giovedì 24 marzo 2011

Olmi alla Edison ( I )

- Michelino prima B (1956) Regia di Ermanno Olmi. Scritto da Goffredo Parise ed Ermanno Olmi.
fotografia (col.): Carlo Bellero, Carlo Pozzi; operatori.: Adriano Bernacchi, Franco Polli, Aldo Ricci, Montalbano; ass. macch.: Alberto Soffientini; musiche originali.: Pier Emilio Bassi; orch. e dir. m.: Aniello Costabile (le parole della canzone Madonna del mare sono di Santo Negroni); mo.: Lilli Scarpa, Giampiero Viola; a. r.: Walter Locatelli; dir. prod.: Ugo Franchini; segr. prod.: Lamberto Caimi; isp. prod.: Attilio Torricelli; prod.: Sezione Cinema Edisonvolta; o.: Italia (1956). Interpreti e personaggi: Sandro Beretta (Michelino), Stefano Paroletti (Stefano), Giovanni Pandocchi (Giovannino) e tutti gli scolari delle scuole professionali di Voghera e Pavia. Durata.: 42 minuti.
- Il pensionato (1958). regia di Ermanno Olmi. Scritto da Walter Locatelli ed Ermanno Olmi; op. (b/n): Paolo Arisi Rota; a. op.: Lamberto Caimi; mo.: Giampiero Viola; fo.: Attilio Torricelli; a.r.: Walter Locatelli; dir. prod.: Ugo Franchini; org.: Alberto Soffientini; prod.: Sezione Cinema Edisonvolta; o.: Italia (1958); rip.: Milano; interpreti e personaggi: Piero Faconti (Giuseppe Bonfanti), Mary Valente (sua moglie). Durata.: 10 minuti

Ermanno Olmi girò i suoi primi film come dipendente della ditta in cui lavorava, la Edison: può sembrare strano, visto da oggi, ma non lo era allora. Documentare la propria attività attraverso dei piccoli film, ad uso interno o da mostrare ai clienti, era molto utile; non c’era ancora la televisione, oltretutto. Erano gli anni ’50, e Olmi era molto giovane: di cinema ne sapeva poco o niente, ma la Edison gli diede fiducia e la possibilità di fare qualcosa di personale.
Come racconta Olmi stesso, andò a finire che uno dei suoi film ebbe grande successo, fu proiettato alla Rai e fece il giro dei festival internazionali sui documentari, ricevendo premi e attestati e portando prestigio alla ditta stessa, i cui dirigenti rimasero felicemente sorpresi e anche un po’ imbarazzati da quell’exploit. Poi, all’inizio degli anni ’60, ci fu la nazionalizzazione dell’industria elettrica, la Edison cessò di esistere come tale (in seguito, si fuse con la Montecatini diventando Montedison), ed è tornata ad esistere come entità indipendente solo da pochi anni, in seguito alla privatizzazione dell’Enel e alla liberalizzazione del mercato dell’elettricità.
La carriera di Olmi invece proseguì con i risultati che sappiamo; a un certo punto la Edison si tirò indietro, non perché non apprezzasse il lavoro di Olmi, ma perché Olmi aveva iniziato a fare vero cinema, con storie autonome, che non riguardavano più la ditta e il suo lavoro. Come poi fecero anche Herzog e Wenders, Olmi fondò una sua società di produzione: cosa che gli permise di essere indipendente e di realizzare i film che voleva nel modo migliore.
Alcuni dei film realizzati per la Edison sono stati di recente ristampati su dvd dalla Feltrinelli, che li ha abbinati a un libro dove ci sono due interviste molto interessanti con Ermanno Olmi, la filmografia completa, e altri interventi. Da quel libro e da quel dvd ho preso le immagini e le frasi di Olmi che riporto in questi post.
Comincio dai due film che potrebbero apparire più vecchi, sorpassati, di propaganda: e certo lo sono, ma il guardarli mi ha mosso molti pensieri che cercherò qui di riassumere.
Questo, quello degli anni ’50, è un mondo anche per me familiare. Io non c’ero, e non ero ancora nemmeno in programma; ma mio padre era del ’26, aveva più o meno l’età degli operai giovani che si vedono in questi film di Olmi, e faceva lo stesso mestiere. Purtroppo per lui, non in una ditta come la Edison, dove avrebbe sicuramente avuto più soddisfazioni.
Ma quest’ambiente, queste facce, questi gesti, questi attrezzi di lavoro, li avrei incontrati dopo, da bambino, negli anni ’60 e ancora per molti anni dopo. Ancora pochi anni fa, andando dal meccanico di fiducia per un banale controllo delle emissioni (basta inserire il tubo nello scarico dell’automobile, e poi fa tutto la macchinetta, da sola), lo avevo trovato intento a lavorare alla morsa, con una lima in mano, come si vede fare in questi film. Mi aveva detto: «Lo vedi? Io sono rimasto uno degli ultimi a fare questi lavori.» Ed era vero: nessun meccanico, oggi, si metterebbe mai alla morsa per sistemare un pezzo, o per rifarlo uguale; ma questo, il saper lavorare di lima e al tornio che era l’orgoglio di ogni meccanico, oggi non interessa più a nessuno. Ed è ovvio, quasi inutile dirlo, che con i pezzi comperati già fatti si fa meno fatica e si fa prima; così ovvio che è diventato molto fastidioso sentirselo ripetere ogni volta mi capita di affrontare questi discorsi. E’ altrettanto ovvio constatare che le automobili di oggi hanno sempre meno bisogno di questi interventi; e anche questa è sicuramente un’ottima cosa.
Ma, a questo punto, bisognerà pur cominciare a dire che i meccanici di una volta, quelli che ci mostra Olmi in questi documentari degli anni ’50, avevano in mano un mestiere che era molto vicino all’arte, un sapere di cui essere orgogliosi, da tramandare, come se fossero dei maestri di bottega del Rinascimento. Il lavoro manuale è quello che permette a una persona di crescere, di avere stima in se stesso e anche fiducia nel futuro; tutte cose che sono venute a mancare in questi ultimi anni. Oggi non ci sono quasi più posti di lavoro che consentono di avere un orgoglio professionale, di sentirsi almeno un po’ contenti di quello che si fa; abbondano invece i posti di lavoro meno specializzati, e se chiude una fabbrica (dove lavoravano geometri, ingegneri, periti meccanici ed elettronici, tornitori, fresatori...) oggi su quel luogo si apre un supermercato: attività rispettabile, ma che non ha bisogno di manodopera qualificata. Più in là del centro commerciale, anche in Lombardia, anche in Veneto, anche in Piemonte, non si riesce ad andare.
Paragonare tutto questo, l’attenzione al personale e alla sua formazione che vediamo nei film della Edison realizzati con Olmi, con il mondo del lavoro così come è oggi, per esempio con la Fiat di Marchionne, è davvero deprimente. Tutto questo mondo, il mondo descritto da Olmi in questi film, è durato fino a ieri, fino a non molto tempo fa: ancora negli anni ’90 i corsi di formazione (corsi veri, non finte impalcature per ricevere le sovvenzioni governative) erano tenuti in ditta, sul posto di lavoro; un dipendente (posto fisso) era un investimento per l’azienda, la certezza di non avere problemi in fase di produzione e di assistenza. Tutto questo è andato dapprima ad affievolirsi, per poi sparire quasi completamente con la nefasta ideologia del lavoro precario, delle agenzie di lavoro temporaneo. Si può “affittare” un tecnico esperto, se non c’è una scuola aziendale che lo prepari veramente?
Come funzionavano queste scuole, è mostrato da Olmi nel film più lungo tra quelli presenti sul dvd: “Michelino 1a B”, scritto con Goffredo Parise: che non è certamente il migliore e che ha molti momenti di stanchezza, soprattutto per via del commento (sicuramente imposto dalla ditta) un po’ troppo propagandistico. Si tratta della storia di un bambino meridionale (si direbbe della costiera amalfitana, ma non conosco i posti) che viene mandato alla scuola Edison di Milano, convitto compreso; una storia facilmente prevedibile, che serve però per illustrare le attività della scuola. Sono proprio i momenti nella scuola quelli più interessanti, nonostante il tempo che è passato, perché mostrano un reale piacere nel proprio lavoro, cosa impensabile e che può far ridere apertamente chi vede oggi il film, eppure era davvero così, e devo confessare che a me dispiace molto – soprattutto ripensando a mio padre, che lavorava come meccanico nella manutenzione, o a mio zio, maestro muratore e piastrellista precisissimo – di avere una manualità così scarsa. Molto belle, invece, le riprese sul mare, nel paese da dove proviene il bambino protagonista del film: i colori spettacolari delle pellicole Ferrania, molto pieni e subito riconoscibili, danno al tutto un aspetto vagamente irreale, da cartolina, che a me non dispiace affatto.
Ho trovato invece divertente invece il brevissimo “Il pensionato”, che racconta la storia del meccanico esperto che, lasciato a casa per anzianità, si mette ad aiutare due giovani nella loro tipografia. Non so quanto possa arrivare, di questo mio divertimento, a chi non è milanese e a chi non ha conosciuto questo tipo di persone, un tempo molto frequenti: ma è lo stesso divertimento che si prova a leggere Gadda, una realtà più vera del vero e un inizio di quello che sarà il vero cinema di Ermanno Olmi, che su questi piccoli e affettuosi ritratti di gente comune costruirà i suoi capolavori successivi.
(continua)

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