giovedì 12 novembre 2009

Parigi che dorme


PARIS QUI DORT (1923, t.l.: Parigi che dorme) Soggetto, sceneggiatura e regia: René Clair; fotografia: Maurice Desfassiaux e Paul Guichard. Interpreti: Henri Rolland (Albert), Marcel Vallée (il ladro), Albert Préjean (l'aviatore), Martinelli (lo scienziato), Pré fils (il poliziotto), Stacquet (l'industriale), Madeleine Rodrigue (la passeggera dell'aereo), Myla Seller (la figlia dello scienziato); produzione: Les Films Diamant; durata: 18’ - 35’.
LA TOUR (1928, t.l.: La torre). Regia: René Clair; aiuto-regia: Georges Lacombe; fotografia: Georges Périnal e Nicolas Roudakov. Film documentario sulla Torre Eiffel. Durata 14’


“Parigi che dorme” è un film del 1923 che sembra girato ieri. Meglio ancora: è così divertente che non si pensa più, dopo i primi tre minuti, a quanto tempo è passato; e sembrano normali anche le automobili e i vestiti d’epoca. Non capita spesso: nemmeno con i film di Clair. Alcuni dei suoi film girati anche dopo di questo, anche nel sonoro, dimostrano tutta la loro età; altri – Il Milione, Sotto i tetti di Parigi.. – sono così belli e così felici che davvero non importa più che siano in bianco e nero e un po’ pericolanti nelle immagini.

La storia è questa: il guardiano di notte della Torre Eiffel (un giovane uomo di bell’aspetto), su in cima all’ultimo piano, finisce il suo turno di lavoro e si prepara per tornare a casa. Trova Parigi inaspettatamente vuota, deserta: come è possibile? E’ vero che è mattina presto, ma Parigi è pur sempre Parigi.
Le sorprese non finiscono qui: per strada ci sono sì delle persone, ma ferme, bloccate in un loro gesto, come dei manichini. C’è perfino un ladro con un poliziotto, lì fermi, all’angolo della strada!
L’uomo non sa più come raccapezzarsi. Che fare, cosa pensare? Ma ecco che passa un’automobile con delle persone a bordo: non è dunque l’unico superstite! Li insegue con un’altra automobile (spostando l’autista, anche lui immobile), e li raggiunge. Ecco la spiegazione: queste persone sono giunte in aereo, non erano a Parigi nella notte e sono atterrati solo alla mattina presto; se è successo qualcosa, deve essere stato solo a livello terra.

Il mistero prosegue e verrà risolto solo più avanti, ma per ora il gruppetto (il nostro custode, un riccone, una ragazza, un aviatore, un ladro famoso e il poliziotto che lo ha arrestato) è da considerarsi come i soli esseri umani superstiti. Dopo aver girovagato per la città, con molte sorprese (il riccone trova la moglie con l’amante!), la prima decisione è quella di mettersi al sicuro: in alto sulla Torre, per evitare che l’evento – qualsiasi cosa sia stato – si ripeta.
Per un po’ tutto funziona bene, ma poi i maschi si rendono conto che la ragazza è l’unica donna rimasta sulla terra. Qui nascono liti e discussioni, sta per succedere il peggio quando la radio comincia a funzionare: è una richiesta d’aiuto!
I nostri eroi si dimenticano delle loro liti e scendono di corsa fino al luogo da dove proviene il messaggio: è la figlia dello scienziato pazzo, rinchiusa in cantina dal padre, al salvo dalla terribile radiazione ma prigioniera. Lo scienziato si rivelerà solo un po’ sbadato, rimedierà presto al pasticcio (riempie la lavagna di calcoli, aziona una leva, et voilà) e tutto tornerà come prima – solo un po’ più veloce, magari c’è qualcosa ancora da sistemare...

E’ evidente che la trama è solo un pretesto: un pretesto per mettere in scena dei personaggi divertenti (tutti gli attori sono molto piacevoli), e soprattutto un pretesto per girare un film sulla Tour Eiffel, con scene molto spettacolari e molto buffe. Non mancano le gags, come il pranzo al ristorante dove i camerieri e i clienti sono fermi e immobili; e tutte le situazioni sono ben risolte, con grande felicità inventiva. In più, René Clair riesce, senza parere, con la sua consueta levità (la “leggerezza” di cui parlerà Italo Calvino nelle “Lezioni americane”), a toccare anche temi importanti e ancora attuali.
Sulla durata del film ho trovato indicazioni molto discordanti, penso che un’edizione critica sia ancora lontana: si varia dai 18 minuti (l’edizione che ho visto io) ai 35, e sul “Castoro Cinema” di Giovanna Grignaffini c’è scritto addirittura 61 minuti.
Clair qui è molto giovane, è nato nel 1898 e ha solo 25 anni: mette insieme una bella compagnia di amici e ne ricava un film matto e cordiale, da non perdere (richiede solo un po’ di pazienza nelle primissime scene). E’ il suo primo vero film da regista, dopo alcuni film come attore: nelle sue memorie Clair dice di essersi avvicinato al cinema “per le ragazze”, e di aver continuato perchè si era trovato bene; c’è molto divertimento anche in questo ricordo, e per quanto mi riguarda non ho nessuna difficoltà a credergli.
Il titolo originale doveva essere “Le rayon magique”, un soggetto scritto dallo stesso Clair; la radiazione magica la vediamo all’opera, anche con disegni illustrativi, ma direi che “Parigi che dorme” è molto più bello.
In “Zazie nel metrò” di Louis Malle, girato nel 1960, Philippe Noiret fa acrobazie sulla Torre. Prendendosi una libertà rispetto al romanzo di Queneau (dove il personaggio di Noiret soffre di vertigini) Malle fa una citazione esplicita, proprio di “Parigi che dorme”: un omaggio al grande maestro.

Qualche anno dopo, nel 1928, uscirà nei cinema un altro film di René Clair dedicato alla Tour Eiffel: un film breve, un “rullo” come si diceva allora, senza personaggi e con la Torre e Parigi uniche protagoniste.
“La Tour” è proprio un documentario, uno di quelli belli. Comincia con la storia della Torre, la fotografia di Gustav Eiffel, le fasi della costruzione; poi è un profluvio di immagini e di panorami, meccanismi, ascensori, tutti girati da maestro e con ottimo gusto. Non c’è molto da aggiungere, è un film breve, da vedere: con l’ovvia avvertenza che è un film girato ottant’anni fa (mi sembrava superfluo dirlo, ma poi ho pensato che alle volte si danno troppe cose per scontate...).
PS: Molte di queste immagini le ho prese da un sito “a cinque stelle” che si chiama http://24liespersecond.blogspot.com/ . Ve lo consiglio caldamente.



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