mercoledì 18 dicembre 2019

Anima persa


 
Anima persa (1977) Regia di Dino Risi. Soggetto di Giovanni Arpino. Sceneggiatura di Dino Risi e Bernardino Zapponi. Fotografia di Tonino Delli Colli. Musiche di Francis Lai. Interpreti: Vittorio Gassman, Catherine Deneuve, Danilo Mattei, Anicée Alvina, Ester Carloni, Michele Capnist, Gino Cavalieri. Durata: 1h40'

"Anima persa", tratto da un romanzo di Giovanni Arpino, racconta di un ragazzo (Danilo Mattei) che si trasferisce a Venezia per seguire la scuola d'Arte; è di famiglia ricca e va ad abitare dallo zio in un grande palazzo pieno di affreschi e con una enorme biblioteca. Lo zio, un ingegnere (Vittorio Gassman) ha una moglie giovane e bella (Catherine Deneuve) e si dimostra molto ospitale e perfino affettuoso, ma nel palazzo c'è qualcosa che non va. Rumori strani, grida: a un certo punto dicono al ragazzo che si tratta del fratello dello zio, che ha problemi mentali e che non si vuol far ricoverare in manicomio. Sarà proprio così?
Raccontato in questo modo, ridotto ai minimi termini, sembrerebbe la trama perfetta per un film dell'orrore: ma così non è. Non lo è prima di tutto per la bellezza delle immagini: siamo a Venezia, ed è una Venezia magica e splendida, fotografata da un maestro delle luci come Tonino Delli Colli. Non è un horror perché il soggetto tocca altri temi, più profondi; ma va anche detto che non è un film ben riuscito e che ha molti difetti. Ed è un peccato, perché si poteva fare di più e Dino Risi avrebbe avuto i mezzi per riuscirci.

 
"Anima persa" è in bilico tra capolavoro e fetecchia, e i due aspetti sono così ben mescolati e amalgamati che diventa difficile separarli. Ci sono tutti i difetti di Risi e anche tutti i difetti di Arpino, soprattutto una certa superficialità spacciata per profondità o per verità, come le battute sull'Ulysses di Joyce o i luoghi comuni stucchevoli su chi studia entomologia, davvero pessimi e degni di Fantozzi o di Pierino. La confezione è splendida, Venezia meravigliosa e oscura fotografata da un Tonino Delli Colli in gran forma, interni e palazzi sontuosi e cadenti, un teatro in disuso, costumi, scale, maschere, tutto magnifico; ma alla fine qualcosa non torna.

 
Il soggetto è interessante (il tema del doppio, Jekyll e Hyde) ma il finale è da filmetto, un Dario Argento o poco di più, ed è davvero un peccato ("Che fine ha fatto Baby Jane", e cosette così).
Vittorio Gassman ne è il protagonista perfetto: anche lui porta qui tutti i suoi difetti e le sue qualità, è severo e gigione, sembra profondo ma è in realtà molto superficiale. Anche qui, si poteva fare di meglio e Gassman avrebbe certamente potuto rendere meglio il personaggio. Stesso discorso per Catherine Deneuve, che ripete (molto bene, va detto) il suo personaggio di tanti film. Dietro il loro matrimonio c'è una storia di pedofilia, la giovinezza e l'innocenza dell'infanzia che non si possono conservare: il tema è importante, la realizzazione è da filmetto di terza visione, una moneta falsa. Si evocano dei e demoni, sullo sfondo c'è il tema della malattia mentale, e sono temi che colpiscono ma anche qui, a un certo punto, viene da dire un "mah". Danilo Mattei (il ragazzo protagonista) appare incolore, poco espressivo; bravina invece Anicée Alvina, sia pur doppiata come improbabile veneziana (questa del doppiaggio in un veneziano caricaturale è un'altra palla al piede del film). La Alvina ebbe momenti di grande successo grazie a un film con Robbe Grillet, "Spostamenti progressivi del piacere"; nel mio ricordo, avendo visto "Anima persa" un'unica volta quando era uscito nei cinema, al loro posto avevo messo Agostina Belli e Alessandro Momo (la scena della scuola di nudo), che invece sono in altri film di quel periodo.
 
Alcune battute del personaggio di Gassman meritano attenzione; è "un triestino asburgico di madre lingua tedesca", ma il clima che crea in casa è degno del peggior stile fantozziano, con letture collettive e obbligate di Hölderlin, una biblioteca enorme che sgomenta (dovrà mica leggerli tutti??), i recitativi di Bach "che non si possono interrompere" (per chi non lo sapesse si tratta del Vangelo: che sia in tedesco mi pare secondario, le "Passioni" di Bach sono una meraviglia da conoscere). Qui Dino Risi dà il suo peggio, tanto valeva chiamare direttamente Paolo Villaggio, che del resto con Gassman lavorava abitualmente in quel periodo. Pesanti e fastidiosi anche i luoghi comuni sull'entomologia e sulle scienze naturali, anch'essi parte di una subcultura caciarona che non si riesce a sradicare: se non ci fossero stati gli entomologi non sapremmo da dove viene la malaria, tanto per fare un esempio, e se non ci fossero stati i "pallosi" scienziati che studiano sui vetrini da laboratorio non avremmo gli antibiotici e moriremmo ancora di difterite e di tbc, ma vallo a spiegare a questa gente. Risi, Arpino e Gassman qui propagano e nutrono la stupidità, spiace dirlo ma è così. Questi grossi difetti sono di Arpino o di Risi, o magari di Zapponi che firma con loro la sceneggiatura? Non lo saprò mai, perché ho letto Arpino a suo tempo (compresi i litigi con Gianni Brera) ma non ho nessuna voglia di tornarci sopra. Ho ben presente anche Risi e Gassman nel "Sorpasso": le stesse battute stupide, la stessa superficialità e grossolanità. La normalità sarebbe dunque andare in spider suonando il clacson sull'Aurelia, secondo lo psichiatra Risi...meno male che ha rinunciato a fare lo psichiatra, viene da dire. Subcultura, grossolanità, superficialità e volgarità da leghisti ante litteram: è questo il difetto principale di Risi e di altri registi e attori della "commedia all'italiana" di quegli anni, e spiace ripeterlo ma bisognerà pur dirlo ogni tanto, altrimenti le nuove generazioni penseranno che eravamo davvero tutti così. Ammiro molto Dino Risi e non mi sono mai perso un suo film, ma l'assecondare i difetti del pubblico è stata la sua tara principale, per fortuna con molte felici eccezioni ("La marcia su Roma", "Fantasma d'amore", "Una vita difficile").

 
Penosa anche la battuta su Joyce "che non deve stare vicino a Goethe" visto che "Joyce è uno dei pagliacci della letteratura e della lingua" e andrebbe messo "con Gadda e Rabelais". E poi "Goethe è apollineo", ed ecco un altro luogo comune che si aggiunge ai tanti altri del film, di quelli che fanno dubitare che siano mai andati oltre una sfogliatura veloce sia di Gadda che di Joyce che di Goethe. Apollinea la scena del sabba, nel Faust di Goethe? E Gadda, divertente ma anche tragico, che spiega "barocco è il mondo" alle accuse di essere barocco, è un pagliaccio? E Joyce, maestro di ogni genere letterario? Chi sarà qui l'autore di queste fesserie, forse Arpino o forse Gassman, che sembra davvero credere nelle scemenze che dice (e che del resto ha ripetuto anche in altre sedi) ?

 
Belle le scene all'Accademia, con il maestro della scuola di pittura che partendo da un famoso Vermeer mostra (con mascherine sulla clavicembalista del quadro) che Vermeer contiene già tutta la pittura che seguirà, incluso Burri; e prima ancora dice che il disegno è la pittura, che non si può nascondere un cattivo disegno con il colore e che il cattivo disegno salta sempre fuori.


C'è poi il discorso sui rebus (minuto 17) tra surrealismo e poesia; all'ingegner Gassman piacciono ma non gli interessa risolverli:
- A volte penso che mi piacerebbe vivere dentro un rebus...
Deneuve: - Perché, non è così? Non viviamo tutti dentro un rebus?
Restando alla Settimana Enigmistica, il pazzo davanti alla petroliera arenata grida: "Eufrasio!" e nel finale si spiega perché: è una parola panvocalica, cioè contiene tutte le vocali dell'alfabeto. Il recluso pazzo "odia il ticchettio degli orologi", e dunque il passare del tempo, l'infanzia e la giovinezza che non si possono fermare. E' il tema principale del soggetto, ma è difficile rendersene conto. (Si potrebbe dire con una battuta che negli anni '70 non esistevano ancora gli orologi digitali: il tempo corre lo stesso, anche senza ticchettio).
Toccato in maniera superficiale anche il tema della malattia mentale: "i matti conoscono la verità e la verità fa paura, per questo li tengono rinchiusi" (i matti e i bambini conoscono la verità) dice l'ingegnere mentre si passa davanti al manicomio di Venezia. Si può ricordare che Dino Risi era laureato in medicina, specializzazione psichiatria.
Poi l'ingegnere dice che le donne sono come i vegetali, citando Strindberg (Strindberg, o piuttosto uno dei suoi personaggi? ecco ancora la superficialità...): "le donne hanno odore di sedano". Si tratta di citazioni fatte a capocchia, estrapolando una riga da testi complessi e senza citare la fonte precisa, così si fa dire a un autore quello che è possibile dire e anche il suo contrario. L'ingegnere di Gassman si spinge più in là, e dice apertamente che la donna è l'anello di congiunzione tra vegetale e animale, tirando in ballo l'evoluzione: un discorso che vorrebbe essere forse misogino, ma che serve solo a fare confusione. (Detto en passant, il DNA mitocondriale esiste davvero: ma questo è un discorso molto complesso, da scienziati "pallosi e chini sui vetrini del laboratorio", e che non ha niente a che vedere con il film).

 
Altri appunti presi durante la visione: 1) Gassman accompagna il nipote all'Accademia e definisce i "capelloni" che la frequentano (un termine molto usato da noi nel dopo' 68) come "residui di un esercito in fuga", "i figli di Assalonne, ribelli al padre". 2) L'educazione severa, asburgica (o forse fascista, sottotraccia?), è un altro dei temi buttati via nel film, e ancora una volta bisogna dire che si poteva fare di più. 3) Il cognome Stolz fa pensare a Verdi, il soprano Teresa Stolz; tradotto in italiano, "stolz" significa fiero o superbo. 4) Le musiche noiose sono di Francis Lai, che fa tanto "Anonimo Veneziano"; in effetti, la superficialità è la medesima. 5) Nel corso del film si storpia malamente qualche aria d'opera (l'Arlesiana?). 6) In definitiva, di questo film mi porto dietro Anicée Alvina, come modella: la stessa cosa che avevo pensato nel '77 insomma, quando avevo provato una sincera invidia per il protagonista che aveva più o meno la mia stessa età.
 
 
(le immagini vengono dal sito www.imdb.com )
 

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