ciò avvenga automaticamente, è il padre che deve decidere.

Per questa ragione, la madre del ragazzo lo ha tenuto lontano dal padre; ma ora questa situazione deve risolversi. Più avanti, nel corso del film, sapremo che il padre ha fatto un uso distorto dei suoi poteri: se ne è servito per uso personale e anche con intenti malvagi. Il ragazzo (Nyanankoro) sputa nella pentola con l’acqua, e vede lontano; vede il Bastone portato dai due servitori del padre (Somà). La madre, che è accanto a lui nella casa, lo mette in guardia dall’andargli incontro: suo padre lo può incenerire anche con un solo sguardo. La madre è molto invecchiata e imbruttita, anche se non si direbbe anziana; consegna al ragazzo un amuleto e un feticcio, gli dice che non si può continuare a nascondersi e che tra poco saprà perchè il padre lo cerca. Ora si separeranno; la madre andrà dallo sciamano Kouyaté, che forse potrà rappacificare padre e figlio; il ragazzo andrà da uno zio, al quale dovrà consegnare l’amuleto, che potrà aiutarlo a difendersi. La madre ha un abito azzurro, luminoso; il figlio una tunica gialla scolorita, del colore della terra. Vedremo la donna fare abluzioni nella laguna e invocare la Dea delle acque perché salvi il Paese e suo figlio dalla distruzione.

Il padre di Nyanankoro è in marcia con il Bastone, portato a spalla da due uomini (in orizzontale e coperto da una stuoia). E’ il Bastone a guidare i due uomini, che fanno molta fatica a portarlo e che dal Bastone sono comandati; vorrebbero lasciarlo ma non possono. Somà, il padre, invoca Marì, “dio delle sabbie e delle savane”, che lo aiuti a ritrovare il figlio, così che possa ucciderlo e riportare al loro posto gli amuleti che il ragazzo gli ha sottratto con il furto. I tre arrivano alla fucina di un fabbro (un buco nel terreno con due bambini a muovere i mantici, usando i piedi). Il fuoco è rosso e giallo, gli stessi colori della savana.

Intanto, Nyanankoro incontra uno spirito, che sta su un albero. Lo spirito, che ha un aspetto bestiale (corpo di uomo e testa di iena) ride fragorosamente, e gli profetizza la riuscita dell’impresa e un futuro radioso per la sua discendenza. Il ragazzo riprende il cammino. Vediamo panorami sconfinati, senza case né capanne; alberi folli e solitari, immensi o scheletrici. Nyanankoro cammina sulla terra arida e secca, poi arriva all’umido; trova del verde, e una mandria di bovini dalle lunghe corna. Un bambino dà l’allarme: è a guardia della mandria, e pensa che Nyanankoro sia un ladro di bestiame. Nyanankoro cerca di fuggire ma viene raggiunto, anche da gente a cavallo; è catturato, legato, e portato al villaggio dei Peul, dal Re. E’ incolpato di furto e si prospetta per lui la morte. Il Re è sui quarant’anni, ha lunghi capelli neri e treccine con nastri bianchi che cadono sulla fronte; ha un abito ricco, di bel color arancione. Chiede se il prigioniero capisce il Peul, e gli si risponde di no. Allora si rivolge a un interprete, che fa qualche domanda al prigioniero. Ma due soldati vogliono eseguire subito la condanna: il ragazzo è fuggito, quindi è di sicuro un ladro.
Nyanakoro fa due incantesimi senza alzare un dito: blocca il lanciere a mezz’aria, e fa scaturire il fuoco dal bastone dell’altro; quindi si libera da solo e guarda il Re, che è stupito e spaventato.

Sul confine dei Peul, prove di guerra: si tracciano due linee parallele, in mezzo si mette un pugnale con la lama verso l’alto e il manico interrato. Due guerrieri si affrontano in una lotta che consiste nello spingersi con la fronte, senza usare le mani; chi va oltre la linea segnata per terra ha perso. Intorno assistono i Peul e i guerrieri nemici, che hanno volti dipinti con bianco, verde brillante, azzurro luminoso. Il Peul perde e si uccide con il coltello; i nemici irrompono nel territorio Peul.

Gli altri Peul corrono dal Re e gli raccontano del pericolo incombente; il Re si consulta con i suoi e chiede aiuto al mago straniero. Nyanankoro acconsente; si fa portare un osso di cavallo (una tibia), quindi si allontana. Una volta solo, prende la tibia e la divide in due per il lungo; nel mezzo mette due bastoncini, richiude la tibia e lega con cura. Seppellisce la tibia in un tumulo, piantandola in verticale a colpi di mazza; infine ci sputa sopra. I nemici sono assaliti dalle api, e sono nel panico; intorno a loro si accendono misteriosi fuochi che li tengono prigionieri.

Il Re è molto contento, vorrebbe tenere con sè Nyanankoro e gli offre una delle sue figlie in sposa. Nyanankoro è felice dell’offerta, ma dice che deve andare; il Re comprende, ma rinnova l’offerta e il ragazzo dice che un giorno tornerà e accetterà la proposta. Ma c’è ancora una cosa che il giovane mago dovrebbe fare, e riguarda l’ultima moglie del Re, la più giovane, che è sterile. Nyanankoro dice che non è facile, ma ci proverà, e partirà l’indomani.

La Regina si chiama Attou, è giovane e bellissima; i due lasciati soli non resistono al richiamo del sesso. Nyanankoro confesserà tutto al Re, chiedendo la morte per avere tradito la fiducia; ma il Re è molto comprensivo, lo manda via ma gli dà una spada riccamente intarsiata, e gli manda dietro anche la ragazza, con la quale non vuole avere più nulla a che fare. La ragazza, piangendo, segue Nyanankoro e insieme abbandonano il villaggio.

Intanto il padre è sempre in marcia sulle orme del figlio; di notte, evoca un cane rosso e un albino; che arrivano camminando all’indietro, sotto lo sguardo sbalordito dei due portatori. Cerca sempre qualcuno che gli dia un’indicazione per ritrovare gli amuleti rubati.
Lo zio Bafing, con un altro Bastone magico e due portatori, arriva dai Peul; ha un abito giallo, cioce o calzari bianche, capelli e barba bianchissimi; la barba è un pizzetto ben curato. E’ vecchio ma forte e alto, poderoso; si rivolge al Re Peul chiamandolo “piccolo peul”, e il Re si offende e fa per dargli uno schiaffo, ma rimane con la mano a mezz’aria. Bafing ride del piccolo Peul, lo libera e se ne va per la sua strada, che il Bastone gli indica. E’ l’unica scena in cui appare, probabilmente altre scene sono state tagliate dal film perché più avanti (alla riunione dei sacerdoti del Komo) Somà dirà che Nyanankoro ha tolto a Bafing il bastone ed è quindi molto potente e pericoloso.
(continua)

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